Scudo fiscale e mafie

Alberto Cisterna



Sostituto Procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia



2 Mar - 12:15

“L’unica forma reale di lotta alla mafia è la lotta all’evasione, il resto è praticamente tempo perso, o almeno finora non ci ha fatto vincere”. Alberto Michele Cisterna, sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia, è chiaro nel mettere in luce la somiglianza tra la lotta alla criminalità organizzata e quella alla “normale” evasione fiscale. Parlando con lui di scudo fiscale e criminalità organizzata il piano dell’imprenditore che con un giro di fatture false si è fatto la casa in Svizzera e lo yacht nel Principato di Monaco e quello del boss di rango che muove capitali all’estero finiscono infatti per avvicinarsi. Inevitabile pensare ad Al Capone, il famoso boss di Chicago inchiodato negli anni ’30 proprio per evasione fiscale. D'altra parte, ci spiega il giudice Cisterna, le differenze sfumano a certi livelli: "Probabilmente in molti casi il dipendente di una società collegata alla criminalità organizzata non immagina neanche l'origine delle attività in cui lavora".

Lo scudo è stato un’opportunità per il riciclaggio di denaro mafioso?

Su questo aspetto bisogna essere molto concreti. Innanzitutto bisogna sottolineare che gran parte dei capitali che hanno beneficiato della regolarizzazione permessa dallo scudo fiscale sono rimasti all’estero, dov’erano, quindi non sono entrati nel circuito economico italiano sfuggendo a qualsivoglia controllo della giustizia italiana. Inoltre bisogna ricordare che la maggior parte dei clan mafiosi e degli affiliati alle cosche delle varie mafie non ha neanche lontanamente le competenze necessarie a spostare capitali all’estero e a gestire complesse strutture finanziarie, il riciclaggio all’estero è un’attività della nobiltà mafiosa, ossia delle elite della criminalità.

Sì ma è di questi giorni la notizia che gli Arena, sanguinaria cosca della ‘Ndrangheta, sarebbero coinvolti nella frode fiscale internazionale che coinvolge Fastweb e Telecom Italia Sparkle...

Gli Arena non sono criminali qualunque, sono una famiglia di peso, parliamo di gente che è stata coinvolta in faide durante le quali attentati sono stati compiuti con dei lanciarazzi usati contro dei mezzi blindati. Parliamo di una delle poche decine di cosche e organizzazioni che hanno sicuramente importanti ramificazioni delle proprie attività all’estero. Poche decine di clan fra le varie organizzazioni non fanno però di certo la media. Nella maggior parte dei casi i boss non sanno neanche dove vanno a finire i propri soldi e li devono affidare per forza di cose a reti di prestanome a portata di mano.

Ma esiste un modo per evitare che questi prestanome facciano rientrare i capitali mafiosi con lo scudo fiscale?

In realtà gli intermediari bancari e finanziari non hanno la possibilità di sapere se il denaro che trattano è di origine illecita o mafiosa. Come farebbero? A meno di trovarsi davanti un cliente con la lupara e con la coppola – e ovviamente non succede mai – da cosa dovrebbero accorgersi che il signore che hanno davanti è collegato a una cosca? Ma il problema è ancora più ampio se si considera ancora una volta che stiamo parlando in molti casi di regolarizzazioni e non di rientri fisici di capitali. Con lo scudo la maggior parte dei capitali per ora rimane all’estero, anche se comincia a pagare le tasse dovute in Italia... Quel che è stato regolarizzato a questo punto può entrare senza problemi nel circuito dell’economia legale, ma non ha bisogno di rientrare in Italia dove dovrebbe rispondere in certi casi alla magistratura. Per certi versi sono capitali ancora più pericolosi...

Perché?

Perché se io sono un mafioso di San Luca o di Platì che ha guadagnato 50 milioni di euro con la droga e deve ridarne  20 ai cartelli Colombiani tenendo per me i 30 milioni di guadagno, limito al massimo gli spostamenti transfrontalieri di denaro. Se un grammo di cocaina vale 70 euro, le banconote che ottengo per ogni scambio pesano più della materia prima che ho scambiato. Io, boss, devo gestire una montagna di liquidità e se riporto i soldi all’estero, magari per ripagare i fornitori, alla fine li lascio lì. Farli rientrare in Italia, dopo averli fatti passare per Hong Kong, Macao e il Liechtenstein non avrebbe senso, magari ci compro una piccola impresa o un’altra attività all’estero: li investo come chiunque altro.

Mi pare di capire che i mafiosi raramente hanno problemi di liquidità e quindi probabilmente non hanno bisogno di usare lo scudo, al massimo possono avere dei problemi a regolarizzare questi proventi che suppongo siano in nero...

Sì esattamente, a loro in fondo, servirebbe di più uno scudo fiscale per i capitali che hanno in Italia che per quelli che hanno all’estero.

A seguito degli scudi fiscali precedenti la magistratura non ha appurato dei rientri di capitali illeciti di provenienza mafiosa?

Quasi niente, diciamo un’ottantina di segnalazioni di casi sospetti in totale. Come le dicevo gli intermediari hanno pochi mezzi per appurare la provenienza illecita dei capitali. I mezzi che servirebbero per il contrasto sarebbero ben altri. Ma lei lo sa che l’anagrafe dei conti prevista già con un provvedimento del ’91 è stata messa a disposizione dei magistrati solo un anno e mezzo fa? Ci servirebbero poi poste elettroniche certificate per la consegna dei documenti che richiediamo. Rogatorie più agevoli... cose concrete insomma, come una maggiore preparazioni degli organici e delle strutture più qualificate. Nel caso dei reati finanziari e del riciclaggio talvolta chi di noi intercetta a volte non capisce neanche di cosa si parla data la complessità dei temi. Servirebbero insomma delle competenze di cui ci stiamo dotando ma che ancora non sono sufficienti. La tracciabilità dei capitali è ancora lontana, non abbiamo gli strumenti per accedere a questi dati.

Ma tutti questi capitali immensi accumulati dai boss li vedremo mai?

Secondo me no, ma consideri che anche i boss in molti casi non possono accedere al proprio denaro. Spesso il boss è un uomo che dispone di immense ricchezze di cui spesso non usufruisce, impegnato com’è a sfuggire alle forze di polizia ed evitare le gelosie e le invidie di accoscati e rivali.  Fortune create 30 anni fa non sono state scoperte e probabilmente non lo saranno mai. Al massimo possiamo sperare di individuare quelle create ieri o l’altro ieri. Ciononostante le mafie possono essere sconfitte e questa è una consapevolezza che dovrebbe essere diffusa e che chi opera nel settore del contrasto alla criminalità organizzata possiede.

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