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Quelli che...aspettano le conferme


L’investimento (ma anche il trading) sono universalmente riconosciute come attività a rischio. Infatti tutti coloro che hanno un minimo di conoscenza o di esperienza (non necessariamente le due cose coincidono) di mercati finanziari sanno che investire e speculare significa scommettere sul fatto che il valore di un’attività finanziaria cresca nel tempo, ma sanno anche che questo valore potrebbe anche diminuire. Qui termina il sapere più diffuso, poiché quando si tratta di fare il passo successivo, cioè di comprendere non tanto perché il valore dei titoli sia sceso, quanto piuttosto i motivi che hanno portato ad una scelta sbagliata,molte persone si confondono le idee. In effetti a volte cadono in confusione anche gli addetti ai lavori. Infatti l’andamento sfavorevole di un investimento può dipendere, fondamentalmente, da due fattori:

-          Una deduzione effettivamente sbagliata sul valore intrinseco di un titolo finanziario. In altre parole noi pensiamo che ciò che oggi vale, ad esempio, 100, in realtà ne valga 110 o 120 e dunque siamo fiduciosi nel fatto che in un futuro più o meno prossimo il mercato si accorga del suo “errore” e faccia salire il prezzo del titolo.

-          Un mancato rispetto, da parte del mercato, del valore intrinseco del titolo. Vale a dire che il mercato, per un periodo di tempo che può essere breve o anche lungo, “sbaglia” sistematicamente nell’esprimere il valore del titolo. Quindi, più semplicemente, noi abbiamo ragione nel valutare il valore del titolo e dunque il mercato “sbaglia”. Ma, poiché il valore del titolo è espresso dai prezzi di mercato, giusti o sbagliati che siano, noi perdiamo soldi anche avendo ragione!

Il  virgolettato che noi abbiamo aggiunto al termine ragione dovrebbe far intuire al lettore ciò che stiamo per dire. E cioè che in finanza è difficile stabilire se i prezzi di mercato siano quelli giusti. Anzi, si ha la sensazione storicamente crescente, sempre più avvalorata anche dagli studi degli economisti, che i mercati finanziari solo temporaneamente possono esprimere il vero valore di un’attività finanziaria, a causa di una serie di problemi che si possono riassumere così:

-          i mercati sono prima di tutto luoghi di scambio e solo incidentalmente luoghi di valutazione. Pertanto quelli che vi si formano non sono necessariamente i prezzi “giusti”, ma semplicemente i prezzi che trovano la più ampia convergenza di vedute. Questo però significa che…

-          …il prezzo di un’attività finanziaria è fortemente influenzato dalle condizioni che affliggono gli scambi nel momento in cui esso si forma. Pertanto, in periodi di diffuso ottimismo i prezzi tendono a essere particolarmente generosi anche per le società o le attività di qualità inferiore. In maniera diametralmente opposta, nei periodi di diffuso pessimismo i prezzi tendono a penalizzare anche le migliori aziende e i migliori emittenti. Inoltre, in certi momenti l’attenzione degli operatori si fissa sul prezzo, nel senso che si preferisce non eseguire o eseguire parzialmente l’operazione se il prezzo non è conveniente. In altri momenti, invece, l’attenzione degli operatori si concentra quasi esclusivamente sull’esecuzione dell’operazione (in altre parole c’è più fretta di scambiare titoli), pertanto una variazione di prezzo più abbondante viene accettata facilmente.

-          Gli stessi fondamentali, cioè le grandezze macroeconomiche ed aziendali non sempre sono quelle “giuste”. In altre parole lo stesso ciclo economico può essere visto come una sorta di lungo ciclo degli errori, per eccesso o per difetto, che imprenditori, banchieri, economisti e i ministri i dicasteri economici commettono ora in un senso, ora nell’altro. Molte aziende storicamente sono fallite per aver ecceduto negli investimenti nei momenti di euforia. Ma questo, a volte, ha prodotto inizialmente una forte crescita del valore del loro titolo in borsa, perché nei momenti di euforia piacciono particolarmente gli imprenditori coraggiosi.

Questi sono solo gli elementi più importanti di tutto il nostro ragionamento. Ma dovrebbero essere sufficienti per far riflettere coloro che investono sistematicamente in ritardo perché attendono le cosiddette conferme, vale a dire attendono che un titolo veda crescere nettamente il suo valore prima di acquistarlo. Quasi sempre questo tipo di atteggiamento peggiora il risultato finale invece che migliorarlo. Il motivo principale è che i rialzi di prezzo spesso non sono particolarmente lunghi. Pertanto, dal punto di vista statistico, spesso il movimento che si attende per conferma rappresenta la parte migliore del rialzo effettivamente percorribile da quel titolo. Ma il problema di fondo è ben più serio ed è rappresentato dall’esigenza, che in finanza spesso rappresenta un’illusione, di avere o desumere informazioni che in realtà si renderanno disponibili solo a mano a mano che il tempo passerà ed il titolo vedrà il suo valore crescente diminuire. Su quale società verrà lanciata la prossima Opa? La risposta può darla solo il mercato. Quanto può apprezzarsi il settore bancario? Dipende dal valore sul quale via via si accorderanno compratori e venditori. Da  tempo scriviamo che è ancora troppo diffusa l’opinione che i soldi si guadagnino esclusivamente solo se si è in grado di prevedere il futuro. Certamente  certi scenari sono più probabili di altri, ma l’investimento ed il trading  dipendono più da ciò che si fa dopo aver acquistato l’attività finanziaria, piuttosto che dal tempo che si attende prima di acquistarla. L’ingresso graduale ma tempestivo in un mercato, piuttosto che l’applicazione degli stop loss sono i due sistemi primari per lasciar correre i profitti e tagliare le perdite. Da  più di un secolo si scrive e si condivide che questa sia l’unica formula vincente in finanza che prevedere il futuro e che certamente può aiutare, ma non è strettamente necessaria. Anche perché un investimento fatto nel momento giusto in seguito all’intuizione giusta può in seguito dover essere abbandonato a causa di un deterioramento della situazione. In altre parole, non basterebbe comunque prevedere il futuro una sola volta, ma occorrerebbe essere capaci di prevederlo di giorno in giorno. Inoltre, anche se si avesse azzeccato la previsione, non sarebbe affatto certo che il mercato muova il prezzo nella direzione e nella misura voluta, per tutti i motivi che abbiamo spiegato.

Dunque il comportamento vincente, in finanza come in tutti gli ambiti competitivi, è l’adattamento, della propria mente e del proprio investimento. Chi non è capace di compierlo rischia di perdere anche partendo da un’intuizione corretta. È ovvio che la capacità di adattamento cresce con l’esperienza, ma ciò è inevitabile in un ambito come la finanza il quale è capace di commettere errori davvero in grande stile!

 



E' il fondatore di Ricerca Finanza. Classe 1967, laureato in Economia e Commercio all'Università Cattolica di Milano, nel 2003, ha fondato Ricerca Finanza, per portare al mercato finanziario italiano un metodo ed una competenza nuovi, affidabili ed accessibili. E' socio ordinario S.I.A.T. (Società Italiana di Analisi Tecnica), per la quale ha svolto e svolge prestigiosi incarichi e dell'.A.I.F. (Associazione Italiana Formatori).


 



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Inside Markets n.21 - Gennaio 2012

Editoriale

Per quanto riguarda il mercato IDEM, ospitiamo in questo numero l'articolo di Massimo Intropido, il quale descrive come spesso, quando si devono prendere decisioni di investimento, si tende ad attendere che i fatti confermino le nostre convinzioni.....continua


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