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Basilea 3: Nuove regole per il mondo finanziario


A Basilea, in Svizzera, si riunisce fin dal 17 maggio del 1930 la Banca dei regolamenti internazionali (BIS). Si tratta della più antica istituzione finanziaria internazionale del mondo. Il suo scopo è quello di aiutare le banche centrali negli obiettivi di stabilizzazione monetaria e finanziaria globale. Dalle maggiori 60 banche centrali del globo provengono gli uomini che compongono il management della BIS (Bank of international settlements) e ancora oggi questa istituzione è l’organo di monitoraggio più importante dei flussi finanziari. Proprio alla BIS vanno ricondotte le regole di Basilea che dal 1988 sono il più importante sistema di norme per il mondo bancario. Dopo le crisi degli anni Settanta, infatti, emerse prepotente la necessità di forgiare un sistema unitario e globale di regole per i big della finanza, che rischiavano assai spesso di destabilizzare l’economia globale. Con l’ultima crisi si è giunti alla terza formulazione di questo corpus di norme, a Basilea 3, che ancora diverse banche nel mondo stanno cercando di implementare.

Le regole di Basilea non sono però una questione astratta: disegnate per stabilizzare il mondo finanziario e imporre ai suoi protagonisti delle corrette pratiche in termini di capitalizzazione, di gestione del rischio e di liquidità, condizionano fortemente i loro impieghi verso l’economia reale e quindi anche aziende e cittadini. Una maggiore sicurezza degli istituti, con cuscinetti di capitale anti-crisi di un certo livello può, infatti, tradursi in una contrazione del credito alle imprese e quindi in un freno all’economia. Se una banca ha vincoli eccessivi sui propri prestiti deve ridurre gli impieghi ad aziende e famiglie per rispettarli, con il rischio che questo comporti una compressione delle forze vive dell’economia. Al contrario, un’eccessiva leggerezza nella regolamentazione può portare all’autodistruzione di colossi finanziari come Lehman Brothers e alla crisi ancora in corso. L’equilibrio è tutto.

Alle banche Basilea 3 chiede garanzie su capitale e liquidità. In particolare sono imposte delle soglie minime di capitale alle banche per evitare che shock finanziari le mettano in ginocchio (riflettendosi sull’intero sistema). Il common equity, ossia le azioni ordinarie più le riserve dunque la componente di massima qualità del patrimonio di una banca, deve essere pari ad almeno il 4,5% degli attivi ponderati per il rischio, ossia dei prestiti effettuati per un coefficiente che cambia a seconda della loro rischiosità. Un prestito a un’impresa è, infatti, in genere più rischioso di un prestito a uno Stato o a una famiglia. Lo scopo della regola è quello di fare in modo che, se alcuni prestiti della banca cadono in sofferenza o non vengono restituiti, l’istituto abbia del capitale sempre libero per far fronte alle perdite. A questa quota del 4,5% si aggiunge una quota del 2,5%, il cosiddetto cuscinetto di protezione (conservation buffer), che costituisce un’altra protezione e porta il core tier 1 ratio minimo al 7 per cento. Un’altro cuscinetto dello 0-2,5% del capitale è previsto dal nuovo schema. Sono però stabiliti o programmati anche interventi in altri aspetti operativi.

Uno assai importante è quello della liquidità. Il nuovo quadro normativo prevede un liquidity coverage ratio (LCR) capace di coprire la liquidità della banca per 30 giorni. Le ultime pronunce della stessa BIS ne hanno però chiesto un’applicazione graduale fino al 2019 con l’obiettivo di mitigarne gli effetti sull’economia reale.

Le conseguenze di queste regole, che spaziano anche alla gestione interna del rischio, a norme sulla separazione tra trading proprietario e attività di banca commerciale, alla catalogazione dei veicoli fuori bilancio, possono essere molto forti. Lo stesso timing degli interventi può modificare il mercato. Un articolo sulla rivista finanziaria Il Mondo metteva, infatti, di recente in evidenza il concreto pericolo che una Basilea "più soft" potesse alla fine penalizzare proprio le banche italiane e gli istituti che si sono di recente rafforzati contro situazioni avverse nei mercati. Altre banche "meno virtuose" potrebbero invece trarre un vantaggio competitivo dai ritardi e approfittare dei vantaggi in termini di redditività che un’applicazione meno rigorosa di Basilea 3 concede. Istituti britannici, francesi, tedeschi e del Nord Europa potrebbero guadagnare anche da norme meno stringenti sulla definizione di "asset liquidi". Gli aspetti dell’operatività bancaria toccati da queste riforme sono molteplici, tuttavia è chiaro che un generale irrobustimento del sistema finanziario a seguito della recente crisi è diventato improcrastinabile. Né è da sottovalutare il passo avanti verso standard globali condivisi che il sistema bancario mondiale sta compiendo. Le sfide comunque non mancano: alle banche spagnole stremate dalla crisi si affiancano colossi europei come Monte Paschi, Deutsche Bank, Credit Agricole che dovranno probabilmente rafforzare il proprio patrimonio di base. Sperando che la prossima crisi faccia danni minori.

 

 

Ultimo aggiornamento:  23 Gennaio 2013 - 10:07

 


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