Alitalia

Alitalia: nuova società in perdita nel 2009



Il battesimo non poteva essere più difficile



21 Giu - 10:03

Nel 2009 Alitalia ha perso circa 900 mila euro al giorno. Si tratta di 326 milioni di perdita netta che appesantiscono la nuova compagnia guidata da Rocco Sabelli e risvegliano i fantasmi degli ultimi anni bui, anche se i nuovi manager della Cai giurano che oggi tutto è diverso.

Uscita dal periodo più difficile della sua storia, la Nuova Alitalia aggregata ad Air One cerca di dimenticare in fretta la “signorilità” di un tempo (il termine è dell’ex commissario straordinario Augusto Fantozzi) e si concentra sulla razionalizzazione dei costi e sull’offerta ai passeggeri con il fardello di un debito da circa 900 milioni di euro a fine marzo.

In dieci anni la compagnia tricolore è costata al Paese circa 5 miliardi di euro e solo con molta fatica si è salvata dalla liquidazione dopo un’odissea di trattative condotte da due governi con visioni antitetiche sul futuro della ex compagnia di bandiera.

Lo scorso anno è stato difficilissimo per tutti: la stessa Air France, che alle spalle di Cai controlla un quarto della compagnia della Magliana, si lecca ancora le ferite dopo perdite nette da oltre un miliardo e mezzo di euro. Se però Alitalia dovesse continuare a perdere più di 300 milioni di euro, non ci sarebbe semplicemente più niente da fare.

La crisi del settore, i nuovi rialzi dei prezzi del greggio, i risultati del 2009 e il rinvio del ritorno all’utile nel 2012 creano, infatti, nuove tensioni. Qualcuno già ipotizza un nuovo aumento di capitale che ancora a maggio l’amministratore delegato Rocco Sabelli smentiva. Più di recente, però, lo stesso Roberto Colaninno, il leader della cordata italiana, ha ammesso che se non si dovesse raggiungere un pareggio operativo nel 2011 allora la società avrebbe bisogno di nuovi capitali.

Di traverso si è messo anche il vulcano islandese che ha cancellato qualche decina di milioni di euro di risultato operativo. La crescita nel primo trimestre del load factor dal 52 al 64,5% rischia dunque di servire a poco, così come quella dei passeggeri. Il management in questi mesi ha cercato di chiudere i rubinetti, di comprimere i costi ponendoli a metà tra quelli di un vettore tradizionale e quelli di una low cost. Secondo lo stesso Sabelli i costi si sarebbero ridotti a 7 centesimi per posto al chilometro ponendosi più sul piano di Ryan Air che su quello di Lufthansa, tuttavia quest’anno l’obiettivo di una crescita del fatturato a due cifre e di ulteriori interventi sulla redditività dovrà essere per forza raggiunto.

Dopo decenni in cui la compagnia ha pagato pesantemente la contiguità con i politici di turno, le superconsulenze, i manager inadeguati, le pretese sindacali e gli sperperi si rischia ancora di tornare indietro. Gli imprenditori di Cai hanno impegnato 1,2 miliardi di euro e ne hanno versati circa 300 milioni puntando tutto su una privatizzazione vera della compagnia e su un suo nuovo ruolo nel contesto internazionale. Piccola tra grandi francesi e tedeschi Alitalia ha trasportato meno di 22 milioni di passeggeri nel 2009, ma conta su un bacino di utenza da 80 milioni di passeggeri destinato a crescere nei prossimi anni. Le sfide non mancano: Ryanair ha detto di volere trasportare in Italia già da quest’anno più passeggeri di Alitalia, l’alta velocità ferroviaria apre nuovi fronti su tratte chiave come quella tra Milano e Roma. Il fattore prezzo, quello su cui Colaninno sembra più concentrato, accomuna tutti i nuovi sfidanti. Una ricetta sicura per la salvezza delle compagnie tradizionali non è stata però ancora trovata, questa estate dunque potrebbe essere decisiva.

 

 

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