Tuttavia sarebbe sbagliato archiviare il vertice come un vero e proprio fallimento: dal punto di vista politico infatti Cop15 ha sancito la definitiva presa di coscienza del grosso problema del surriscaldamento globale da parte dei governi di tutto il mondo e la promessa a ridurre le emissioni di CO2.
I punti fondamentali su cui il vertice era chiamato a rispondere erano relativi al quantitativo di emissioni per i paesi più industrializzati, alla verifica sugli impegni dei paesi in via di sviluppo ed all’assegnazione a quest’ultimi degli strumenti per far fronte ad una concreta riduzione delle emissioni di gas serra.
Tuttavia, eccezion fatta per gli aiuti finanziari, nessun obiettivo è stato raggiunto e le previsioni sul vertice da parte delle principali associazioni ambientaliste sono state rispettate in pieno: gli impegni sono stati presi solo a parole e non hanno vistoun piano concreto volto a rimuovere i principali ostacoli politici ed economici che si frappongono ad un progetto condiviso sul tema clima e surriscaldamento globale.
Anzi, proprio sul fronte politico, il vertice sembrava essere giunto ad un punto di rottura con l’abbandono da parte di alcuni paesi appartenenti al G77 (formato da quelli in via di sviluppo più la Cina) dopo la notizia di un documento riservato fra Stati Uniti, Gran Bretagna e Danimarca il cui obiettivo era imporre entro il 2020 un picco massimo di emissioni.
Particolarmente polemica poi è stata la presa di posizione della Cina troppo preoccupata a sostenere la propria crescita economica lasciando ai paesi occidentali le principali responsabilità in materia di inquinamento. I paesi in via di sviluppo facendo appello alla serietà dei governi hanno chiesto di mantenere i vincoli fissati a Kyoto e le promesse fatte dai paesi industrializzati di tagliare del 40% le emissioni di gas nocivi entro il 2020.
Gli americani che non avevano ratificato Kyoto hanno riproposto invece il vecchio progetto di legge che prevedeva la riduzione delle emissioni di gas serra del 4% dal 1990 al 2020. Secondo i climatologi dall’inizio dell’era industriale nell’atmosfera terrestre sono stati emessi 500 miliardi di tonnellate di carbonio, pari a 1,8 milioni di megatonnellate di CO2. Con le emissioni attuali serviranno 20 anni per limitare il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi, tale è il limite per evitare conseguenze più catastrofiche legate al cambiamento climatico. Se le emissioni future toccheranno i 500 miliardi di tonnellate le possibilità di rimanere al di sotto dei 2 gradi scenderanno dall’attuale 75% al 50%, il che implica che entro il 2050 le emissioni dovranno essere tagliate dell’80% rispetto ai livelli del 1990.
Per quanto riguarda i finanziamenti, infine, sono stati deliberati 100 miliardi di dollari per i paesi in via di sviluppo, unico vero obiettivo raggiunto dal vertice, che per il resto, come detto, si è più volte arenato sulle diverse posizioni dei vari partecipanti
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