Mediolanum

Ennio Doris Presidente di Mediolanum



Lo Scudo Fiscale non cambia le nostre strategie ma cancella i Porti Franchi



29 Gen - 11:43

Doris (Mediolanum): lo scudo non cambia le nostre strategie, ma cancella i “porti franchi”

Lo scudo fiscale "ter" è stato un fenomeno unico a livello mondiale e portato a un enorme rientro di capitali in Italia. Se ne sono avvantaggiati gli intermediari che hanno potuto raccogliere grosse somme, guadagnare tramite consulenze e commissioni sulle operazioni di rimpatrio, regolarizzazione e ricevere una spinta propulsiva notevole verso la ripresa. L’impatto di questo provvedimento però è stato diverso da operatore a operatore. Ne parliamo con il presidente di Mediolanum Ennio Doris.

Voi avete già stimato una raccolta di 709 milioni di euro portando a 5,9 miliardi la vostra raccolta complessiva. Gli asset in gestione dovrebbero crescere nel 2009 del 35% portandosi a 40 miliardi di euro. Quale sarà dunque l’apporto dello scudo fiscale ai vostri risultati futuri?

L’apporto dello Scudo Fiscale è assolutamente marginale, in quanto dobbiamo considerare che 700 milioni su 40 miliardi di masse rappresentano meno del 2%. È irrilevante anche nei confronti della raccolta netta dell’anno scorso che è stata di 5,8 miliardi: tolto lo Scudo, rimangono più di 5,1 miliardi, rappresenta dunque solo il 12% del dato complessivo. Per altre aziende, che non avevano fatto raccolta nell’anno, lo Scudo ha rappresentato tutta la loro raccolta, ma non è il nostro caso. Non abbiamo creato prodotti specifici e il numero dei clienti è aumentato di 1.800 su 1 milione.

Il mondo della gestione del risparmio sicuramente è stato cambiato dallo scudo ter e lo sarà fino al termine della proroga. Quale è la vostra percezione in merito?

Per quanto riguarda tutto il mondo del risparmio gestito, se parliamo delle reti che hanno più di 100 miliardi di masse in gestione, quello che hanno raccolto attraverso lo Scudo sono alcuni miliardi, quindi è un peso modesto nel complesso di tutto il mercato.

Rispetto ai 200 milioni di euro raccolti con i precedenti scudi, voi questa volta avete raccolto ben 709 milioni. Non si tratta di un successo isolato nel comparto, anzi. A cosa pensate che sia dovuto il grande successo di adesioni di questa manovra di regolarizzazione dei capitali all’estero?

Il successo molto rilevante per il nostro Paese è dovuto al fatto che i paradisi fiscali non sono più un problema esclusivamente italiano, ma mondiale come hanno dimostrato gli interventi messi in atto da tutti i Paesi industrializzati. Pertanto coloro che posseggono capitali all’estero si sono resi conto che ormai non esistono più luoghi nei quali è garantita la possibilità di accumulare capitali in assoluta segretezza.

Qualcuno ha affermato infatti che questo scudo fiscale rappresenta l'ultima finestra di rientro dei capitali dall'estero prima dell'inizio di una vera guerra ai paradisi fiscali e ai patrimoni off shore. Secondo voi questo scudo sarà l’ultimo?

Penso proprio che questo Scudo possa essere l’ultimo anche perché, come detto prima, non ci saranno più “porti franchi”e la caccia ai patrimoni non regolarmente denunciati è ormai una necessità da parte di tutti i Paesi evoluti.

Voi puntate sempre di più sulla vostra rete distributiva e avete già sottolineato di volere essere una delle cinque reti a cui il nostro mercato potrebbe ridursi al termine di questa fase di assestamento. Di recente avete inoltre creato un nuovo strumento bancario rivolto ai vostri correntisti, il conto Freedom: vi state concentrando su una fascia di mercato retail? Ci sono modificazioni nel vostro modello di business da questo punto di vista? Pensiamo al caso di Mediobanca che ha affrontato la crisi in corso entrando in un segmento del mercato prima a lei ignoto.

Il nostro target è esclusivamente il mercato retail, anzi esplicitamente la mission di Banca Mediolanum indica nell’individuazione e soluzione dei problemi della famiglia l’obiettivo unico del business. Il modo con il quale ci siamo comportati nel gestire gli ultimi due anni di crisi, dalla riduzione unilaterale dei tassi dei mutui all’intervento sulle Index con sottostanti obbligazioni Lehman Brothers che da solo è costato 120 milioni di euro ai due soci di maggioranza del Gruppo, sono un esempio di quanto siamo attenti nei confronti della nostra clientela. E già da quest’anno questo nostro atteggiamento ha dato i suoi frutti, pertanto non riteniamo di dover variare il modello di business se non per approfondire e migliorare la linea che resterà invariata.

I risultati del 2009, anche al netto degli effetti dello scudo fiscale, si sono mostrati lusinghieri. Il recupero dei mercati ha senz’altro giocato un ruolo importante in questo. Già a dicembre però avete detto di esservi attrezzati per una eventuale correzione e confermato delle stime di forte crescita nel 2010 con un crescente impegno sulla vostra rete distributiva. Visto che il 61% del vostro portafoglio è azionario prevedete una riallocazione degli asset in gestione? Con quali strategie intendete affrontare le nuove sfide del 2010?

La percentuale degli investimenti azionari dei nostri clienti è di circa il 30%; sale al 61% se si considerano solo gli investimenti in fondi perché questo è lo strumento che noi utilizziamo per soddisfare le esigenze di lungo termine (che corrisponde per noi a 10 anni e oltre). L’asset allocation dei nostri clienti dipende esclusivamente dall’asset allocation dei loro bisogni e non da situazioni di mercato più o meno volatili.

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