Forse il momento di maggior tensione tra la Svizzera e l’Italia si è raggiunto quando Berna ha richiamato il nostro ambasciatore per chiedergli chiarimenti su un blitz di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate in ben 76 filiali italiane. D’altra parte la tensione sul confine con l’entrata in vigore del terzo scudo fiscale era già palpabile e a metà gennaio un report di Morgan Stanley già ipotizzava deflussi miliardari per colossi svizzeri come Julius Baer, Credit Suisse e la stessa Ubs. La banca americana arrivava a chiedersi se il sistema bancario privato svizzero non fosse in declino e sosteneva che le attività correlate ai patrimoni europei offshore erano senz’altro in profonda e strutturale crisi, ma che le attività nei mercati emergenti costituivano ancora validi investimenti per il sistema bancario svizzero.
Di lì a poco le rilevazioni della Banca d’Italia avrebbero dimostrato che dalla Svizzera erano tornati a metà febbraio quasi 25 miliardi di euro in contanti. In totale da via Nazionale si rilevava che quasi 60 miliardi di euro erano stati in vario modo regolarizzati (quindi anche con il solo rimpatrio giuridico che consente di lasciare i capitali all’estero).
Cifre di quest’ordine di grandezza non potevano che colpire il sistema bancario d’Oltralpe già danneggiato da cambiamenti epocali che sono passati dalle decisioni di vari organismi internazionali in merito ai paradisi fiscali all’assai più concreto braccio di ferro tra Ubs e Washington. Decisi a scovare gli evasori fiscali americani che avevano frodato il fisco a stelle e strisce gli Stati Uniti alla fine avevano ottenuto i dati di oltre 4.400 conti correnti di clienti Ubs. Un caso epocale che ancora ha strascichi nella politica svizzera e che da molti viene citato tra i motivi del successo dello scudo italiano che, d’altra parte, per le masse gestite non ha eguali nella storia mondiale della lotta all’evasione e viene menzionato anche nei bilanci di tutte le maggiori banche svizzere a fine anno.
Il Credit Suisse per esempio ha registrato deflussi collegati allo scudo italiano per 5,6 miliardi di franchi a fine 2009 (circa 3,9 miliardi di euro). La stessa Ubs sottolinea nell’ultima trimestrale che circa 22,8 miliardi di franchi sono stati attirati dallo scudo italiano, ma sottolinea che di questi circa 14,3 miliardi sono rimasti in gestione alla banca.
La raccolta di Julius Baer è passata tra il 2008 e il 2009 da 17 a 5,1 miliardi di euro e lo stesso gestore spiega che alla crescita degli afflussi dai mercati asiatici si sono contrapposti gli effetti dello scudo fiscale italiano e il graduale disimpegno da attività statunitensi. La stessa Julius Baer precisa però di aver mantenuto la gestione del 60% dei patrimoni scudati.
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