Energia e Investimento in Borsa
L'Energia per l'Investitore
Le materie prime, le cosiddette commodity, collegate al mondo dell’energia come il petrolio o il gas naturale sono contrattate ogni giorno con volumi enormi
11 Dic
- 17:48
Le materie prime, le cosiddette
commodity, collegate al mondo dell’energia come il petrolio o il gas naturale sono contrattate ogni giorno con volumi enormi. Il più grande mercato del settore è lo storico
Chicago Mercantile Exchange (Cme), che comprende il
Nymex e sul quale passa il maggior numero di contratti su materie prime come il petrolio o il grano. Ogni giorno sul Cme sono scambiati circa
1,25 milioni di contratti sull’energia.
Un altro mercato di rilievo nel settore dell’energia è l’
Ice (IntercontinentalExchange) anch’esso americano e quasi sempre contrapposto al Nymex per la sua specializzazione nella varietà “europea” di petrolio
Brent. Le contrattazioni sul Nymex sono invece più concentrate sul petrolio “americano”
WTI (West Texas Intermediate).
Entrambi questi mercati però sono preclusi ai piccoli risparmiatori: richiedono investimenti minimi di grossa taglia e particolari caratteristiche per l’accesso. Sono in pratica riservati a operatori specializzati come compagnie petrolifere, grandi banche d’affari, produttori di energia.
L’avvento di strumenti finanziari come gli
Etf (Exchange Traded Fund), gli
Etc (Exchange Traded Commodities) o i
Certificate ha però cambiato le cose e dato anche al mercato retail la possibilità di investire su questi prodotti o su indici correlati.
In pratica determinati emittenti hanno creato delle società veicolo che investono in materie prime (ma anche su azioni e altri prodotti finanziari) e le cui quote sono contrattate come normali azioni con caratteristiche di taglio e liquidità del tutto simili ai tradizionali mercati azionari. Esiste oggi una varietà enorme di prodotti di questo tipo, fra i quali spiccano gli Etf e gli Etc, che consentono di investire in asset class (ossia attività di vario tipo) fino a ieri precluse ai normali investitori.
Un
Etf ha sempre l’obiettivo di replicare passivamente un certo indice di riferimento (benchmark) al quale è collegato: nel nostro caso l’indice può rappresentare una serie di prodotti derivati del petrolio, dal carbone o un insieme di società operanti nel settore dell’energia. La differenziazione degli investimenti consente di abbassare il rischio che si avrebbe puntando su un unico prodotto. Agli Etf sono collegati commissioni e dividendi. In pratica la varietà degli investimenti possibili oggi è estrema ed esistono prodotti che consentono di puntare su titoli collegati all’energia in generale, alle società operanti nel campo dell’energia da fonti rinnovabili, al settore del nucleare o a quello dei biocarburanti.
Gli
Etc permettono poi di puntare su prodotti ancora più specifici come una singola commodity sulla quale invece gli Etf non possono concentrarsi perché, per ragioni regolamentari, devono differenziare i propri investimenti. Con gli Etc si può puntare direttamente sul gas naturale, sul Brent, sul WTI, sul gasolio e su altre materie prime i cui “mercati reali” sono preclusi ai piccoli risparmiatori. L’interesse degli investitori, particolarmente in Italia, è molto alto, tanto che Borsa Italiana è il primo mercato in Europa per numero di contratti e il terzo per controvalore degli scambi.
La complessità cresce ancora se si passa a prodotti derivati come i
Certificate che replicano anch’essi un benchmark sottostante, ma presentano caratteristiche diverse. La principale suddivisione interna ai Certificate è quella tra
Investment Certificate, che replicano fedelmente un indice sottostante (per esempio titoli del comparto energetico o future sul petrolio o su altre materie prime), e
Leverage Certificate, che invece applicano un effetto leva che amplia le oscillazioni del benchmark. In quest’ultimo caso, se il sottostante perde, il certificato perde di più e se guadagna, guadagna di più: si tratta di strumenti più speculativi adatti a un investitore esperto. Esistono delle varietà di Certificate che garantiscono un rendimento minimo (
bonus) o la protezione del capitale investito (
equity protection).
È sempre necessario, però, conoscere nel dettaglio le caratteristiche del prodotto. Per esempio il rendimento della maggior parte degli investment certificate con bonus è quasi sempre garantito entro certi limiti (di solito il 30-40%): la volatilità di materie prime come il petrolio negli ultimi anni ha in molti casi fatto decadere la clausola che garantiva il capitale. Anche il meccanismo di aggiornamento di sottostanti quali future sul petrolio o altro (
rollover) può in certi casi generare delle sorprese per l’investitore e non tutti gli strumenti hanno una rettifica automatica di questi fattori.
L’investimento del pubblico retail nei mercati delle materie prime ha inoltre negli ultimi anni generato dei fattori distorsivi macroeconomici notevoli. Secondo diverse stime il volume delle speculazioni su prodotti come il petrolio supera oggi di dieci volte il valore effettivo del petrolio in circolazione. Il pericolo di bolle speculative sulle commodity è inoltre assai presente in momenti di grande liquidità sui mercati come quello attuale e i rischi per i piccoli investitori quindi si moltiplicano. L’altalena del greggio e delle industrie collegate negli ultimi anni ha creato molte ricchezze, ma distrutto anche molti investimenti. Artificiosi rialzi dei mercati delle commodity legati alla speculazione e non a genuine oscillazioni della domanda danneggiano poi in molti casi le imprese che se ne servono con un effetto domino sull’economia reale.