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Relazioni imperfette tra valute e materie prime


I legami tra valute e materie prime sono assai complessi e fanno contemporaneamente riferimento alle variabili macroeconomiche delle nazioni e ai rapporti di forza tra le varie divise. La domanda di una determinata materia prima da parte di un Paese o, al contrario, un’economia fortemente legata alle esportazioni di una certa commodity possono creare un legame tra una valuta e una materia prima. In certi casi può essere la natura intima degli scambi di una certa commodity a incoraggiare un legame: il dollaro, per esempio, essendo la valuta in cui vengono scambiate la maggior parte delle materie prime ha con il mondo delle commodity un legame del tutto particolare.

Un classico esempio del legame tra valute e materie prime è quello del Canada e del Giappone da un lato e del petrolio dall’altro. Il Canada è soltanto la quindicesima economia del mondo in termini di Prodotto interno lordo, ma è il sesto produttore mondiale di petrolio, in passato ha persino superato nelle esportazioni di greggio verso gli Stati Uniti l’Arabia Saudita. Questo significa che l’economia canadese è fortemente legata al petrolio e che dunque le oscillazioni dei prezzi del greggio sui mercati internazionali possono influenzare l’andamento del dollaro canadese. Il legame tra l’economia canadese e i prezzi del greggio risalta da una stretta correlazione inversa tra prezzi del greggio e andamento della coppia USD/CAD. Se il petrolio si apprezza, il dollaro canadese si rivaluta sul dollaro USA.

Una relazione opposta è quella instauratasi tra i prezzi del greggio e la valuta giapponese (yen). Essendo il Giappone un importatore storico di materie prime - nel caso del petrolio è il quarto importatore del mondo - un rincaro delle commodity e del petrolio può danneggiare la sua economia e deprimere la sua valuta. Il rapporto inverso tra la coppia JPY/USD e l’andamento del future sul Brent conferma che all’aumentare dei prezzi del greggio lo yen tende a svalutarsi sul dollaro americano.

Un discorso simile vale anche per l’oro e per il forte legame che il metallo prezioso ha con il dollaro australiano. L’Australia è tra i primi tre produttori mondiali di oro e le variazioni nei prezzi di questa commodity sono in rapporto diretto con la valuta australiana che tende ad apprezzarsi sul dollaro in caso di rivalutazione dell’oro e a perdere valore in caso di deprezzamento del metallo prezioso.

Per tutte le materie prime rimane comunque fondamentale il rapporto con il dollaro USA che è la valuta in cui vengono scambiati il petrolio, l’oro e la maggior parte delle altre commodity. Il dollaro americano tende dunque ad avere un rapporto inverso con le materie prime e in particolare con l’oro e il petrolio. La ragione di questo è stata individuata nel fatto che, se la valuta USA si deprezza, a un paese importatore serviranno più dollari per comprare la stessa quantità di greggio e dunque i prezzi del petrolio saliranno. Un’analisi dell’andamento della coppia EUR/USD a confronto con l’indice generale delle materie prime CRB Commodity conferma una certa corrispondenza fra i due grafici: questo significa che all’apprezzarsi delle materie prime il dollaro tende a deprezzarsi sull’euro e viceversa. I rapporti tra l’andamento dei prezzi delle commodity e l’andamento del dollaro sono, però, influenzati da un’ampia gamma di fattori (dalle politiche commerciali dei vari paesi alle politiche monetarie delle singole banche centrali), quindi un legame troppo stretto fra dollaro USA e commodity sarà sempre da ponderare con attenzione.

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Ultimo aggiornamento:  20 Settembre 2012 - 14:26


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