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Pubblico e privato: i pilastri previdenziali



13 Dic - 15:40

Diversi i fattori, soggettivi e macroeconomici, che influenzano l’andamento della pensione pubblica nel nostro Paese: criteri demografici, rivalutazione dei coefficienti, andamento del PIL e interventi legislativi possono intervenire sulle dinamiche contributive. Inoltre anche la carriera lavorativa non è più una garanzia perché i meccanismi di calcolo della pensione possono far diminuire in termini percentuali il rapporto tra pensione e ultima retribuzione (tasso di sostituzione). Si aggiunge quindi al già complicato assetto previdenziale anche l’accento normativo sul secondo pilastro delle pensioni complementari.

La struttura del sistema previdenziale italiano si fonda, in breve, su tre componenti:

  1. previdenza pubblica obbligatoria,
  2. previdenza complementare con lo scopo di integrare la previdenza pubblica,
  3. previdenza complementare con lo scopo di risparmio personale.

La previdenza pubblica

La pensione pubblica di norma si fonda sul principio della ripartizione, secondo cui le pensioni di oggi sono finanziate dai contributi versati dai lavoratori attivi.

In Italia gli istituti che erogano le pensioni sono l’Inpdap e l’INPS. Il primo è il polo previdenziale per i pubblici dipendenti e prevede programmi pensionistici amministrati da enti governativi (Stato, enti locali o istituti di sicurezza sociale). Il secondo invece è un piano pensione amministrato da istituzione diversa da un ente governativo e gestito da privati e quindi regolato dalle leggi del settore privato. 

Il sistema pensionistico italiano, pubblico e privato, consiste di un assegno elargito a titolo di pensione di vecchiaia ed un altro a titolo di pensione di anzianità.

Nella prima fattispecie è d’obbligo l’ulteriore distinzione tra pensione retributiva e contributiva. Si distinguono inoltre tra quelli ammessi all’allora e più conveniente sistema retributivo (intendendo chi abbia maturato i requisiti contributivi prima del 1996) e quelli rientranti nell’attuale sistema contributivo meno vantaggioso del primo.

Per poter andare in pensione bisogna rispondere a dei requisiti tra cui l’età e gli anni di lavoro maturati. In ogni caso il diritto alla pensione si consegue, indipendentemente dall’età, con un requisito unico, ovvero con almeno 40 anni di anzianità contributiva.

Una novità è poi l’introduzione delle quote (somma data dell’età anagrafica e dall’anzianità contributiva): dal 2013 sono fissate a 97 (con età minima a 61 anni) per i lavoratori dipendenti e a 98 (con età minima a 62) per i lavoratori autonomi.

Inoltre il pensionamento dipenderà dalla probabilità di vita e di morte di un soggetto: si chiama speranza di vita e misura statisticamente la probabilità che un uomo e una donna di 65 anni ha di vivere ancora. Se la probabilità cresce (se aumentano gli anni di attesa di vita), ecco che anche l’età di pensionamento si allontana di pari misura. Quindi l’adeguamento dei requisiti di pensione verrà fatto in relazione alla speranza di vita che gli italiani vantano all’età di 65 anni, calcolata dall’Istat. Quando dovesse risultare che i soggetti vivono di più bisognerà anche lavorare di più prima di andare in pensione.

Previdenza complementare integrativa

Basata sul principio della capitalizzazione secondo sui la pensione ricevuta da ciascun lavoratore è il frutto dell’investimento dei contributi da lui stesso versati nel tempo, la previdenza complementare integrativa sta lentamente prendendo piede anche nel nostro Paese, a compensazione della progressiva diminuzione del tasso di sostituzione.

Il tasso di adesione degli italiani ad una forma integrativa è ancora piuttosto basso, intorno al 22,1 % della forza lavoro secondo i dati fornito dal COVIP, ma la percentuale di crescita è piuttosto sostenuta.

La previdenza complementare si basa su forme di previdenza finalizzate a erogare una pensione aggiuntiva a quella fornita dagli Istituti di previdenza obbligatoria e viene istituita per assicurare agli iscritti un trattamento previdenziale aggiuntivo (complementare).

Il nostro sistema previdenziale si basa su due pilastri (collettivo ed individuale) organizzati attorno a tre diverse forme pensionistiche: i fondi pensioni negoziali, i fondi pensione aperti e le polizze individuali pensionistiche (o PIP). Le forme pensionistiche collettive sono costituite da fondi pensione negoziali, ma possono anche assumere la forma dell’adesione su base collettiva a un fondo aperto. Le forme pensionistiche individuali invece sono attuate mediante l’adesione a fondi aperti o la stipula di polizze individuali pensionistiche (contratti di assicurazione sulla vita a finalità previdenziale).

