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Interlocutori e limiti di un player globale


Bullet Prima parte | Bullet Seconda parte

Con i suoi interventi ai quattro angoli del globo il Fondo Monetario Internazionale spesso condiziona i destini di intere nazioni e la storia decennale di intere popolazioni.
Capire quindi con chi si confronta questa istituzione e come è ipso facto capire come funziona. Per esempio il Fondo, sebbene in cambio dei propri prestiti imponga spesso severe e vincolanti politiche ai paesi finanziati, ha un naturale interlocutore e limite nei governi, nelle banche centrali, nei poteri legislativi delle nazioni. A questi spetta il compito di mettere in pratica i “consigli” dell’Fmi e dalla loro azione può concretamente dipendere il successo o l’insuccesso delle manovre complessive dell’ente di Washington.
La regolamentazione dei rapporti del Fondo Monetario Internazionale con i legislatori nazionali è articolata sin sulla soglia della pedanteria a riprova dell’importanza di questo nesso fondamentale tra Fmi e legislatori nazionali. Ai rappresentanti del Fondo sono richiesti contatti diretti ed estesi con i gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione, con le commissioni e con tutti i soggetti che legiferano su temi di carattere economico. In ogni caso è fatto espresso divieto ai rappresentanti di sostituire il proprio confronto con il Parlamento a quello tra Parlamento e Governo: verrebbe da dire per fortuna, ma il fatto che i rapporti fra potere esecutivo e legislativo di una nazione sovrana siano anche solo potenzialmente penetrabili da parte del Fondo Monetario Internazionale la dice lunga sulla sua influenza.

Esistono anche sedi più collegiali di confronto con i parlamenti come il Parliamentary  Network on the World Bank che rappresenta un tavolo di confronto globale sulle best practices legislative, ma ha anche diversi limiti concreti. Sicuramente lo statuto di Agenzia speciale dell’Onu ha un peso nella definizione dei rapporti internazionali dell’Fmi, ma proprio in quanto agenzia speciale l’istituto di Washington gode, nei confronti delle Nazioni Unite, di un’autonomia sia gestionale che finanziaria e riduce dunque i pareri dell’Onu a un ruolo semplicemente consultivo e non vincolante. L’interconnessione con i diversi policy maker internazionali nel tempo è comunque cresciuta e con la crisi in corso ha anche imposto una sequenza sempre più serrata di confronti fra istituzioni internazionali di diversa natura e orientamento.

La crescente interazione con altri soggetti internazionali risalta invece dall’annuale Mutual Assessment Process (MAP) del G20 fondato nel 2009 al Summit di Pittsburgh con l’obiettivo di favorire una stabilizzazione dei mercati globali nel medio termine. L’ultima riunione è stata lo scorso 9 giugno e ha posto le basi perché il prossimo novembre a Cannes sia annunciato un Piano di Azione che dovrà applicare i modelli e metodi sviluppati negli ultimi due anni dal Fondo Monetario Internazionale con l’aiuto di altre organizzazioni internazionali che hanno prestato le proprie competenze (dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro all’Organizzazione Mondiale del Commercio, dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico alla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo). In pratica, l’MPA rappresenta probabilmente uno dei progetti più “collaborativi” dell’intera storia del Fondo Monetario Internazionale e, significativamente, fa riferimento al G20, ossia alle prime 20 economie del mondo al cui tavolo si decidono ormai le sorti della globalizzazione (diversamente che da pochi anni fa quando era il G8 a decidere tutto).

 

Ultimo aggiornamento:  20 Settembre 2012 - 14:37


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