La ricetta del risparmio contro la crisi energetica ha ancora troppo poco appeal per l’uomo comune, eppure le potenzialità sono enormi. È ancora difficile capire che è possibile mantenere il nostro stile di vita e ridurre significativamente i consumi delle nostre case, delle nostre auto, dei nostri uffici. Il filo rosso dello spreco s’intreccia con tutti i settori produttivi e alla fine gonfia la nostra bolletta energetica fino all’inverosimile.
Il caso italiano è persino estremo. “Nel settore residenziale siamo il Paese che ha i consumi maggiori in Europa - ci spiega l’architetto Gaetano Fasano, esperto dell’Enea nel settore dell’efficienza energetica - consumiamo, infatti, dal 30 al 40% in più rispetto alla media europea”. Gli sprechi, nel settore terziario specialmente, sono giganteschi. “In Italia ci sono circa 28 milioni di abitazioni - aggiunge Fasano - se ne prendiamo anche solo la metà, cioè 14 milioni, un piccolo risparmio di 1 Kwh per abitazione, ci darebbe un risultato complessivo di 14 milioni di Kwh risparmiati ogni anno”. In media il riscaldamento incide sui consumi energetici domestici per il 67%, l’elettricità per il 16%, l’acqua calda è all’11% e l’uso della cucina al 5%.
Nell’edilizia l’Italia presenta una situazione particolare perché, evidenzia l’ingegnere Giampaolo Valentini che lavora con l’Enea alle politiche di risparmio energetico e alle incentivazioni del governo al settore, “Il parco immobiliare italiano è stato costruito per il 70% circa prima degli anni ‘70 quando non esisteva alcun criterio di efficienza energetica. Questo significa che consumiamo ogni anno più di 150 Kwh per ogni metro quadro: nel Nord Europa si scende a un terzo della nostra media. Ci sono, però, anche casi di eccellenza, per esempio la Provincia di Bolzano non dà l’abitabilità a edifici con consumi superiori ai 70 Kwh per metro quadro l’anno”.
Da un paio d’anni anche l’Italia ha messo in campo politiche che migliorano l’efficienza energetica spesso in realtà dettate da direttive europee o norme internazionali in materia, ma che stanno ottenendo dei risultati. “Nel 2007 le prime detrazioni fiscali del 55% sugli interventi per rendere più efficiente la propria abitazione hanno ottenuto richieste per 106 mila interventi - ci spiega Valentini - nel 2008 siamo passati a 244 mila interventi e quest’anno dovremmo mantenere questo livello o superarlo. Nel frattempo gli incentivi sono stati prorogati fino alla fine del 2010”.
Gli interventi principali sono su finestre e imposte, poi vengono pannelli solari e impianti termici, ma un intervento sul cassonetto delle finestre può fare risparmiare fino al 15% dei consumi e costa poco. I risultati a volte sono sorprendenti: “Con interventi sulla copertura e sulle pareti opache abbiamo già sperimentato un risparmio dei consumi del 65% in una città del Nord”, ci racconta Fasano. Un’ottica di intervento allargato dall’appartamento all’intero edificio potrebbe dimezzare le nostre bollette.
Quello che ancora manca, lamentano gli esperti, è una campagna di informazione adeguata su queste tematiche e l’Enea non ha risorse adeguate per finanziarla. Il gap spesso è semplicemente culturale, anche se le difficoltà sono molteplici e spesso emergono dall’enorme complessità delle nostre economie.
Gli incentivi del 55% sono in gran parte rivolti al settore residenziale e, anche se possono usufruirne anche le aziende, il 90% delle detrazioni è usato dai privati. Se però in Europa il settore civile consuma più del 30% dell’energia, ai trasporti rimane un 29% della torta e all’industria circa il 20%. C’è però da dire che già dagli anni ‘80 le industrie si sono incamminate sulla via del risparmio energetico raggiungendo risultati notevoli.
L’efficienza dei trasporti rappresenta, invece, un caso a parte. Gli interventi sul settore aereo appaiono ancora oggi troppo costosi e complessi, mentre su gomma i grandi passi avanti fatti nella motoristica lasciano spazio a interrogativi sul futuro dei nostri spostamenti: che si punti sull’idrogeno, sull’elettricità, sul Gpl o sui biocarburanti, il rapporto costi/benefici sarà da calcolare con cura e gli investimenti in infrastrutture sono lontani dal decollare.
Rimane il treno: oggi i vagoni sono più aerodinamici, ma il treno per “viaggiare” necessita di energia elettrica. Alimentare la rete però comporta produzione, trasformazione, dispacciamento e altre cose che registrano inefficienze che incidono fortemente sui consumi.
Da uno studio fatto a livello UE risulta che ogni anno in Europa il 27% di energia elettrica si disperde per queste cause. “Dobbiamo cominciare a ragionare in termini di sistema, afferma l’architetto Fasano. In quest’ottica ripensiamo le stazioni come produttori di energia, che con interventi integrati con le fonti rinnovabili e impianti in cogenerazione (elettricità e calore) o in trigenerazione (elettricità, calore e freddo) potrebbero diventare esse stesse dei punti di produzione energetici”.
Le cose da fare però sono ancora molte: sistemi di controllo dell’illuminazione negli edifici potrebbero tagliare la spesa elettrica del 20/30% e ripagarsi in 3-4 anni. Solo il 6% o poco più dell’energia ingoiata da una lampadina a incandescenza va in luce, se va bene dal 2010 (e solo sopra i 100 W) le lampadine tradizionali saranno bandite: sono però prevedibili forti resistenze anche dai produttori. La nostra industria, infine, è poco attenta e si serve spesso di impianti sovradimensionati che consumano molto più del necessario. Persino le lucette dello stand-by nelle nostre radio e televisioni, secondo un calcolo recente dell’Unione Europea, arrivano a consumare fino a 30-40 W per mantenere la tensione. In negozio però è difficile trovare elettrodomestici che non ce l’abbiano.
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