Nel primo decennio degli anni Duemila il gas è diventato per l’Europa in generale e per l’Italia in particolare una risorsa strategica imprescindibile. Lo ha dimostrato con chiarezza già la crisi del gas ucraino del 2006, quando un contrasto politico ed economico tra Kiev e Mosca ha ridotto improvvisamente le nostre forniture del 24% e costretto il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola a chiedere un abbassamento del riscaldamento nelle case di due gradi. Qualcuno già allora ha ricordato le “domeniche a piedi” della crisi petrolifera degli anni ’70, gli altri si sono accorti improvvisamente della nostra stretta dipendenza da questa risorsa.
Eppure il gas è da sempre meno vantaggioso del petrolio per via della sua scarsa “densità” energetica: a pari temperatura e pressione un metro cubo di gas produce un millesimo dell’energia prodotta dallo stesso volume di petrolio. Questo lo rende difficile da trasportare. Senza considerare che con il petrolio si fanno anche la plastica e mille altre cose, mentre col gas solo elettricità, calore e, in minima parte, movimento. Eppure oggi il gas acquista un sempre maggiore peso nei rapporti internazionali.
Circa il 40% del gas mondiale è impiegato per generare energia elettrica: nel 2006 il mondo ha bruciato quasi 3 mila miliardi di metri cubi (dati Eia) e nel 2030 ne potrebbe bruciare 4.330 miliardi di metri cubi. Più della metà della produzione elettrica italiana (il 54%) deriva dal gas. L’Europa consuma ogni anno 600 miliardi di metri cubi di metano e i maggiori importatori di questa materia prima sono Germania, Italia e Turchia. Secondo stime dell’Eni le riserve globali di gas ammontano, nel 2007 a circa 181,9 trilioni di metri cubi, il problema però rimane il trasporto che, quando non richiede costose condotte che attraversano territori politicamente instabili, devono essere liquefatti e trasportati via navi per poi essere ritrasformati in gas all’arrivo (Gnl).
Circa 120 miliardi di metri cubi di gas in Europa provengono dalla Russia che, proprio dalla crisi del 2006, ha iniziato a usare le proprie forniture come una potentissima arma geopolitica. Già nel 2011 il Baltico sarà attraversato da Nord Stream: 1.220 chilometri di gasdotto capaci di trasportare 55 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia alla Germania e a tutta l’Europa.
Più complicata la faccenda a Sud, dove si confrontano i progetti alternativi del South Stream e del Nabucco. Il South Stream nasce da un accordo fra la nostra Eni e la russa Gazprom, parte dalla Russia, attraversa il Mar Nero, e si biforca in Bulgaria: un ramo verso l’Italia l’altro verso Vienna e l’Europa. Il progetto europeo del Nabucco gode invece del forte appoggio degli Stati Uniti che temono lo strapotere energetico russo in l’Europa e preferirebbero che il gas europeo provenisse dai paesi amici dell’Azerbajan e dell’Iraq.
La dipendenza dell’Europa dal gas è però destinata a crescere. D’altra parte l’Italia importa già il 30% del proprio gas da Mosca e non potrà fare a meno di questo partner nel futuro, anche se sta differenziando i propri fornitori per conquistare più autonomia. Il progetto del gasdotto Itgi (Interconnessione Turchia, Grecia, Italia), che sarà realizzato da Edison, Depa e Desfa e permetterà di importare dal Mar Caspio 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno, è, per esempio, in uno stadio più avanzato di South Stream.
Fondamentali sono anche i rapporti con l’Algeria: il progetto Galsi prevede che l’Italia importi dal Paese africano 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno via Sardegna. Vi partecipano attori di primo piano come l’algerina Sonatrach e le italiane Enel, Edison, Hera e Snam Rete Gas. Quest’ultima ha anche realizzato il più lungo gasdotto del Mediterraneo, il Greenstream, che collega la Libia alla Sicilia e può trasportare fino a 8 miliardi di metri cubi l’anno.
A queste “pipeline” vanno aggiunte le risorse derivanti dai rigassificatori italiani. L’unico attualmente operativo è quello di Panigaglia, ma è previsto il completamento del terminale Gnl (gas naturale liquefatto) di Rovigo che consentirà l’accesso al mercato italiano di diversi fornitori internazionali. Il progetto complessivo per il gas italiano è stato tracciato però a Roma: l’obiettivo è trasformare l’Italia in un hub europeo del gas, un nodo per il transito dell’energia verso il Vecchio Continente.
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