Ciclo economico e inflazione


Guerre e rivolte in un'area critica per gli equilibri globali, catastrofi naturali di inaudita gravità (e dal previsto costo di ricostruzione eccezionale), difficoltà di bilancio per nazioni appartenenti all’élite mondiale, il tutto concentrato in un periodo relativamente breve, una miscela esplosiva che almeno sulla carta avrebbe dovuto creare il panico in borsa.

In realtà, invece, i principali listini mondiali, il cui andamento è riassunto nella curva dell'Msci World, si mantengono in vista dei massimi degli ultimi tre anni circa, ben al di sopra di riferimenti grafici considerati critici dagli osservatori, come ad esempio la media mobile a 200 sedute, approssimazione dell’orientamento di medio periodo del mercato.

Le borse insomma sembrano avere mantenuto i nervi saldi nonostante tutto quello che è piovuto loro addosso ed hanno conservato un’impostazione grafica rialzista che lascia intravedere ulteriori spazi di crescita all'orizzonte.

Ma è veramente così? Tale insensibilità alle brutte notizie è destinata a durare e quale potrebbe essere la spiegazione di questo comportamento per certi versi sorprendente?

Una possibile chiave di lettura la si potrebbe trovare nelle aspettative relative all'inflazione e ai tassi di interesse. I mercati sanno bene, infatti, che l’attuale posizione dell'economia globale all'interno della curva del ciclo economico lascia poco scampo: dopo una fase di recessione, quando si ritorna alla ripresa, a causa del livello basso del costo del denaro (e nel caso attuale eccezionalmente basso), derivante dagli sforzi fatti dalle autorità monetarie proprio per rimettere il sistema sul sentiero di crescita, la comparsa dell'inflazione è inevitabile.

Ormai, che la ripresa sia un fenomeno conclamato è difficile da negare: nell'ultima bozza del World Economic Outlook, il Fondo monetario internazionale ha mantenuto invariate le stime per il 2011 di crescita mondiale, attesa al +4,4% (+4,5% nel 2012), ha invece ridotto leggermente quelle per le economie avanzate (-0,1% rispetto alle stime di gennaio) il cui Pil è atteso in aumento del 2,4% nel 2011 e del 2,6 per cento nel 2012, stime che tengono conto del terremoto in Giappone e delle turbolenze in Nord Africa e Medio Oriente. A fronte di questa espansione anche l’inflazione si è risvegliata.

Negli Usa, a marzo, su base annuale si è registrata una crescita del 2,7%, leggermente superiore alle attese di un incremento del 2,6%, nell’area euro, sempre a marzo, l'indice dei prezzi al consumo ha segnato un incremento del 2,7% a/a oltre le attese di un +2,6%, in Cina i prezzi al consumo sono cresciuti del 5,4% a marzo, il massimo degli ultimi 32 mesi.

I mercati sanno bene anche che per contrastare il fenomeno della crescita dei prezzi al consumo le banche centrali tireranno i cordoni della borsa alzando il costo del denaro.

Se tutti gli elementi destabilizzanti emersi di recente fossero comparsi in un momento diverso del ciclo, ad esempio in una fase di espansione già matura, probabilmente le scelte degli investitori sarebbero state quelle di uscire dalle azioni, terreno rischioso, per spostarsi sui bond, ritenuti meno a rischio, in cerca quindi di maggiore sicurezza.

In questo momento, tuttavia, questa strada è difficile da percorrere in quanto le attese di rialzo dei tassi di interesse deprimono le quotazioni delle obbligazioni, rendendole poco appetibili.

Le forze che agiscono sui mercati valutari sono analoghe: date le tensioni internazionali sarebbe forse lecito attendersi una preferenza per il dollaro Usa nelle scelte degli investitori. Ms il rapporto di cambio euro-dollaro si mantiene su livelli molto elevati, in prossimità dei massimi, sul grafico, dell'ultimo anno circa, con l'euro quindi ancora molto apprezzato.

Ancora una volta le attese sui tassi di interesse sembrano condizionare le scelte alla base delle decisioni di investimento. La Bce ha lasciato intendere, infatti, di essere pronta a mettere nuovamente mano alla leva del costo del denaro dopo averlo già fatto ad inizio aprile mentre per la Fed questo momento potrebbe non essere ancora giunto.

In giro per il mondo, del resto, la corsa al rialzo per i tassi o più in generale per l'adozione di manovre restrittive è già iniziata, basti pensare alla Cina, che continua innalzare il livello delle riserve obbligatorie delle banche, o all'Australia, dove i tassi sono già al 4,75%, o all'India, dove di recente la banca centrale ha operato l'ottava stretta in un anno.

Insomma, gli investitori hanno in qualche modo le mani legate, quasi costretti dall’andamento del ciclo a preferire le azioni ai bond nonostante le tensioni belliche e finanziarie presenti nel mondo, ma ciò non significa che l'esigenza di ridurre la rischiosità dei portafogli non sia sentita. Prova ne è l'andamento dei metalli preziosi, valvola di sfogo per eccellenza per i timori e le incertezze degli investitori.

Le quotazioni del metallo giallo in dollari sono infatti sui massimi storici, quelle dell'argento, metallo molto utilizzato anche nell'industria, ai picchi degli ultimi 30 anni circa. Per entrambi si tratta di una tendenza che sembra destinata a continuare, ulteriore prova del timore che gli investitori hanno di una rapida crescita dell’inflazione.

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Ultimo aggiornamento:  21 Aprile 2011 - 11:12
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