Gli aeroporti in Italia

Aeroporti d’Italia: è l’era del cambiamento



12 Lug - 09:37

Mai come negli ultimi due anni il sistema aeroportuale italiano aveva registrato tanti cambiamenti, né le sfide sono finite. Il caso Alitalia ha ridisegnato gli equilibri tra Fiumicino e Malpensa ossia tra il primo e il secondo aeroporto d’Italia. Un decreto per l’incremento delle tariffe aeroportuali promette da novembre (ma ancora senza efficacia) una crescita degli introiti degli scali che dovrebbe finanziare importanti investimenti in futuro. La graduale privatizzazione porta nuovi soggetti in società che un tempo erano rigidamente pubbliche. L’irruzione delle compagnie low cost crea nuovi equilibri e impone sul mercato scali come Orio al Serio (Bergamo) o Trapani.

Al contempo la crisi economica globale peggiore dal 1929 a oggi ha rappresentato la sfida più difficile che il comparto aereo italiano e mondiale abbiano mai visto. L’Italia con i suoi 48 aeroporti deve così affrontare un cambiamento a 360 gradi di tutta l’industria.

Il primo aeroporto italiano per numero di passeggeri, Fiumicino, dopo essere diventato l’hub principale di Alitalia assorbendo gran parte del traffico prima diviso con Malpensa, punta a raggiungere 55 milioni di passeggeri l’anno entro il 2020 contro i 33,4 del 2009.

Per fare questo Adr, la società che controlla Fiumicino e Ciampino, si servirà dei 3 euro di incremento tariffario che il Cipe dovrebbe varare a breve e degli altri introiti per realizzare altre 2 piste di atterraggio, altri terminal su una superficie di quasi un milione di metri quadrati, per creare un collegamento diretto con il centro di Roma tramite una nuova stazione ferroviaria.

Nel 2044 i passeggeri in transito per Fiumicino dovrebbero raggiungere l’astronomica cifra di 90-100 milioni e le rotte dovrebbero moltiplicarsi in un network sempre più globale di mete e alleanze industriali. Il recente ingresso di Changi, gestore dell’aeroporto di Singapore, nella compagine proprietaria testimonia un’ottica globale degli azionisti guidati dalla famiglia Benetton (titolare tramite la holding Edizione del 30% di Gemina, controllante di Adr).

Malpensa, dopo l’”abbandono di Alitalia” rimane con le mani in mano. Se ancora la compagnia tricolare movimenta 1,5 milioni di passeggeri sullo scalo (con l’obiettivo di un raddoppio entro il 2012), la Sea, che gestisce Malpensa e Linate, stringe nuove alleanze con Lufthansa che punta con decisione sull’aeroporto in provincia di Varese, consolida lo storico legame con easyJet e ne crea uno nuovo con Orio Al Serio. Si prepara, infine, ad accogliere per prima in Italia il gigante dei cieli A380 che dovrebbe atterrare prima sotto le insegne di Lufthansa entro la fine del mese e dunque con la Emirates.

Progetti ambiziosi che fanno da contraltare a un passato recente difficile, ma meno di quanto visto nel resto d’Europa. A fine 2009 gli aeroporti italiani perdono il 2,3% dei propri passeggeri contro un -6% del resto d’Europa e che i danni vengano limitati dall’esplosione del fenomeno low cost risalta in maniera lampante dal fatto che per crescita di traffico Orio al Serio e Bologna si attestino al secondo e terzo posto d’Europa. Il primo cresce del 10,5% superando i 7,1 milioni di passeggeri e il secondo del 15,5% oltre 4,7 milioni di passeggeri in un anno in cui il numero dei passeggeri di Fiumicino diminuisce del 4% e quello di Malpensa del 10,5 per cento.

Alle spalle di questi grandi scali si vedono grandi successi “low cost” come quello di Cagliari, Bari, Brindisi e Trapani che riescono a bilanciare gli effetti della crisi o almeno ad attenuarli. I poco meno di 130 milioni di passeggeri che transitano per un aeroporto italiano ogni anno sono ancora una cifra minima e altri business chiedono soluzioni urgenti. Come quello dei cargo che hanno perso in Italia il 16,8% nel 2009 (assai più della Germania e della Francia) e che dimostrano che il traffico delle posta e delle merci in Italia è ancora in crisi strutturale come denunciano da tempo diversi esperti. Malpensa, in questo settore, da sola copre il 46,8% del mercato seguita da Fiumicino che ha il 18,9% del totale del traffico cargo. La prima ha perso il 17,3% e la seconda il 9,3% quest’anno. La crisi del cargo negli scali italiani, però, è assai più antica e negli ultimi 5 anni l’Italia ha perso il 14,3% del trasportato.

 

 

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