Germania e Francia lavorano al dossier
La puntata dello spread fra Btp e Bund a 10 anni a quota 391 punti base, il 18 ottobre, ha confermato le tensioni sul mercato del debito sovrano europeo.
Come noto l’allargamento degli spread fra i bond dell’Europa periferica e quelli tedeschi indica una debolezza dell’intera Eurozona, d’altronde la giornata si era aperta con un rating di Moody’s che aveva messo in guardia la Francia sottoponendo a revisione trimestrale l’outlook stabile sul debito di Parigi.
Lo spread fra decennale francese e tedesco è cresciuto oltre l’1,1 per cento. Come prevedibile il ministro delle Finanze francese, Francois Baroin risponde che farà tutto il possibile per conservare la tripla A di Parigi alla quale sembra sempre più appeso il futuro stesso della moneta unica e dell’Unione europea. Anche per la Francia, però, le sfide sono imponenti a partire dal contenimento del deficit e del debito in condizioni che impongono il salvataggio di un peso massimo come Dexia e la gestione di ricapitalizzazioni importanti per le maggiori banche d’Oltralpe.
Il giorno dopo la decisione di Moody’s di tagliare il rating della Spagna da Aa2 ad A1 e quella di Standard & Poor’s di aggiornare al ribasso il giudizio su 24 banche italiane hanno il potenziale per innescare nuove vendite sui mercati.
Non va a finire così, però, grazie a un quotidiano britannico – Il Guardian – che cita fonti diplomatiche UE e sostiene che Francia e Germania hanno raggiunto un accordo per il potenziamento del fondo salva-stati Efsf con un incremento della sua dotazione fino a 2 mila miliardi di euro.
La decisione ufficiale potrebbe essere adottata al summit europeo del 23 ottobre, ma già lo stesso giorno dell’uscita dell’articolo del Guardian (il 19 ottobre) sul Financial Times Deutschland spunta un articolo in cui si sostiene che il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble avrebbe apertamente appoggiato un ricorso alla leva per l’Efsf in modo da portare a mille miliardi di euro la capienza del paracadute europeo.
Questo avrebbe confermato una rapida convergenza delle posizioni a cavallo del Reno, se non fosse stato per delle successive precisazioni di un portavoce dello stesso Schauble che aveva evidenziato che le dimensioni (pre-leverage NdR.) del fondo Efsf sarebbero rimaste a 440 miliardi di euro e che nessuna cifra specifica era stata fatta sulla possibile “potenza di fuoco” del fondo dopo l’applicazione della leva. Il difficile contesto delle sedute precedenti, nonostante i recuperi dei listini, d’altronde, sembrava imporre qualche segnale di distensione.
L’attivismo della Banca centrale europea e del suo direttore uscente Jean Claude Trichet non aveva riscaldato più di tanto una platea globale di investitori sempre più incerti. La seconda settimana di ottobre improntata a un rialzo dei listini azionari persino un po’ troppo alacre, si era chiusa con delle gelide precisazioni della Germania che avevano rimesso in freezer lo champagne che qualcuno voleva stappare per la salvezza dell’Eurozona.
Dopo il via libera degli stati europei (fra qualche mal di pancia) al potenziamento del fondo salva-stati Efsf, Berlino ha precisato che il vertice del 23 ottobre per un accordo sui nuovi aiuti alla Grecia non potrà risolvere tutte le questioni che rimangono sul tappeto europeo. Le divisioni anche nel duo Parigi-Berlino sulla via da prendere per il salvataggio di Atene erano dunque parse sempre più profonde con la Germania che premeva su un coinvolgimento dei privati (e quindi in primis di banche francesi e tedesche) fino a un “haircut” del 50% e la Francia che invece avrebbe voluto mettere sotto l’ombrello comune dell’Efsf l’intervento di salvataggio della Grecia.
Il G20 di Parigi del 14 e 15 ottobre si era concluso con i grandi della Terra che promettevano una sostanziale riforma della governance economica europea e un piano completo per il potenziamento del fondo Efsf alla riunione del 23 ottobre. Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble si era affrettato a precisare che quella riunione non avrebbe potuto trovare una soluzione definitiva per tutto. Un appunto assai ragionevole che però aveva incoraggiato il trionfo delle vendite sui mercati finanziari.
Martedì 18 ottobre Michael Schroeder, economista a capo dell'istituto di ricerca Zew che misura la periodicamente la fiducia degli investitori, rincarava la dose affermando che è già in atto una contrazione della spesa di consumatori e imprese in Germania. L’economia più grande d’Europa potrebbe avere già avviato una fase di crescita negativa dell’economia destinata a durare fino al primo trimestre del 2012. L’atmosfera rischiava di farsi dunque ancora più cupa, la reazione ottimista dei mercati, però, sembrava smentire le incertezze dei leader UE.
Di certo il recupero della seconda settimana di ottobre, per quanto impetuoso, appare ancora troppo fragile per promettere guadagni più solidi nel lungo periodo. Di certo un deciso rafforzamento del salvagente europeo Efsf, per quanto con un ricorso al leverage, potrebbe fornire un segnale di unità del Vecchio Continente che da tempo gli investitori attendono.

Ultimo aggiornamento: 20 Settembre
2012 - 14:31