Esperto di Diritto Tributario

Intervista a Marco Cerrato



Esperto di Diritto Tributario dello Studio Maisto e Associati



29 Gen - 12:01

Lo scudo fiscale ha registrato un successo unico al mondo. Circa 95 miliardi di euro sono stati rimpatriati soltanto nella prima tornata di regolarizzazioni ora prorogata fino ad aprile: nessun altro paese del mondo ha registrato cifre lontanamente paragonabili a queste nonostante il varo in diverse nazioni di manovre simili. Cerchiamo di comprendere meglio le caratteristiche di questo provvedimento con un esperto di diritto tributario, l'avvocato Marco Cerrato, socio dello studio Maisto e Associati.

Qual è la ragione del successo dello scudo fiscale italiano? Quali le sue caratteristiche?

E’ forse più corretto parlare di una serie di ragioni, piuttosto che di una sola causa. Innanzitutto va ricordato l'inasprimento del regime sanzionatorio collegato all’omessa dichiarazione dei beni detenuti all'estero, a cui i mezzi di comunicazione hanno dato molta risonanza. A decorrere dalle violazioni concernenti l’anno 2008 si è passati da sanzioni tra il 5 e il 25% a sanzioni tra il 10 e il 50%. A ciò si aggiunga che vari fattori hanno accresciuto la sensazione che non sia più possibile fare affidamento sul segreto bancario. Si pensi alla lotta coordinata ai paradisi fiscali annunciata in vari consessi internazionali, al contenzioso tra UBS e gli Stati Uniti, alla diffusione dei nominativi dei clienti di una istituzione finanziaria del Liechtenstein ed all’arresto di un noto avvocato svizzero insieme ai segreti di centinaia clienti italiani custoditi nel suo computer portatile.

Alcuni osservatori sottolineano anche il "vantaggio" dell'anonimato previsto dallo scudo italiano rispetto ad altri simili provvedimenti e l'aliquota al 5% ora innalzata al 6 e al 7 per cento...

L'anonimato ha costituito senza dubbio un fattore decisivo per molti. Quanto all’aliquota, il raffronto con misure analoghe adottate all’estero va fatto con cautela. Il 5% su un valore patrimoniale (come in Italia) può dare luogo ad un importo molto maggiore di un’aliquota del 50% sul reddito prodotto dallo stesso patrimonio. Molte sanatorie estere sono incentrate su una tassazione dei redditi che può risultare (specie per anni caratterizzati da performance negative) inferiore alla tassazione patrimoniale adottata in Italia con lo scudo 2009-2010.

Ma in breve quali sono le maggiori differenze tra il nostro scudo fiscale e provvedimenti affini di stati come la Gran Bretagna, la Francia o gli Stati Uniti? Che peculiarità hanno questi ultimi?

Volendo semplificare al massimo, la misura inglese e quella statunitense costituiscono delle forme di “ravvedimento operoso” che obbligano gli interessati a pagare tutte le imposte sui redditi evase in relazione alle disponibilità estere non dichiarate, con uno sconto sulle sanzioni altrimenti irrogabili. Al contrario dello scudo italiano non sono previste forme di anonimato nei confronti del fisco. Quanto alla Francia, è prevista una forma di anonimato esclusivamente per la fase iniziale di contatto con l’amministrazione finanziaria (mediante l’istituzione di numero telefonico “riservato”). Non sono previste riduzioni delle imposte dovute, anche se è esclusa la punibilità penale. In sede amministrativa l’atteggiamento collaborativo del contribuente viene di fatto premiato mediante l’applicazione dei minimi sanzionatori.

Per dei tecnici del settore come voi quali sono state le maggiori difficoltà nello "scudare" i capitali dei vostri clienti? Quali i casi più complessi?

Le aree di difficoltà hanno riguardato principalmente le strutture complesse, come i patrimoni posseduti mediante fondazioni, trust, società interposte, ecc. In tali casi non è stato sempre chiaro quale dovesse essere il soggetto che aveva accesso alla sanatoria (il trust o il beneficiario economico? Il socio della società estera o la società stessa?). Il tema della valorizzazione delle attività emerse ha determinato molti interrogativi dovuti soprattutto alle perdite degli ultimi anni ed alla frequente illiquidità di alcuni strumenti finanziari. Si è trattato in altre parole di uno scenario economico e finanziario assai diverso rispetto a quello che aveva preceduto la prima edizione dello scudo.

Crede che i vantaggi fiscali di patrimoni off shore e trust esteri con le nuove normative e la nuova attenzione internazionale alle loro problematiche finiranno? È davvero finita quell'epoca?

Il quadro normativo nazionale e il trend internazionale sembrano andare in tal senso. Sarebbe tuttavia ingenuo pensare che l’utilizzo dei paesi offshore non continuerà. E’ ragionevole pensare, però, che la platea degli utilizzatori sarà sempre più ristretta a casi patologici connessi ad attività criminose.

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