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Come si accorciano le distanze (1)
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Il riscatto della laurea



Pensioni come si accorciano le distanze



24 Gen - 16:26

Scende il tasso di sostituzione, aumentano l’età pensionabile e l’atipicità contrattuale. Per molti lavoratori si allungano gli orizzonti lavorativi e, contestualmente, si contraggono  le prospettive di rendita. Tra le possibili “scorciatoie” per raggiungere più in fretta l’età del pensionamento o quantomeno alzare la pensione percepita l’Inps offre alcuni strumenti, tra cui i vari riscatti dei periodi contributivi e il versamento di contributi volontari.

Il riscatto della laurea

L’operazione di riscatto è un’opzione da valutare, se si considera che può permettere ai giovani lavoratori di aumentare il proprio vitalizio futuro.

Nel campo del riscatto della laurea con la riforma del 2008 sono state introdotte alcune significative novità per coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996, la cui pensione sarà calcolata con il regime contributivo. Le agevolazioni introdotte riguardano la possibilità di rateizzare il pagamento dei contributi in 10 anni e senza interessi e la possibilità di riscattare la laurea anche se non si ha un lavoro, pagando solo 4.730 euro per ogni anno (il 33% di 14.334 euro, minimale degli autonomi).

Le motivazioni per riscattare sono fondamentalmente due: avere una rendita più elevata, anticipare i tempi della pensione.

Chi può riscattarsi gli anni di studio?

A potersi servire del riscatto degli anni di studio è chi ha concluso un corso di laurea, lauree brevi o titoli equiparati, o ha ottenuto specializzazioni post laurea come master o dottorati.

Quanto costa riscattare?

A oggi l’importo da corrispondere all’ente previdenziale (Inps) è strettamente correlato al sistema pensionistico a cui il lavoratore è sottoposto: retributivo (riguarda i lavoratori con, al loro attivo, almeno 18 anni di contributi entro il 1995), contributivo (soggetti con anzianità contributiva ed assicurativa successiva al 1995) o misto (quanti, alla data “spartiacque” del 31 dicembre 1995, non abbiano maturato i 18 anni di contributi).

L’importo da pagare varia a seconda dell’età, del periodo da riscattare e della posizione retributiva del lavoratore al momento della domanda, ma anche in relazione alla categoria contrattuale di appartenenza. Il calcolo per coloro che  rientrano nel sistema contributivo è semplificato, in quanto sarà sufficiente applicare un’aliquota stabilita per legge alla media dello stipendio degli ultimi 12 mesi precedenti la domanda. 

I costi del riscatto della laurea variano in base all’aliquota applicata ai singoli sistemi pensionistici. Al lavoratore, pertanto, converrà riscattare gli anni di studio all’inizio piuttosto che alla fine della propria carriera professionale.

Le aliquote su cui calcolare l’importo variano però per le singole categorie. Se per artigiani e commercianti l’aliquota di rendimento applicabile al minimale imponibile è del 33%, per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps (lavoratori a progetto) si abbassa al 24%. Nel caso in cui la domanda venga presentata da un giovane senza reddito si dovrà applicare l’aliquota del 33% (lavoratori dipendenti) al minimo imponibile annuo dei commercianti (14.334 per il 2010).

Quali documenti presentare?

La domanda di riscatto può essere presentata all’Inps in qualsiasi momento utilizzando l’apposito modulo disponibile presso le sedi Inps o sul sito www.inps.it, allegando oltre al certificato di cittadinanza italiana, l’importo della retribuzione percepita e il certificato rilasciato dall’Università che attesti il conseguimento dei titoli di studio.

A chi conviene riscattare?

Sebbene si sia semplificato il calcolo del costo del riscatto con il sistema contributivo, l’introduzione delle quote ha invece complicato il calcolo della sua effettiva convenienza rispetto al tasso di sostituzione. Il riscatto in generale conviene soprattutto se si ha l’intenzione di lavorare oltre i 60-65 anni attualmente previsti dalla legge, poiché il regime contributivo suppone un rendimento crescente in base all’età in cui ci si ritira. In queste condizioni, si incassa una pensione complessivamente superiore alla spesa sostenuta.

Con una laurea triennale l’assegno Inps di un uomo può crescere in media di circa 1.500 euro l’anno e con il riscatto lungo (5 anni) di 2.600/2.800 euro (vale a dire 100/200 euro in più al mese di pensione). Per le donne i guadagni monetari sono più bassi, essendo inferiore il numero di anni di contribuzione (elaborazioni Progetica). Il tasso di sostituzione aumenta in media dell’8%, facendo guadagnare circa 280 euro in più al mese.

