Banca d'Italia - Le Rilevazioni

Rilevazione Aggiornata al 15 Febbraio



Il 60% delle attività scudate rimane all’estero



19 Feb - 09:31

Banca d’Italia prende le misure dello scudo e pubblica una rilevazione aggiornata alle segnalazioni del 15 febbraio. Le rilevazioni coprono ancora la prima tornata del provvedimento conclusasi il 15 dicembre scorso, quella con l’aliquota al 5% contro il 6-7% della proroga. I dati, sebbene costruiti su una base leggermente diversa da quella del Tesoro, costituiscono un approfondimento ufficiale interessantissimo su quanto già comunicato dal governo.

Via Nazionale ricostruisce il rimpatrio di circa 85 miliardi di euro contro i 95 miliardi contati dal Tesoro: l’istituto guidato da Mario Draghi non conta alcuni beni patrimoniali come opere d’arte e preziosi, si ferma inoltre sulla soglia delle operazioni da 50 mila euro per Unione Europea, Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda, mentre per il resto del mondo arriva ai 12.500 euro.

Nonostante questo la “fotografia” della Banca d’Italia appare estremamente efficace. Innanzitutto si scopre che i rimpatri con liquidazione, ossia il rientro fisico di capitali in Italia, si sono fermati a 34,8 miliardi su un totale di 85,1 miliardi di attività regolarizzate: questo significa che quasi il 60% dei patrimoni scudati è rimasto fuori dai nostri confini e non aiuterà la ripresa se non con la tassazione futura.

Come prevedibile le attività rimpatriate con liquidazione sono in gran parte depositi in conto corrente (circa 33,7 miliardi di euro) contro meno di un miliardo di titoli di debito (obbligazioni) e appena 100 milioni in azioni. Consistenti i rimpatri esclusivamente giuridici dei titoli finanziari: 11,87 miliardi di euro in titoli azionari e altri 19,74 miliardi di euro in titoli di debito sono rimasti all’estero. In pratica, fra titoli e altre attività finanziarie, sono rimasti fuori confine circa 38,1 miliardi di euro: frutteranno tasse al Bel Paese ma potrebbero non ritornare mai fisicamente in Italia.

Perché tante attività lasciate all’estero? È possibile che la realizzazione in questi casi sia stata più rapida del rimpatrio effettivo dei titoli. Lo smontaggio di strutture finanziarie all’estero potrebbe aver reso più complesso il rimpatrio fisico di queste attività. In questi due casi è ancora possibile che in un certo lasso di tempo le attività rientrino in Italia. Se invece gli scudanti avessero deciso di non portare i capitali in Italia per “prudenza”, sarebbe più inverosimile un rientro in un secondo momento.

Altri dati confermano quanto appreso in precedenza e lo sottolineano. Per esempio la stragrande maggioranza dei capitali proviene dalla Svizzera dalla quale, fra rimpatri fisici e giuridici, proviene circa il 70% delle attività illegalmente detenute all’estero prima di questo provvedimento. Lo scudo ha, infatti, fatto rientrare dalla Repubblica elvetica quasi 60 miliardi di euro di cui circa 25 in attività effettivamente rientrate (rimpatri con liquidazione) e altri 35 miliardi rientrati solo giuridicamente (rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni).

Il secondo ospite di capitali e asset sfuggiti al monitoraggio fiscale e adesso scudati è stato invece il Principato di Monaco con 2,6 miliardi di euro già liquidati e 1,5 miliardi di euro soggetti a rimpatrio giuridico. In realtà, se si guarda agli asset complessivamente regolarizzati, il secondo posto tocca al Lussemburgo che ha riportato “giuridicamente” in Italia 7,3 miliardi di euro di cui, però, solo 1,28 miliardi di euro sono rientrati nel Bel Paese “fisicamente”. A ruota San Marino, Austria, Liechtenstein e quindi Regno Unito, Francia e Irlanda. Ancora una volta la differenza fra capitali scudati e capitali effettivamente rientrati salta all'occhio.

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