Il tema della fuga dei capitali nei paradisi fiscali e dei patrimoni off shore è molto vivo da tempo in tutto il mondo, ma con la crisi dei mutui subprime che ha messo in ginocchio l’intero Occidente, i graduali provvedimenti dell’Ocse contro i buchi neri della finanza globale sono stati accompagnati da campagne nazionali sempre più accese ed efficaci. In questo contesto si inquadrano gli scudi fiscali dei diversi stati, va però evidenziato che si tratta di provvedimenti di "regolarizzazione" che possono essere molto diversi tra loro. Un confronto fra lo scudo fiscale italiano e quello britannico può rivelare, ad esempio, enormi differenze.
Nel Regno Unito, come del resto in Italia, il Tesoro ha proposto il proprio scudo fiscale come l’ultimo che sarà concesso agli evasori britannici. Lo scudo fiscale di là dalla Manica prende il nome di New Disclosure Opportunity (Ndo), per distinguerlo dal precedente Offshore Disclosure Facility (Odf) del 2007, e si presenta da subito come l’ultima finestra per la regolarizzazione di conti e attività off shore non dichiarati al Fisco UK.
In realtà le differenze con lo scudo italiano sono tantissime. Quello che il Tesoro britannico offre ai contribuenti è, infatti, un lieve sconto sulla pena, una sorta di ultima possibilità. Non è previsto l’anonimato per coloro che vi aderiscono, anzi si richiede ai contribuenti una dettagliata storia dei loro patrimoni all’estero.
In Italia si prendono tutti capitali o asset sparpagliati nei paradisi fiscali (nella maggior parte dei casi in Svizzera) e si impone una sanzione secca del 5% (del 6-7% con la proroga): se si regolarizzano 100 euro, se ne pagano al massimo 7 e si risolve tutto, senza neanche dare i propri estremi al fisco.
In Gran Bretagna l’Ndo impone il pagamento di tutte le tasse dovute anno per anno fino a un massimo di 20 anni e a queste aggiunge una sanzione del 10% degli asset in questione. Se inoltre il Tesoro aveva già segnalato il contribuente nel 2007, quando era stato varato il primo scudo (Odf), e questi non aveva regolarizzato la propria posizione, allora la sanzione si raddoppia e passa al 20 per cento. Qualcuno ha calcolato che su 100 euro regolarizzati nel Regno Unito se ne pagano al fisco 44. Se poi il Fisco britannico scopre delle irregolarità nelle dichiarazioni del contribuente, la sanzione (che si aggiunge alle tasse dovute) supera il 10% e si pone fra un minimo del 30% a un massimo del 100 per cento.
Come in Italia a non tutti è concesso lo Scudo: se ci sono già in corso delle indagini o delle inchieste che coinvolgono i capitali destinati al rientro, salta tutto. Idem se il denaro nascosto è collegato a organizzazioni criminali o associazioni per delinquere. Il periodo dell’Ndo britannico somiglia molto a quello previsto in Italia e spazia dal primo settembre 2009 al 12 marzo 2010. Oltre questa data non c’è più nulla da fare e i segugi del fisco britannico avranno il diritto di usare tutti i mezzi a propria disposizione, comprese le informazioni ottenute nel frattempo da tutti gli scudanti e dagli intermediari finanziari di tutto il mondo. A Londra hanno previsto di far rientrare circa 2 miliardi di sterline grazie allo scudo fiscale: a fronte dei 95 miliardi di euro già regolarizzati in Italia è una bazzecola, ma anche se le cifre fossero simili, appare chiaro che si tratta di due provvedimenti completamente diversi.
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