Se ne deduce che il riscatto conviene a qualsiasi età e che spendere meno subito dopo avere terminato gli studi non sempre paga in termini di assegno pensionistico.

Stando alle proiezioni, anche nel caso in cui il riscatto avvenga in età avanzata, l’indice di efficienza (ossia quanti euro di pensione genera un euro di versamento) è comunque sempre superiore a 1.

  Pro Contro
Riscatto appena finiti gli studi In linea di massima si paga meno riscattare ad inizio carriera. La prestazione pensionistica subirà un aumento minimo proporzionale ai contributi calcolati su un reddito inferiore
Riscatto in età lavorativa All’aumentare dell’imponibile aumenta contestualmente il costo del riscatto Aumenta proporzionalmente la prestazione pensionistica
Sistema contributivo Conviene anche fiscalmente considerati gli sgravi introdotti dalla riforma e il soggetto interessato può rateizzare il pagamento nell’arco di 10 anni a interessi “0”. Riscattare conviene solo a chi decida di innalzare l’assegno previdenziale, venendo meno la pensione di anzianità il riscatto non permette di raggiungere prima i requisiti.
Sistema retributivo Riscattare conviene sia perché consente il raggiungimento dei requisiti di anzianità contributiva sia perché consente un maggior importo della prestazione. Il calcolo del costo in questo caso è piuttosto laborioso e non è detto convenga. Può non valere la pena nel caso di un lavoratore in età avanzata che abbia maturato un cospicuo stipendio.

 Riscattare o investire?

Dati i costi del riscatto (il 33% del reddito per ogni anno da recuperare), potrebbe convenire investire la stessa somma nella previdenza integrativa? Secondo qualcuno infatti anche se il riscatto ha un impatto positivo sulla pensione pubblica, risulterebbe più efficiente destinare le stesse risorse alla previdenza integrativa. Da alcune elaborazioni realizzate da Progetica, società indipendente di consulenza previdenziale e finanziaria, emerge infatti che un fondo pensione aperto risulta più conveniente anche usando scenari di stima sull’andamento dei mercati finanziari piuttosto prudenti. Aderendo a una forma di pensione integrativa, inoltre, si riesce a diversificare il proprio “portafoglio pensionistico”, visto che i due regimi, pubblico e privato, funzionano in modo diverso. Tuttavia, quella di affidarsi ai mercati finanziari è oggi diventata una scelta personale, da compiere sulla base della propria sensibilità e della propria percezione del rapporto rischio-beneficio.

Quel che è certo è che riscattando gli anni di studi si ottengono degli indubbi vantaggi fiscali. Il contributo è fiscalmente deducibile dall’interessato, o detraibile dall’imposta dovuta dalle persone di cui egli risulti fiscalmente a carico (per esempio i genitori), nella misura del 19% dell’importo stesso. Nel caso di adesione alla previdenza integrativa, invece, i genitori possono aiutare i figli – ammesso che questi siano fiscalmente a carico – usufruendo del beneficio della deducibilità sempre entro il limite complessivo annuo di 5164,57 €.

Due esempi

1) Il sig. Bianchi è un dipendente laureato (corso quadriennale, vecchio ordinamento).

Nel gennaio 2010 decide di riscattare la sua laurea.

Elementi utili per il calcolo:

  • anni di studio da riscattare;
  • reddito di lavoro dipendente percepito negli ultimi 12 mesi;
  • Aliquota fissa 33% per lavoro dipendente.

Il sig. Bianchi negli ultimi 12 mesi ha percepito un reddito di lavoro dipendente di € 15.000.

Tenendo conto che il suo corso di studi è durato quattro anni e che l’aliquota da applicare è pari al 33%, il calcolo è subito fatto:
       (15.000 x 33%) = € 4.950 costo del riscatto annuale
       (4.950 x 4) = € 19.800 totale onere di riscatto

2) Il sig. Rossi, invece è un neolaureato in attesa d’occupazione (corso di laurea breve triennale).

Nel marzo 2010 decide di riscattare la sua laurea. In questo caso, non essendoci ancora reddito di riferimento, il reddito minimo di riferimento è rappresentato dal reddito minimo dei commercianti, pari a € 14.334 per il 2010.

Il calcolo è il seguente:
       (14.334 x 33%) = € 4.730
       (4.730 x 3) = € 14.190message

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