English not available

I nuovi meccanismi europei di gestione delle crisi bancarie


“Un meccanismo di risoluzione unificato per le banche è naturalmente un elemento integrale dell’unione bancaria, che deve avere un’autorità incaricata di chiudere o ristrutturare le banche quando è necessario”. Secondo il vice presidente della Bce Vitor Constancio, che lo scorso settembre si è espresso così sul progetto di una piattaforma unica di gestione europea delle crisi bancarie, non bastano delle regole armonizzate per lo scioglimento delle banche: è necessaria una piattaforma chiara e inequivocabile di regole e procedure in caso di risoluzione di un istituto di credito.

Al numero due della Banca centrale europea la costituzione di una simile piattaforma metodologica appare necessaria perché la crescita di gruppi bancari transnazionali europei ha creato dei colossi la cui crisi potrebbe minare la stabilità del sistema finanziario di diversi Paesi contemporaneamente. Su base nazionale il Paese ospite del colosso bancario in crisi potrebbe registrare forti criticità e quell’avvitamento tra debito pubblico e crisi bancaria che il nuovo progetto di unione bancaria europea vuole evitare.

In altri termini la crisi di questi ultimi anni ha dimostrato che il crollo di un grosso gruppo finanziario può avere effetti a cascata e generare una crisi sistemica che i tradizionali sistemi di risoluzione non sembrano in grado di gestire.

Secondo Constancio la “Resolution Authority” dovrebbe essere totalmente separata dal Supervisore (la Bce stessa, NdR) e potrebbe essere fusa in futuro con l’assicurazione sui depositi in una European Deposit Insurance and Resolution Authority (EDIRA) simile alla FDIC degli Stati Uniti. Serve insomma un paracadute comune per le crisi bancarie più gravi che scongiuri o controlli eventuali casi simili a quello Lehman Brothers in Europa.

Le difficoltà in questo percorso, però, non mancano. La richiesta unanime è innanzitutto quella di un sistema di regole e di controlli che possa prevenire per tempo le crisi più gravi. Lo scorso luglio il numero uno della Bce Mario Draghi aveva suggerito la possibilità che i governi nazionali salvassero le proprie banche, in caso di crisi, prima di un intervento europeo.

Al momento è previsto che ciascun Paese Europeo si doti di una propria autorità incaricata di gestire le insolvenze e le crisi degli istituti di credito, promuovendo lo scambio di informazioni con l’Autorità bancaria europea (EBA) e con gli omologhi degli altri stati membri. Gli strumenti suggeriti di intervento in caso di crisi sono la vendita di attività della banca, la creazione di una bridge institution (ossia di un’istituzione pubblica terza capace di assorbire parte in tutto o in parte gli asset dell’istituzione in crisi), la segregazione degli attivi (ossia la separazione e il trasferimento degli attivi problematici a un veicolo di gestione apposito) e il bail-in (ossia il potere di svalutare i crediti non garantiti di un’istituzione in fallimento e di convertire i debiti in equity con l’obiettivo di ricapitalizzare l’istituzione in crisi). In altri termini l’onere dei salvataggi rimane in carico, fino a prova contraria, ai singoli Stati.

L’alternativa è quella di un intervento diretto (e condizionato) dell’ESM (il Meccanismo europeo di stabilità) in soccorso delle banche in crisi: si tratterebbe dunque di un intervento europeo, ma anche di una condivisione degli oneri connessi che non piace a diversi Paesi. Oltretutto il caso della Spagna insegna che anche di fronte a una crisi bancaria assai grave un Paese spesso decide di non rinunciare alla propria sovranità come in parte richiesto dalle condizioni di un intervento dell’ESM. Il timore è che le crisi delle banche dell’Europa periferica ricadano sui Paesi “core”, l’alternativa a molti sembra la rinuncia a un “ombrello europeo” che per diversi osservatori è però alla base della recente stabilizzazione dell’Eurozona.

Per questo motivo non sembra secondario il tema del quando di un’Autorità di risoluzione, collegato al rischio che un’attivazione del meccanismo di salvataggio. Tutte le più recenti crisi bancarie sono state risolte o gestite per ora su base nazionale, in Spagna, in Irlanda, nei Paesi Bassi, in Germania, in Gran Bretagna e così via. Le conclusioni del Consiglio Europeo del 13 e 14 dicembre del 2012 auspicano che il Parlamento Europeo trovi un accordo sulla Recovery and Resolution Directive prima del giugno 2013 e il consiglio stesso sperava di raggiungere un compromesso entro il marzo del 2013. Una volta adottate queste direttive (si prevede una contemporanea adozione della Direttiva sulla garanzia dei depositi Ue) esse dovranno essere implementate dagli Stati membri.

message

Ultimo aggiornamento:  1 Marzo 2013 - 10:17



 


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.

Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.