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Il ruolo scomodo di una Cassandra


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Molto prima che la cosiddetta Primavera araba stupisse il mondo, il Fondo Monetario Internazionale aveva evidenziato i rischi di instabilità politica e sociale connessi alla crisi economica.
Nelle economie emergenti l’interruzione dei flussi monetari e degli aiuti da parte delle zoppicanti economie occidentali avrebbe però potuto creare persino rivolte e sommosse come poi effettivamente avvenuto nel Maghreb. I pericoli di instabilità sociale nelle economie dei paesi in via di sviluppo è emerso diverse volte già qualche anno fa nelle parole, per esempio, del Premio Nobel Michael Spence, membro della Commissione per la Crescita e lo Sviluppo dell’FMI.

Nel mondo occidentale, d’altra parte, la necessità di affrontare quanto prima i problemi della disoccupazione - in America e in Europa soprattutto - è emersa rapidamente nelle considerazioni degli analisti dell’FMI chiamati in vari meeting internazionali a valutare le possibili soluzioni della crisi.

Un esempio dello stretto legame tra le disuguaglianze sociali e la crisi economica in atto è reperibile per esempio nel recente saggio Inequality, Leverage and Crises di Michael Kumhof (del Fondo Monetario Internazionale) e Romain Ranciere (dell'Università di Economia di Parigi e Fondo Monetario Internazionale): i due analisti parlano del fenomeno dell'allargamento della forbice tra ricchi e poveri, che non si vedeva negli Stati Uniti fin dai tempi della Grande Depressione. Tale fenomeno viene considerato uno dei maggiori colpevoli della crisi globale: nel tempo la crescita dei redditi dei ceti più abbienti ha coperto i prestiti chiesti dai ceti meno abbienti, i quali hanno incrementato eccessivamente il rapporto debito/reddito fino a creare degli squilibri insanabili senza grossi traumi.
In altre parole, il mantenimento della classe media, messa a rischio dalla crescita della disoccupazione globale a 210 milioni di persone, è secondo Kumhof e Ranciere una soluzione imprescindibile.

Per quanto riguarda in particolare i paesi islamici le differenze fra una realtà che spazia dall’economia marocchina a quella iraniana non sono sfuggite però in passato e nel presente alle analisi del Fondo nel periodo pre-crisi. Nel World Economic Outlook (WEO) del 2007 – una delle pubblicazioni periodiche più seguite dell’Fmi – l’organizzazione internazionale aveva già analizzato le politiche di questi paesi che si stavano avvantaggiando di prezzi elevati del greggio e di una crescita della domanda interna. Un forte discrimine già allora emergeva tra paesi esportatori di petrolio e paesi importatori di petrolio nella regione: soltanto i primi, infatti, sembravano in grado di sostenere una crescita della domanda interna davvero capace di gettare i semi per una crescita di lungo periodo. Per i secondi si prevedeva un periodo più difficile che si concretizzava in stime di una crescita seguente del Pil inferiore di un punto percentuale. In pratica, già si prevedeva un Pil, nell’intera Mezzaluna Araba, in aumento di oltre il 5% negli anni successivi. In molti casi la crescita del Prodotto interno lordo negli anni successivi avrebbe anche superato queste previsioni, tuttavia un fenomeno parallelo era destinato a stravolgere lo scenario. La crescita dell’inflazione connessa agli elevati prezzi del greggio e alla spesa pubblica in ascesa era considerata già nel WEO 2007 come uno scenario di medio e lungo periodo assai prevedibile.

Già allora i redattori del report aggiungevano: “I governanti quindi dovranno calibrare con attenzione la velocità di realizzazione degli investimenti e dei progetti sociali alla capacità di assorbimento degli stessi da parte delle rispettive economie, rafforzando i meccanismi di mercato in modo da mantenere le attese di inflazione di lungo termine ancorate a livelli appropriati e in modo da migliorare la gestione degli investimenti al fine di assicurare efficienza ed efficacia della spesa pubblica”. Hosni Mubarak, ex premier egiziano assai vicino all’Occidente e “vittima politica” eccellente delle rivolte scoppiate nei paesi del Maghreb, avrebbe forse dovuto soppesare con attenzione queste parole.

Ultimo aggiornamento:  20 Settembre 2012 - 14:37


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