Lo scudo fiscale italiano ha fatto tremare il Titano. Veri e propri terremoti politici ed economici si sono susseguiti a San Marino sulla scorta delle indagini dei pm di Forlì. Le operazioni “Re Nero” e “Varano” hanno rivelato sistemi di frode fiscale internazionale che passavano da importanti banche locali come Asset Banca e Cassa di Risparmio di San Marino. Nonostante le manovre del governo sanmarinense abbiano cercato di buttare acqua sul fuoco, gli effetti sull’economia locale dello scudo fiscale prima e del decreto incentivi in un secondo momento hanno finito per travolgere anche una figura di primo piano come il segretario di Stato per le Finanze Gabriele Gatti, che alla fine di marzo consegna una lettera di dimissioni al segretario del locale Pdcs aprendo una profonda crisi politica ancora in via di composizione.
D’altra parte basta leggere il comunicato del 22 febbraio della Guardia di Finanza italiana per capire quanto profondamente le indagini dei pm italiani abbiano colpito. Le Fiamme Gialle definiscono chiaramente San Marino “testa di ponte” per le frodi Iva e tirano fuori dati da brivido: 550 società coinvolte, 65 verifiche fiscali, 42 imprenditori denunciati, 400 milioni di euro di redditi evasi per un ammanco di versamenti Iva di circa 125 milioni di euro. Quello che emerge è un sistema complesso di cartiere e società fiduciarie che gonfia finte fatture e pompa denaro fuori dai confini dello Stato Italiano per reimmetterlo in un secondo momento nel Bel Paese. In questo modo si possono evadere milioni di euro di Iva assai facilmente e ritrovarsi anche sul mercato tricolore con una posizione di vantaggio. Il vecchio sistema della frode Carosello, quello che ancora oggi coinvolge quotate italiane come Fastweb e Telecom Italia, a un certo punto però si rompe.
Come noto l’inasprimento della normativa italiana in materia di beni non dichiarati all’estero ha accompagnato da subito l’approvazione a Roma della terza versione dello scudo fiscale. Per questo gli effetti di quest’ultimo nel mettere sotto tensione gli opachi scambi di denaro Italia-San Marino non possono essere sottovalutati. Ma che impatto ha avuto sull’economia locale lo scudo?
Dai dati della Banca d’Italia aggiornati alla metà di febbraio si evince che con lo scudo sono stati rimpatriati 3,819 miliardi di euro dalla Repubblica del Titano. In particolare 1,98 miliardi sono “fisicamente” rientrati in Italia, mentre 1,83 miliardi di euro si sono serviti del semplice rimpatrio giuridico, che consente di dichiararne l’esistenza al Fisco italiano pur lasciando i soldi dove sono. Si tratta di numeri che escludono preziosi e opere d’arte e che non rilevano i rimpatri al di sotto dei 12.500 euro, ma danno comunque un’idea di cosa sia successo.
Il 26 febbraio lo stesso direttore della Banca di San Marino, Vincenzo Tagliaferro, commenta i dati del Fondo Monetario Internazionale sulla Repubblica del Titano inviando un segnale di sostanziale stabilità: un deficit del 5% nel 2009 e dell’1,8% nel 2010 rappresentano delle performance in linea con quelle di numerosi altri paesi del mondo. Si va verso la stabilizzazione insomma. Lo stesso Fmi, però, nella propria nota afferma che: “Nel medio periodo l’economia di San Marino dovrà adeguarsi al nuovo contesto internazionale di maggiore trasparenza, ma non è ancora chiaro come si adatterà alla fine delle attività basate su uno stretto segreto bancario”.
Nel frattempo Intesa Sanpaolo fa un passo indietro sul caso Delta. La società del credito al consumo già in passato aveva coinvolto nella propria crisi un’importante istituzione finanziaria come la Cassa di Risparmio di San Marino, ma alcune sue attività erano poi finite nel mirino della banca guidata da Corrado Passera. Alla fine di una lunga due diligence il gruppo italiano rinuncia alle attività di Delta, avvalorando implicitamente le ipotesi di una sua prossima liquidazione. A ogni passo avanti corrisponde insomma un passo indietro, solo che il pavimento, nel frattempo, si è già riempito di cocci.
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