Il Prezzo del Petrolio

Il Prezzo è regolato dal consumo non dalla produzione



21 Set - 10:45

L’11 luglio del 2008 il petrolio ha toccato un record storico a 147,27 dollari facendo tremare il mondo, dopodiché è sceso fino a stabilizzarsi fra i 60 e i 70 dollari di metà 2009.

Attualmente il petrolio viene scambiato in massima parte a New York sul Nymex (New York Mercantile Exchange) e a Londra sull’Ice (IntercontinentalExchange), nel tempo però stanno acquistando importanza i mercati di Singapore e Shangai. La stessa Autorità per l’Energia italiana ha proposto la creazione di una borsa del greggio tutta europea. D’altra parte i meccanismi speculativi e il troppo stretto legame del petrolio con il dollaro hanno spinto diversi paesi a chiedere che la contrattazione del petrolio avvenga anche in altre valute. Forse un quarto del consumo globale di petrolio da parte degli Stati Uniti non basta più al mondo, forse la crescita dei consumi di petrolio in diversi paesi emergenti (come la Cina che già è la terza economia globale) inevitabilmente doveva portare a un maggiore peso di queste realtà nel processo di formazione dei prezzi del greggio. Ancora una volta la differenza viene insomma dal consumo e non dalla produzione.

Ma quanto petrolio consuma il mondo? Nel 2006 sono stati consumati globalmente circa 85 milioni di barili al giorno (includendo tutti i carburanti liquidi quindi anche le trascurabili quote di biocarburanti, bitume e carburanti liquidi prodotti dal carbone o dal gas): secondo l’Eia (l’Agenzia del Dipartimento del Tesoro americano che si occupa di energia) nel 2030 si potrebbe arrivare a 106,6 milioni di barili di petrolio al giorno. La produzione mondiale nello stesso anno 2006 è stata di 84,6 milioni di barili nello stesso anno.

La produzione però, va ricordato, è modulabile e in tempi di crisi come questi gli impianti riducono le proprie performance per salvaguardare i propri margini. Ma chi produce petrolio nel mondo? I paesi membri dell’Opec coprono circa il 40% della produzione mondiale, ma anche Russia, Stati Uniti, Europa e altri paesi asiatici e sudamericani hanno una buona fetta dei giacimenti globali. Secondo alcune stime entro quarant’anni il petrolio potrebbe finire o diventare troppo caro (il che è lo stesso) e manca ancora un’alternativa credibile al suo utilizzo.

Certo si tratta di stime molto difficili da fare perché si calcolano su riserve e consumo che variano con le scoperte e gli esaurimenti dei giacimenti da un lato e con il variare della domanda (anche in base alla tecnologia disponibile) dall’altro. Troppo conveniente, facile da trasportare, energetico per essere sostituito semplicemente con altro, il petrolio rimane comunque ancora oggi al centro di ogni discorso sulle politiche energetiche globali.

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