La previdenza complementare è alimentata da tre flussi di contribuzione:

  • i contributi a carico del lavoratore
  • i contributi a carico del datore di lavoro per i lavoratoti dipendenti
  • gli accantonamenti al tfr

Gli alleati della pensione

Le riforme odierne suggeriscono un sistema previdenziale che darà pensioni più basse ai futuri pensionati. In sostanza si dovrà lavorare di più rispetto alle generazioni precedenti e si avrà una rendita molto meno consistente. Risulta quindi fondamentale affrontare per tempo il futuro previdenziale.

Esistono diversi alleati sui quali si può contare per potersi costruire un solido futuro previdenziale:

Il tempo: le riforme messe in atto tra il 2009 e il 2010 sulle finestre pensionistiche e sull’adeguamento periodico dei requisiti di età all’allungamento della speranza di vita hanno avuto l’effetto di spostare in avanti il momento della pensione. Andare in pensione più tardi significa avere un assegno pensionistico più ricco per quanto riguarda gli iscritti ad un sistema pensionistico contributivo o misto.  Quindi chi matura i requisiti di anzianità prima dei limiti di vecchiaia, 60 o 65 anni, dovrebbe valutare l’ipotesi di ritardare il pensionamento per avere un vitalizio maggiore.

Non vale lo stesso per chi è nel sistema retributivo in quanto il limite dei 40 anni non è valicabile. Pertanto un prolungamento oltre tale soglia non porterebbe benefici in termini di assegno pensionistico.

Il riscatto della laurea: attraverso il riscatto della laurea si può anticipare il momento del pensionamento e aumentare l’importo dell’assegno pensionistico.

Previdenza integrativa: anche per chi aderisce a dei fondi pensione, prolungare l’attività lavorativa andrà a beneficio sulla rendita di scorta soprattutto per chi davanti a sé ha un lungo orizzonte temporale come ad esempio per giovani ai quali conviene allungare la durata del piano di accumulo.

I mercati finanziari: in un orizzonte di lungo periodo come quello che caratterizza l'investimento previdenziale, sono molto rilevanti le differenze che si possono ottenere secondo il comparto d'investimento prescelto: quelli a maggiore contenuto azionario offrono la prospettiva di rendimenti più elevati, sia pure a fronte di un rischio più alto. Ma le scelte non sono per sempre. Infatti man mano che si va avanti con gli anni e ci si avvicina al pensionamento, è consigliabile spostarsi su linee meno aggressive. Negli ultimi anni si può optare per quelle garantite, presenti in ogni prodotto previdenziale, che assicurano un rendimento minimo annuo o la restituzione dei contributi versati.

Agevolazioni fiscali: se si investe nella previdenza integrativa esistono delle agevolazioni fiscali. L’agevolazione determina un risparmio in termini di minori imposte pagate sui contributi versati.

Ad esempio, nel caso dei lavoratori dipendenti, un importante punto a favore dei fondi pensione è rappresentato dal contributo aziendale (pari in media all’1-1,5%), a cui non ha diritto chi non aderisce.

Previdenza complementare con lo scopo di risparmio personale

Per poter mantenere un buon tenore di vita anche dopo aver smesso di lavorare è necessario operare al più presto con le scelte finanziarie più opportune.

Piani pensionistici individuali (PIP)

Sono forme pensionistiche individuali realizzate attraverso la sottoscrizione di contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale. vale a dire polizze che prevedono l’erogazione della prestazione al raggiungimento dell’età pensionabile e si aggiunge alle prestazioni del sistema pensionistico obbligatorio (Inps, Inpdap, ecc.).

Le regole che disciplinano il rapporto con l’iscritto sono contenute, oltre che nella polizza assicurativa, in un apposito regolamento, redatto in base alle direttive della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione che ha il compito di vigilare e controllare le forme pensionistiche complementari) e dalla stessa autorizzato al fine di garantire all’aderente gli stessi diritti e prerogative delle altre forme pensionistiche complementari.

A scadenza il Pip offre la possibilità di optare per una delle seguenti tipologie di rendita:

  • rendita vitalizia, erogata al beneficiario vita natural durante;
  • rendita vitalizia reversibile, erogata al beneficiario o, in caso di decesso, al soggetto da lui indicato;
  • rendita certa e successivamente vitalizia, assicura in ogni caso il pagamento al beneficiario, o al soggetto designato, per un determinato numero di anni (cinque o dieci) indipendentemente dall’esistenza in vita dello stesso. message


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