Tutt’altro che superato il carbone è oggi una delle maggiori fonti di energia elettrica del mondo. Una volta serviva a far correre i treni verso il Far West, i battelli sul Mississippi o ad alimentare le fumose industrie della prima Rivoluzione industriale inglese. Attualmente il carbone produce la metà dell’energia elettrica degli Stati Uniti e il 70-80% di quella della Cina. Il suo ruolo è dunque indispensabile nel panorama energetico globale e anche in Europa la Germania ricava dal carbone il 20-30% della propria elettricità (in Italia la quota è del 10% circa).
Nel 2006 il 41% dell’elettricità prodotta nel globo è provenuta dal carbone e, sempre secondo i dati dell’Eia (l’Agenzia ad hoc del Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti), nel 2030 si potrebbe salire al 43 per cento. La crescita della domanda di energia trascinata negli ultimi anni dai paesi emergenti è in massima parte attribuibile al carbone la cui combustione ha generato nel 2006 7,4 trilioni di kilowattora in giro per il mondo. Ogni anno in Cina vengono installate centrali a carbone per 80 mila MW di potenza e si prevede che lo sfruttamento di questa risorsa continui per molti anni. “Un po’ come se ogni mese venissero costruite due nuove centrali grandi come quella di Civitavecchia”, commenta Giuseppe Girardi, esperto dell’Enea per i progetti sul carbone pulito.
Ma qual è stato il vantaggio competitivo del carbone sulle altre fonti energetiche? “Innanzitutto il costo – ci spiega Girardi – L’investimento iniziale in una centrale a carbone è elevato, ma il basso costo del combustibile permette di rifarsi delle spese con minori rischi. A differenza per esempio del nucleare, che presenta elevati costi anche per la gestione delle scorie”.
Ma se il carbone è diventato la più importante risorsa energetica della Cina, è anche la causa del suo primato nella produzione di anidride carbonica. La stessa CO2 prodotta dalle centrali elettriche di tutto il mondo è il principale gas serra messo all’indice dal protocollo di Tokyo e un corretto sfruttamento di tutte le risorse fossili del pianeta non potrà prescindere da un progresso tecnologico adeguato nei sistemi di cattura e stoccaggio dall’anidride carbonica. Lo studio di nuove tecnologie e lo sviluppo delle centrali a carbone pulito potrebbero però cambiare tutto e nuovi pioneristici progetti vengono messi a punto in tutto il mondo. Al termine di processi di “pulitura” dalle impurità (coal washing) e di gassificazione del carbone, sofisticati sistemi di combustione massimizzano già l’efficienza dei processi. Per le grandi quantità di anidride carbonica prodotte sono stati studiati diversi processi di stoccaggio. Rimane però la difficile sfida dei costi.
“Considerando la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di anidride carbonica gli impianti arrivano a costare fino al 50% di più – spiega Girardi – Estrarre e stoccare una tonnellata di CO2 quindi arriva a costare circa 50-70 dollari: naturalmente si tratta di valori medi, in quanto i costi dipendono fortemente dal tipo di impianto, dalla sua localizzazione più o meno distante dal sito di stoccaggio della CO2. Il gap con i diritti per l’emissione dei fumi previsti dal Protocollo di Tokyo e attualmente scambiati a 15-20 dollari rimane troppo elevato. Lo sviluppo delle tecnologie e la dimostrazione in realizzazioni industriali si pongono proprio l’obiettivo di colmare tale gap, così come l’azione di politica energetica dei governi su scala mondiale. L’Europa è in corsa, ed all’avanguardia, per cercare di trovare una soluzione a questo problema”.
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