La nube di cenere del vulcano islandese Eyafjallajokull rischia di far piovere sul bagnato. Lo scorso anno le compagnie aeree di tutto il mondo hanno perso circa 9,4 miliardi di dollari, ma quest’anno speravano di ridurre le perdite a 2,8 miliardi di dollari.
Ora però il vulcano islandese potrebbe frenare la ripresa proprio quando, secondo il direttore generale dell’Associazione internazionale delle compagnie aeree (Iata) Giovanni Bisignani, si era a metà del recupero. Il più danneggiato è, infatti, proprio il mercato aereo europeo che potrebbe dunque perdere più dei 2,2 miliardi di dollari di rosso preventivati dalle compagnie nel 2010. Quest’anno si sperava di ridurre le perdite nel Nord America a 1,8 miliardi di dollari e quelle globali a 2,8 miliardi di dollari, ma le incertezze sulla tenuta della ripresa nella primavera del 2010 mettono a rischio tutto lo scenario globale.
Ancora una volta la crisi esaspera le tendenze già in atto da tempo sui mercati globali. Nel 2010 gli unici mercati per i quali ci si attende una crescita del comparto aereo sono quello dell’Asia-Pacifico, che dovrebbe guadagnare circa 900 milioni di dollari, e quello dell’America Latina, dove le compagnie riunite nella Iata prevedono di guadagnare circa 800 milioni di dollari
L’evoluzione del traffico aereo (e dei proventi delle compagnie) segue dunque da vicino l’andamento generale dell’economia e i paesi dell’Estremo Oriente e del Sud America fanno da testa d’ariete della ripresa. D’altra parte un recente report di Airbus, il maggiore costruttore di aerei del mondo insieme a Boeing, sottolinea questa tendenza già in atto da quasi quarant’anni: se si accosta l’andamento del prodotto interno lordo globale a quello della crescita del traffico aereo si nota un parallelismo sorprendente tra i due indicatori.
Le stime sull’intero settore fino al 2028 prevedono una crescita media dei passeggeri del 4,7% l’anno. Nei prossimi 18 anni la frequenza dei voli dovrebbe superare il doppio di quella di oggi. Per ridurre il costo dei voli per passeggero la dimensione media degli aerei potrebbe crescere entro il 2028 del 26% ossia aumentare di più di un quarto.
In venti anni, calcolano i ricercatori della Airbus, il trasporto aereo potrebbe giungere a impiegare direttamente 8,5 milioni di persone con un contributo di 1 trilione di dollari al Pil mondiale. Considerando anche tutto ciò che sta “intorno” al trasporto aereo – dai fornitori al contributo al turismo – si potrebbe arrivare nel 2028 a 50 milioni di posti di lavoro collegati al settore aereo e a 3,6 trilioni di dollari di contributo al Pil mondiale. Cifre che suggeriscono di difendere un’industria che si è dimostrata con questa crisi tanto strategica quanto fragile.
clicca qui per scoprire le offerte di lavoro delle aziende che hanno partecipato al Job Finance Day!
Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.
Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.
Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.