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La sfida tra Christine Lagarde e Agustín Carstens


L’impeachment che ha visto cadere l’ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Kahn, ha colpito il mondo delle istituzioni internazionali come un fulmine a ciel sereno in un momento molto delicato dell’economia mondiale impegnata in una difficile fase di ripresa. L’arresto con accusa di stupro di DSK - come soprannominato dalla stampa - ha letteralmente fatto gridare allo scandalo alcuni e al complotto altri mettendo fine alle ambizioni politiche dell'ex numero uno del FMI che puntava a candidarsi alle presidenziali del 2012.

Con la nomina alla massima carica dell’istituzione di Bretton Woods nel 2007, il nome di Strauss-Kahn si era andato ad aggiungere a quello di Jean-Claude Trichet alla guida della BCE, di Pascal Lamy alla direzione del WTO e di Jean Lemierre al Bers alla Banca europea ricostruzione e sviluppo, rinforzando così la posizione della Francia sullo scacchiere delle istituzioni internazionali.

Sotto la dirigenza di Strauss Kahn, si è assistito a due riforme della governance del Fondo che hanno permesso alla Cina di diventare il terzo paese per diritti di voto e hanno allargato al G20 il tavolo delle discussioni sui destini del globo.
D’altra parte proprio la Cina, insieme ad altri paesi delle economie emergenti, è stata tra i protagonisti del toto-nomine. Tra i candidati alla sostituzione di DSK infatti erano spuntati anche i nomi del cinese Zhu Min, del turco Kemal Dervis e dell’indiano Montek Singh Ahluwalia. La principale accusa rivolta dai Paesi emergenti - Brics in testa - al FMI, durante la corsa alla direzione, è stata quella di una struttura di rappresentanza “eurocentrista”.

È infatti innegabile il ruolo primario svolto da Strauss-Kahn nel sostegno all’Europa durante la crisi del debito sovrano: il salvagente da 750 miliardi di euro gettato  per evitare che l’Europa e la moneta unica affondassero è infatti composto per un terzo da linee di credito dello stesso Fondo.
L’importanza rivestita da Strauss-Kahn durante l’intero processo di salvataggio della Grecia è tale che anche Atene ha subito il contraccolpo dell’arresto e delle dimissioni dell’economista dal suo incarico.

La chiusura delle candidature per la corsa alla guida del FMI è avvenuta lo scorso 10 giugno con i due sfidanti rimasti in gara: il Ministro francese dell’economia, Christine Lagarde e il Governatore della Banca centrale messicana, Agustín Carstens.
Secondo Carstens, una sua eventuale elezione a direttore del Fondo rappresenterebbe un passo importante verso la riforma dell’istituto, viceversa l’elezione di un altro direttore europeo metterebbe a rischio la legittimità dell’FMI presso i paesi con mercati emergenti.

Nell’attesa della decisione definitiva del 28 giugno la palla sembra restare alla squadra francese.
Il voto interno, infatti, riflette le quote di capitale detenute dagli Stati e la Lagarde sembra essersi già ampiamente assicurata il sostegno statunitense ed europeo unitamente a quello di diverse nazioni africane ed asiatiche. Contrariamente, il candidato messicano non sembra aver catalizzato attorno al proprio nome numerose simpatie.
Sembra ormai definitivo l’appoggio degli Usa, che puntano alla Banca Mondiale nel 2012, al candidato francese anche perché, gli americani, vorrebbero sostituire il numero due John Lipsky, che lascerà il posto vacante a partire da agosto, con il consigliere della Casa Bianca David Lipton.
Politica e avvocato, esponente dell'UMP e attuale Ministro dell’Economia, Christine Lagarde sembra mettere d’accordo tutti. Il primo ministro russo, Vladimir Putin, recentemente, nel corso di una visita a Parigi, l'ha definita "degna" del ruolo di direttore generale dell’FMI.

Secondo il londinese Centre for European Reform, i francesi hanno un numero record di candidati e la Lagarde ha la capacità di negoziazione e le conoscenze necessarie per svolgere il ruolo di guida dell'istituzione di Bretton Woods.

Stando a quanto dichiarato recentemente dal consigliere dell’FMI Arvind Virmani la Lagarde avrebbe già la vittoria in tasca. Virmani punta il dito in particolare sulle procedure del Fondo che favoriscono i candidati europei. È ormai una consuetudine stando a quanto dichiarato dal consigliere che all’Europa vada la direzione generale del Fondo e agli Usa la poltrona più alta della Banca Mondiale.

Non resta ora che aspettare di sapere chi sarà ufficialmente il successore di Strauss-Kahn.

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Ultimo aggiornamento:  20 Settembre 2012 - 14:37


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