Una nuova mappa del potere globale
L’obiettivo è quello dello sviluppo del commercio internazionale e del mantenimento di una stabilità finanziaria globale. Lo strumento è un ampio consesso di nazioni nato alla fine della Seconda Guerra Mondiale nell’ambito degli incontri di Bretton Woods, il Fondo Monetario Internazionale. Un ente che ancora oggi è chiamato a sorvegliare l’apertura dei mercati globali e che per questo motivo non può permettersi di essere poco rappresentativo.
Se nel 1945 le quote assegnate ai vari soci membri rispecchiavano abbastanza fedelmente i rapporti di potere fra le varie economie del globo, nel corso degli anni numerosi aggiustamenti si sono resi necessari. Negli anni Duemila il mondo, però, registra dei cambiamenti economici che chiamano nuovamente il Fondo a una ristrutturazione della propria governance.
Le nazioni emergenti come il Brasile, la Russia, l’India e la Cina (i cosiddetti BRIC) hanno un peso sempre maggiore e ormai non trascurabile negli scambi internazionali. Per loro diventa necessario un ruolo nuovo anche nel Fondo Monetario Internazionale. La necessità di fare spazio alle nuove economie trova un parallelo lampante nell’attenzione che la comunità internazionale presta sempre di più al G20 (le prime venti economie tra le quali anche Cina, India e Brasile) e meno al G8 (il gruppo delle prime 8 nazioni del mondo per potere economico). La ricerca di un equilibrio per i dopo-crisi degli anni 2008-2009 deve essere discussa a un nuovo tavolo allargato.
Nell’aprile del 2008, il Consiglio dei governatori (Board of governors) vara un pacchetto biennale di revisione delle quote del Fondo con lo scopo dichiarato di adattarle alla nuova realtà globale. Si tratta della quattordicesima revisione e dovrà diventare efficace a partire dal gennaio del 2013.
In occasione dell’approvazione definitiva del pacchetto l’11 marzo del 2011 l’allora direttore generale del Fondo Dominique Strauss Kahn, dichiara: “L’implementazione di questa riforma riflette l’impegno dei membri a rafforzare l’efficacia, la credibilità e la legittimità del Fondo Monetario Internazionale”. Strauss Kahn non poteva immaginare che pochi mesi dopo sarebbe stato travolto da scandali a sfondo sessuale che avrebbero imposto una sua rapida sostituzione nel bel mezzo della crisi dell’Eurozona.
Per comprendere l’importanza fondamentale del sistema delle quote nella struttura di amministrazione del Fondo monetario internazionale bisogna innanzitutto ricordare che il versamento delle quote da parte dei paesi membri rappresenta di gran lunga la dotazione finanziaria principale del Fondo stesso, in altre parole è dalle quote che il Fondo trae le proprie risorse.
Il valore di una quota è calcolato per ogni paese con una formula complessa che tiene conto di vari criteri tra i quali il Prodotto Interno Lordo, l’apertura agli scambi commerciali con le altre nazioni e altri fattori ancora. Negli anni i criteri di rappresentazione dei popoli presso il Fondo Monetario sono stati oggetto di diverse critiche, per questo l’ultima riforma cerca di tenere conto delle critiche più diffuse. Con la revisione appena varata quindi il numero delle quote sostanzialmente raddoppia per fare largo alle “nuove potenze”.
I numeri in gioco diventano chiari se si considera che le quote del Fondo Monetario Internazionale ha una propria unità monetaria, i diritti speciali di prelievo (SDR Special Drawing Rights): il 26 maggio del 2011 un SDR valeva 1,588370 dollari americani. Con la nuova riforma alla fine dei due anni le quote complessive dell’Fmi passeranno da 238,4 miliardi di SDR a 476,8 miliardi di SDR, pari a circa 750 miliardi di dollari.
Fra gli obiettivi della nuova riforma c’è anche quello di una maggiore rappresentanza anche delle nazioni più povere, per questo oltre il 6% delle quote dei paesi più rappresentati sarà distribuito alle nazioni meno rappresentate. Numerose critiche sono state però rivolte anche al nuovo sistema. In ogni caso al termine del biennio la percentuale dei diritti di voto del G7 dovrebbe passare dal 45,1 al 41,2% mentre quella dei paesi in via di sviluppo dovrebbe crescere dal 39,4 al 44,7 per cento. Il peso dell’Europa a 27 passerà – in termini di voto – dal 32,5 a 29,4% e quello degli Stati Uniti dal 17 al 16,5% mentre quello dell’Asia crescerà dal 10,4 al 16,1 per cento. La Cina diventerà il terzo Paese membro e fra i dieci principali azionisti del Fondo Monetario Internazionale figureranno anche il Brasile, l’India e la Russia.
La ricerca di nuovi equilibri comincia perciò da un allargamento del tavolo dove vengono decise le sorti finanziarie delle nazioni in crisi e gli interventi di aiuto in caso di emergenza sui mercati, come per la crisi dell’Europa periferica. Lo scandalo che ha coinvolto Strauss Kahn e lanciato la candidatura della francese Christine Lagarde è giunto per questo in un momento delicato. L’Europa ha dato per scontato un sostegno del Fondo e di conseguenza vorrebbe alla sua guida un europeo. Questa epoca, però, richiederebbe un rappresentante dei paesi emergenti. Non a caso qualcuno ha ricordato che già nel 2007 Jean Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, aveva dichiarato che probabilmente Strauss Kahn sarebbe stato l’ultimo europeo alla guida del Fondo Monetario Internazionale.

Ultimo aggiornamento: 20 Settembre
2012 - 14:37