Il varo del terzo scudo fiscale promosso dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel centro della peggiore crisi finanziaria dell’ultimo secolo è stato letto in mille modi diversi sia all’estero che in Italia. Il rimpatrio di 95 miliardi di euro illegalmente detenuti all’estero è stato, secondo lo stesso Tremonti, “la più grande operazione di rientro di capitali mai fatta” e ha riportato entro i nostri confini circa il 5% del Pil in tre mesi.
All’entusiasmo del governo hanno fatto da contraltare dure critiche dell’opposizione che ha parlato invece di regalo agli evasori e al crimine organizzato. La Cgil ha definito lo Scudo ter “uno schiaffo ai contribuenti onesti” e il procuratore aggiunto di Palermo Roberto Scarpinato ha affermato che “si è aperto un varco attraverso il quale possono essere riciclati capitali di mafia” con la cancellazione dell’obbligo di segnalazione di dichiarazione sospetta. D’altra parte tra i fattori che maggiormente hanno favorito il successo dello scudo fiscale ci sono l’anonimato e la lotta all’evasione e ai paradisi fiscali in Italia e nel mondo.
I numeri dell’ultima manovra di rientro di capitali dall’estero fanno però davvero impressione e, anche all’estero, a tante critiche spesso si è aggiunto un certo stupore per le cifre racimolate. Nessun altro paese ha raccolto in questa maniera i capitali recuperati dall’Italia. Con il 5% di aliquota soltanto fra il 15 settembre e il 15 dicembre (chiusura della pratica a fine 2009), lo stato ha incassato circa 4,7 miliardi di euro.
Già al 17 dicembre scorso erano stati impiegati in vari capitoli di spesa pubblica 3,9 miliardi di euro: in pratica mezza finanziaria viene coperta con il rientro dei capitali illegalmente detenuti all’estero. Si passa dai 400 milioni destinati all’autotrasporto, ai 370 milioni di euro per i lavori socialmente utili ai 200 milioni divisi tra libri per le scuole elementari e fondo di solidarietà all’agricoltura.
Anche in Francia, Paese che condanna ogni “patto con gli evasori” e fa rientrare 5-6 miliardi di euro dall’estero, qualcuno ha ammesso un po’ di invidia per il “tesoretto” di Tremonti. D’altra parte le condizioni per il rientro dei capitali non hanno eguali all’estero. Per ogni 100 euro che rientrano in Italia se ne pagano 5, in Gran Bretagna 44 e negli Stati Uniti 49, col rischio inoltre di strascichi penali e cause legali che in Italia in pratica è stato annullato.
Se sia stato davvero un male necessario, come ha affermato il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, è ancora presto per dirlo. Così come è difficile capire se davvero i capitali rientrati saranno impiegati per rafforzare il capitale delle industrie messe in ginocchio dalla crisi o se favoriranno solo nuove speculazioni e malavita. Intanto le banche festeggiano una raccolta veramente straordinaria. Circa 95 miliardi di euro rientrati sono come un fiume di case, yacht, aerei, opere d’arte, aziende, conti correnti e attività finanziarie che all’improvviso riappaiono nella nostra economia (anche se il Fisco rimane bendato nei loro confronti) dopo essere stati trasferiti o direttamente creati all’estero in Svizzera o a San Marino.
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