La più grande compagnia aerea del mondo avrà i colori e la livrea della Continental e il nome della United. L’annuncio delle ricche nozze aeronautiche è giunto il 3 maggio 2010 dopo una interruzione del flirt di United con Us Airways e nel mezzo di una crisi che ha mandato in rosso l’intero settore. All’insegna del motto ufficiale del merger “Let’s Fly Together” i sorridenti Glenn Tilton e Jeff Smisek (numero uno della United e della Continental rispettivamente) si sono stretti la mano e hanno lanciato una nuova sfida sui cieli globali.
I numeri dell’accordo, in effetti, sono imponenti: si parla di una società che potrebbe realizzare, ai numeri del 2009, oltre 26 miliardi di dollari di ricavi l’anno, raggiungere 370 destinazioni in 59 nazioni del mondo per trasportare oltre 144 milioni di passeggeri l’anno. Si tratterebbe della rete più estesa al mondo e, non a caso, proprio la complementarietà delle rotte delle due compagnie è uno dei fattori che maggiormente hanno incoraggiato l’alleanza.
A suggerire la fusione hanno contribuito però anche diverse altre sfide che insieme potranno essere affrontate con minori difficoltà. Nell’80% dei mercati nazionali statunitensi le due compagnie affrontano la sempre più agguerrita concorrenza delle compagnie low cost. La crisi in atto e le corse dei prezzi del greggio hanno poi portato i due gruppi a chiudere il 2009 con pesanti perdite. United ha chiuso il 2009 con ricavi da 16,3 miliardi di dollari, ma anche con una perdita da 651 milioni di dollari. In rosso anche l’esercizio appena affrontato da Continental che ha chiuso l’anno con perdite da 282 milioni di dollari.
I due gruppi ora prevedono di raggiungere in due anni sinergie di 1-1,2 miliardi di dollari e quindi di migliorare notevolmente la propria efficienza. Gli interrogativi che rimangono in campo non sono pochi però.
Per esempio gli azionisti di Continental poche ore dopo l’annuncio della fusione hanno avviato una class action per bloccare l’operazione in quanto scontenti dell’offerta. Nel dettaglio lo scambio azionario fra le due società prevede che a ogni azione di Continental corrispondano 1,05 azioni di United che tecnicamente comprerà la prima e raggiungerà il 55% della proprietà della nuova compagnia. Le condizioni raggiunte da Jeff Smisek, presidente di Continental, non hanno soddisfatto molti dei suoi soci: la valutazione dei titoli a 1,5 dollari per azione è sembrata ingenerosa.
D’altra parte United ottiene anche diversi vantaggi industriali dalla fusione, come la possibilità di utilizzare una flotta più ampia nel momento del recupero dei mercati e in attesa dell’arrivo dei nuovi Boeing e Airbus ordinati per il 2014. Il progetto della nuova compagnia prevede anche che i quartieri generali del gruppo siano a Chicago, dove opera United, anche se Houston manterrà un ruolo importante.
Con i suoi 10 hub il progetto di Smisek e Tilton, un progetto già tentato senza successo pochi anni fa, inventa in pratica una compagnia di dimensioni mai viste prime. Un gigante che però dovrà affrontare da subito enormi sfide.
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