La moneta regina resiste alla crisi


Ancora oggi il biglietto verde appare sovrano sui mercati globali. L’oro e il petrolio scambiati quotidianamente a Londra e a New York sono contrattati nella moneta di Washington. Delle coppie di valute più scambiate sul Forex a livello globale le prime 8 currency pair comprendono il dollaro. L’ultimo report triennale della Banca dei regolamenti internazionali (Bis) conferma che a fine 2010 l’85,5% degli scambi internazionali quotidiani in valuta coinvolgeva il dollaro (ma era già l’83% nel 2007).

Il dollaro è anche il perno di un complicato sistema di equilibri geopolitici. La sua importanza ne fa la valuta più importante nelle riserve delle banche centrali. Il gigantesco debito USA, contemporaneamente, rende il dollaro strategico per gran parte del mondo. In ordine i primi detentori del debito statunitense sono la Cina (a novembre del 2011 con 1.322 miliardi di titoli), il Giappone (1.038 miliardi di dollari), la Gran Bretagna (429,4 miliardi di dollari).

Quando la crisi dei mutui subprime ha spinto gli States a tagliare i tassi d’interesse a zero e a stampare fiumi di moneta, la Cina ha risposto con massicci acquisti di titoli del debito USA. Un crollo della valuta di Washington avrebbe danneggiato gravemente le riserve della sua banca centrale e le sue esportazioni nel suo mercato di sbocco privilegiato, gli States appunto. Un dollaro debole capace di rendere più competitive le merci statunitensi avrebbe anche potuto danneggiare la competitività delle merci cinesi su altri mercati, rafforzando un competitor.

Il ministro del Tesoro Timothy Geithner ha accusato diverse volte Beijing di tenere artificiosamente basso lo yuan per incoraggiare le proprie esportazioni. Di risposta Pechino ha accusato Washington di svalutazioni competitive del dollaro con tassi prossimi allo zero. E’ stata la cosiddetta guerra delle valute che ha visto la Fed mantenere da tempo una politica monetaria fortemente espansiva mentre la Cina con l’acquisto di titoli del debito americano cercava di contrastare un deprezzamento eccessivo del biglietto verde. Più che una battaglia del Pacifico è però una partita di carte fra soci. Quando gli stati europei hanno chiesto investimenti cinesi nei propri titoli del debito sovrano la risposta è stata picche. In più casi infatti indiscrezioni su interventi di investitori cinesi nel debito delle nazioni europee in crisi sono state smentite poi dai fatti.

Gli scossoni dell’economia americana con il suo debito incontrollabile non sono però da sottovalutare nel lungo periodo: il cambio Eur/Usd nei primi 8 anni del nuovo millennio è passato da 0,82 ai record del luglio del 2008 a quota 1,60. Il ritorno della moneta unica sugli attuali 1,3 dollari è stato sicuramente incoraggiato dallo scoppio della crisi del debito sovrano dell’Europa periferica e potrebbe anche portare a deprezzamenti ulteriori dell'euro, tuttavia il saldo del decennio rimane ancora assai positivo.

La “geopolitica del dollaro” coinvolge, però, anche il Medioriente. L’Iran ha suggerito più volte di contrattare il petrolio anche in euro, ma il patto d’acciaio tra Arabia Saudita e Stati Uniti (un patto che ha resistito alla crisi petrolifera) ha disinnescato questa mina. Adesso addirittura l’Europa annuncia un embargo al petrolio iraniano: un’altra ironia del destino, visto che proprio l’Iran aveva proposto una contrattazione del petrolio in euro che sicuramente a Washington non sarebbe piaciuta.

L'altra grande minaccia per il dollaro è infine provenuta dall’ipotesi di un’ideale supermoneta composta di dollaro, euro, yen, sterlina e yuan. L'aveva caldeggiata anche la Cina nei momenti di maggiore preoccupazione per le oscillazioni della valuta nella quale ha fatto gran parte dei propri investimenti. In pratica si sarebbe trattato dei diritti speciali di prelievo dell’Fmi con in più la valuta cinese. Sarebbe stato una sorta di parallelo valutario dell’allargamento della sede decisionale in ambito economico e finanziario dal G8 al G20, ossia un passo avanti verso un sistema mondiale multipolare. La proposta, che pure aveva affascinato diversi osservatori e attori istituzionali in pratica è finita nel freezer. Nel 2012 tutto comincia e finisce ancora con il dollaro.

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Ultimo aggiornamento:  1 Febbraio 2012 - 13:15
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