Alla fine di luglio il mondo delle due ali si rivela ancora una cartina di tornasole dell’economia globale. Dopo l’estate la Iata, l’associazione mondiale delle compagnie aeree, conferma infatti la ripresa ma anche una “fase 2” di rallentamento. Si corre ancora verso i livelli pre-crisi, ma il passo adesso è meno sostenuto, soprattutto perché le economie del Nord America e dell’Europa si stanno rivelando più fragili del previsto e la domanda globale rimane ancora malcerta. Le incertezze del settore sono insomma anche quelle dell’economia globale anche se per certi aspetti le due ali fanno anche meglio. Il prezzo delle azioni delle compagnie aeree dall’inizio dell’anno infatti ha guadagnato oltre il 70%, più del doppio di tutto il mercato e nel secondo trimestre le prime 47 compagnie del mondo hanno realizzato utili per 3,9 miliardi di dollari.
Nel solo mese di luglio del 2010, complessivamente, il numero dei passeggeri è cresciuto del 9,2% sul luglio del 2009. dentro questa percentuale, però, sono compresse situazioni estremamente diverse.
C’è il Nord America che segna una crescita dei passeggeri del 7,9% con un incremento notevole del load factor (il coefficiente di riempimento degli aeroplani) che si porta all’87,2%: il sistema d’Oltreoceano recupera, insomma, la propria efficienza, ma la montante disoccupazione del Nuovo Continente proietta ombre incerte sul futuro della domanda.
Le compagnie che volano sui cieli d’Europa non se la passano molto meglio e devono fare i conti con la debolezza delle economie che le sostengono: il risultato è una crescita di appena il 6,2% sul dato del luglio 2009. Chi è che dunque guida la ripresa delle compagnie aeree?
Ovviamente tutte quelle economie emergenti, che diventano sempre più importanti anche in valore assoluto nelle loro quote del mercato globale. In termini di crescita dei passeggeri, il Medio Oriente segna la performance migliore con un balzo ineguagliato del 16,8%, voli pieni all’81% nonostante l’incremento della capacità complessiva lasciano prevedere nuovi record per quest’anno anche dal punto di vista finanziario.
Brillano anche le performance dell’America Latina: la domanda dei passeggeri fra il luglio del 2009 e quello del 2010 aumenta del 14,2%. La rapida crescita della capacità comprime però il numero dei passeggeri negli aerei (load factor al 79,9%) e questo rischia di intaccare le performance economiche delle due ali latino americane.
In questo contesto mostra i muscoli anche l’Africa che incrementa i passeggeri del 13% ma con un basso load factor al 71,7% rimane poco redditizia per le compagnie aeree.
Nel frattempo però ancora una volta i vettori dell’area Apac (la parte dell’Asia a contatto con l’Oceano Pacifico e dunque l’Estremo Oriente) macinano profitti. Le performance in termini di passeggeri indicano una crescita del 10,9% in un anno, ma il ridotto incremento della capacità di trasporto ha spinto al rialzo il load factor rendendo più redditizie queste tratte. La Iata calcola che le compagnie che operano in questa parte del mondo produrranno profitti per 2,2 miliardi di dollari grazie alla ripresa del comparto. D’altra parte, dopo l’Europa che da sola copre il 40,7% del mercato globale in termini di ricavi per passeggero per chilometro, in una mappa geografica del mercato viene proprio l’Estremo Oriente che ha circa il 25,2% del mercato globale.
Insomma, come sempre, le grandi crisi cambiano anche la geografia dei flussi economici e con essa, in questo caso, le rotte dei voli che solcano i cieli. Alla fine del luglio del 2010 il traffico globale di passeggeri nel comparto raggiunge appena il 3% in più dei livelli pre-crisi, insomma l’Eldorado dei cieli è ancora lontana. Come però ha sottolineato Giovanni Bisignani, ceo della Iata, nel report di giugno, i quasi 50 miliardi di dollari di perdita delle compagnie nell’ultimo decennio sono un brusco invito al grande cambiamento.
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