Energia Geotermica

Geotermia



Dal sottosuolo l’energia del futuro



12 Ott - 10:22

Era il lontano 4 luglio 1904 quando il principe Piero Ginori Conti accese cinque lampadine sfruttando, per la prima volta nella storia, il vapore del sottosuolo toscano di Larderello per generare energia elettrica. Già nel 1913 la prima centrale geotermica del mondo aveva una potenza installata di 250 chilowatt. A fine 2006 nell’area di Larderello è installata una potenza complessiva di 562,5 MW.

Lo sfruttamento della geotermia del sottosuolo toscano è, però, precedente alle invenzioni del principe Ginori e lo stesso centro di Larderello deriva il proprio nome da François-Jacques de Larderel che avviò, a inizio ‘800 l’uso industriale delle acque boriche del sottosuolo di quella zona.

Durante lo scorso secolo le tecnologie per lo sfruttamento dell’energia geotermica si diffondono in tutto il mondo e in qualche caso finiscono per essere messe in secondo piano proprio in Italia. La riconferma nel fatto che nel 2008 in Italia le fonti rinnovabili sono cresciute complessivamente del 21% rispetto all’anno prima con un’unica eccezione: quella dell’energia geotermica che invece ha subito una flessione dello 0,9 per cento.

A fine 2006 la potenza elettrica geotermica installata in Italia è di 810,5 MW e copre appena l’1,7% dell’energia prodotta nel Bel Paese, pur soddisfacendo il 25% dei consumi toscani. Nel 2007 gli Stati Uniti vantano una potenza geotermica installata di 2.687 MW, seguiti dalle Filippine (1.969 MW), dall’Indonesia, dal Messico e, infine, dall’Italia (810,5 MW). Complessivamente nel mondo gli impianti geotermici producono, a fine 2007, 10 GW di energia elettrica, circa lo 0,3% della domanda globale di energia. Le centrali geotermiche più importanti del globo sono quelle dei Geysers (California, Stati Uniti) e la società più importante del mondo è la compagnia petrolifera americana Chevron Corporation assieme alla quale si potrebbe citare la Reykjavic Energy Invest.

Ma come si produce l’energia elettrica dal calore del sottosuolo? Per capirlo bisogna ricordare che per ogni 100 metri di profondità nel sottosuolo la temperatura aumenta di 3 gradi. Questo praticamente ovunque e la temperatura può salire di molto in prossimità di vulcani e zone sismiche. Incanalare in turbine di generazione i vapori provenienti naturalmente dalle visceri della terra o immessi in profondità artificialmente consente dunque di sfruttare una fonte d’energia rinnovabile, a basso impatto ambientale e potenzialmente eterna.

Una precisazione, però, si fa necessaria a questo punto: l’impiego ideale dell’energia geotermica, salvo casi specifici, è in generale nel riscaldamento (o raffreddamento) degli edifici piuttosto che nella generazione di energia elettrica. Lo dimostra il caso limite dell’Islanda dove circa l’85% delle case è scaldato con il calore del sottosuolo. Ai 10GW di generazione elettrica della geotermia mondiale vanno infatti sommati, a livello globale, altri 28 GW di riscaldamento diretto. Gli Stati Uniti, anche in questo campo, rimangono il Paese leader con 600 mila pompe di calore installate. A distanza seguono Svezia (60 mila unità), Cina e Svizzera.

I vantaggi del riscaldamento geotermico sono notevoli. Lo sfruttamento della differenza di temperatura tra sottosuolo e superficie terrestre ha, infatti permesso la nascita della geotermia a bassa entalpia, che, sfruttando questo principio, consente la climatizzazione per uso civile o industriale a prezzi competitivi. In pratica sotto un edificio vengono interrate delle tubature collegate in circuito con il resto dell’edificio, a esse è collegata una pompa di calore che consente di massimizzare gli scarti di temperatura e che è alimentata da energia elettrica (eventualmente fotovoltaica). La durata centenaria di un impianto, la scarsa manutenzione, l’abbattimento dei costi di esercizio fino all’80% rendono spesso conveniente questa tecnologia. Il teleriscaldamento che ha destato l’interesse anche di diverse società dei servizi italiane è d’altra parte un’applicazione di questi principi su larga scala.

L’impatto ambientale degli impianti geotermici è alquanto ridotto rispetto alle fonti fossili anche se le centrali geotermiche tradizionali, a causa del cattivo odore derivante dall’idrogeno solforato e dell’impatto sul paesaggio, sono state criticate spesso dalla popolazione locale. L’idrogeno solforato e l’anidride carbonica che riemergono con i gas del sottosuolo contribuiscono inoltre al surriscaldamento globale e alle piogge acide, sebbene le nuove tecnologie consentano di contenere questi effetti collaterali.

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