Problemi opposti a cavallo di due oceani


La Cina è un’eccezione. Un po’ per tutti in realtà, ma soprattutto per gli Stati Uniti. Un’analisi dell’evoluzione dei cambi tra i paesi del cosiddetto Bric (Brasile, Russia, India e Cina) rivela, infatti, che il rapporto tra lo yuan e il dollaro racconta una storia totalmente diversa da quella delle altre valute dei paesi Bric ed il biglietto verde.

Se si guarda il cambio fra il dollaro e la Rupia Indiana si nota che dallo scorso agosto a dicembre il dollaro si è apprezzato gradualmente e che fra l’inizio di quest’anno e oggi si è verificato un ripiegamento. Una traiettoria simile seguono anche il real brasiliano e il rublo russo che però hanno cominciato a perdere colpi già a ottobre, segnando una flessione dall’inizio di quest’anno del tutto parallela a quello della Rupia. Il grafico USD/CNY (dollaro/yuan) al contrario rivela un costante deprezzamento del dollaro rispetto allo yuan dal settembre del 2010.

Quello Usd/Cyn è ovviamente un rapporto basilare per le relazioni sulle due sponde del Pacifico: la Cina lo tiene basso da tempo con montagne di titoli del debito USA, ma nell’ultimo anno un graduale apprezzamento dello yuan è innegabile. Tra il 2008 e il settembre del 2010 il cambio era stato uguale o superiore a 6,8 yuan per dollaro, ma dopo ha cominciato a scendere fino agli attuali 6,33: qualcosa nell’ultimo anno e mezzo è sicuramente è cambiato.

Ha pesato la forte politica espansiva degli Stati Uniti con la Fed che ha quasi azzerato i tassi. Un ruolo altrettanto importante è stato però giocato dalla bilancia dei pagamenti della Cina. L’avanzo della bilancia commerciale cinese nel 2011 è sceso del 14-15% a quota 155,1 miliardi di dollari dai circa 183 miliardi del 2010. Caute aperture sono venute dal sistema finanziario cinese e diversi tentativi sono stati intrapresi per frenare l’inflazione. Da ricordare anche i graduali incrementi dei requisiti minimi di capitale delle banche cinesi per puntellare un sistema finanziario ancora poco strutturato.

Se a Occidente degli Stati Uniti cresce un gigante, sulla sponda europea dell’Atlantico invece la crisi del debito crea problemi opposti. L’euro è un rivale naturale del dollaro, ma un suo apprezzamento in tempo di crisi può giovare alle esportazioni USA e favorire un bilanciamento dei mercati. Al contrario la forte crisi della moneta unica dovuta ai problemi del debito sovrano ha trasformato nuovamente il dollaro in moneta rifugio. Il cambio Eur/Usd racconta bene questa situazione. A giugno del 2010 il cambio aveva toccato un minimo a 1,18, un massimo a quota 1,494 era stato poi raggiunto lo scorso maggio quindi deprezzamenti relativamente cauti dell’euro sul dollaro sono stati seguiti da affondi decisi dalla fine di agosto (quando è stata messa in dubbio per la prima volta l’AAA della Francia) fino ai recenti minimi a quota 1,26 di metà gennaio dai quali abbiamo assistito ad un timido recupero della valuta unica.

L’incertezza sull’evoluzione della crisi europea non spaventa più, però, soltanto il Vecchio Continente; ognuno gioca per sé consapevole che un crollo dell’euro potrebbe danneggiare tutti. Gli Stati Uniti hanno un debito in costante crescita: esso supera il 93% del Pil e si attesta oltre i 14 mila miliardi di dollari. Il budget federale registra un deficit da 321,7 miliardi di dollari e la crescita del prodotto nazionale è ancora carica di incertezze (secondo qualcuno si va anzi verso la recessione insieme all’Europa). Nonostante tutto questo il dollaro viene ancora preferito alla valuta unica europea.

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Ultimo aggiornamento:  1 Febbraio 2012 - 13:19
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