Vulcano: effetto butterfly

Vulcano



Effetto butterfly, un’eruzione in Islanda paralizza i voli del Nord Italia



24 Mag - 16:56

Una paralisi dei cieli. È stato questo l’effetto immediato dell’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökul cominciata lo scorso 14 aprile. In pratica una nube di cenere alta circa 9 chilometri si è diffusa sui cieli del Nord Europa paralizzando i voli del Vecchio Continente. Il bilancio dei danni è da capogiro: 10 milioni di passeggeri rimangono bloccati e, fra il 15 e il 21 aprile, vengono soppressi 100 mila voli. Nuovi danni si temono a seguito della rinnovata attività vulcanica che il 5 maggio mette di nuovo a rischio i voli nel Nord Europa.

Le compagnie aeree non vedevano una cosa del genere dalla tragedia delle Torri Gemelle e calcolano 1,7 miliardi di dollari di danni accumulati in giro per il mondo. Secondo un successivo studio dell’Unione europea potrebbero esserci danni complessivi dell’ordine di 2,5 miliardi di euro. Dal 17 al 19 aprile le compagnie perdono fino a 400 milioni di dollari al giorno. Lufthansa stima danni da 200 milioni di euro e British Airways da 114 milioni, ma registrano forti perdite anche le low cost come Ryanair e EasyJet. Dopo la prima conta dei danni, Giovanni Bisignani, numero uno della Iata la principale associazione mondiale delle compagnie aeree, muove dure accuse all’Unione Europea per la gestione della crisi e si reca a Bruxelles per chiedere degli aiuti per il settore.

Secondo Bisignani l’Europa ha deciso la chiusura degli spazi aerei con un metodo sorpassato e inaffidabile. In particolare sono stati incrociati i modelli degli istituti di vulcanologia con quelli metereologici e sulla base di questo si è deciso di bloccare i voli. Secondo la Iata, è stato troppo poco per decidere: l’Unione europea doveva fare come in America dove ai modelli teorici si aggiungono i dati delle ricognizioni di aerei-laboratorio che indicano quali spazi chiudere esattamente. L’Europa avrebbe inoltre reagito in maniera scoordinata all’emergenza e solo 5 giorni dopo i ministri europei dei trasporti si sono uniti in una conference call.

Il settore aeronautico nel solo 2009 ha perso 9,4 miliardi di dollari e quest’anno prevedeva di perdere altri 2,8 miliardi: di un altro disastro non si sentiva proprio il bisogno.

Il 27 aprile Siim Kallas, commissario Ue per i Trasporti, interviene direttamente sulla vicenda e illustra la bozza di un piano articolato per una risposta europea alla crisi. Secondo Kallas servono misure temporanee e di medio termine da accompagnare con azioni immediate sul settore. La Commissione di Bruxelles permetterà agli stati membri di andare in soccorso del settore attenuando, anche temporaneamente, alcuni vincoli che potrebbero rallentare il ritorno alla normalità.

Nel dettaglio le compagnie potrebbero utilizzare degli slot (diritti temporanei di utilizzo della pista) che non venivano usati prima. I voli potrebbero essere permessi anche di notte e i pagamenti alle varie autorità di controllo potrebbero essere posticipati per dare liquidità alle compagnie. La Commissione dovrà sorvegliare gli interventi degli Stati per evitare abusi e alterazioni immotivate dei mercati. Servirà inoltre una profonda revisione della carta europea dei diritti del passeggero e un piano di gestione del rischio derivante dalle eruzioni vulcaniche per il futuro.

Soprattutto Kallas programma la nascita di un regolatore unico che sia in grado di coordinare tutti gli interventi sui voli europei: “serve un solo cielo europeo”, sottolinea il commissario. Compagnie aeree, aeroporti, passeggeri, società dei servizi aeronautici rimangono però con i nervi tesi: il disastro islandese sembra proprio essere arrivato nel peggior momento possibile.

 

 

 

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