Air France

Air France: Annus Horribilis



Le sfide non sono finite



24 Mag - 09:21

Quando il vulcano islandese Eyjafjallajökul ha cominciato a eruttare cenere e lapilli paralizzando i cieli del Nord Europa i manager di Air France, la compagnia francese che controlla un quarto di Alitalia, devono aver pensato: “Ci mancava solo questo”. Si era a metà aprile e appena a fine marzo era stato chiuso l’esercizio 2009-2010 che aveva portato in bilancio perdite per 1,55 miliardi di euro.

Senza giri di parole lo stesso Pierre-Henri Gourgeon, amministratore delegato della compagnia di bandiera francese, avrebbe parlato di “annus horribilis”. Complice la crisi dell’intero trasporto aereo mondiale i ricavi di Air France fra il marzo del 2009 e quello del 2010 erano infatti scesi del 15% a 20,1 miliardi di euro e il gruppo aveva registrato perdite operative da 1,28 miliardi.

Solo a marzo cominciava a vedersi una timida ripresa del business con un fatturato in recupero e un ritorno all’utile operativo trimestrale. A quel punto, però, l’eruzione islandese ripiomba la compagnia nella crisi con 4 giorni di black out quasi totale di tutti i voli: solo a metà maggio i danni sono stimati in 260 milioni di euro di mancati ricavi e in 160 milioni di perdite operative.

Con fatica Gourgeon mantiene l’obiettivo di un break even operativo per il prossimo marzo e incoraggia le due compagnie Air France e KLM che costituiscono il gruppo con il motto “teniamo unita la famiglia”; ma per gli utili sicuramente bisognerà attendere ancora un po’.

D’altra parte nel 2009 le compagnie aeree di tutto il mondo hanno perso circa 9,4 miliardi di euro e le sfide di un business sempre più globale e competitivo alle prese con l’altalena del greggio e con la peggiore crisi economica dal Secondo Dopoguerra sono impegnative per tutti.

Per sopravvivere Continental e United Airlines si fondono creando la più grande compagnia aerea del mondo ribadendo sul mercato mondiale la sfida del “crescere o soccombere” che oggi risuona un po’ in tutti gli aeroporti del globo. Forse anche per questo, in occasione della presentazione del bilancio al 2010, Air France ha affermato di essere interessata a un’eventuale crescita nel capitale di Alitalia.

In pratica, con una quota del 25% costata circa 330 milioni di euro, una crescita nella principale compagnia italiana si tradurrebbe, probabilmente, in una conquista tout court. La ventina di investitori e manager italiani che controllano ancora i tre quarti della malmessa compagnia nata dalla fusione della ex-Alitalia con Air One, però, ha già respinto al mittente la lusinghiera manifestazione d’interesse. Oggi Alitalia-Air One non prevede un break even operativo prima del 2011 e ha chiuso il 2009 con una perdita netta da 326 milioni di euro, ma con la ripresa molte cose potrebbero cambiare e già da quest’anno ricavi e passeggeri dovrebbero crescere.

D’altra parte le sfide di Air France, che lotta con Lufthansa per il primato nei cieli d’Europa, sono numerossime. L’anno scorso l’ingresso nel capitale di Alitalia ha richiesto uno sforzo notevole in un periodo difficile e gli 1,03 miliardi di euro di capital gain realizzati con la quotazione (e la perdita del controllo) della spagnola Amadeus hanno coperto solo in parte il crollo della domanda dei passeggeri.

Sempre nel 2009 il gruppo ha registrato l’incidente aereo del volo Rio de Janeiro-Parigi del primo giugno: la morte di 216 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio ha costituito l’evento più tragico di tutta la storia di Air France. L’anno scorso la compagnia francese ha subito un impatto di 637 milioni di euro dagli strumenti di copertura del costo del carburante e ha visto il debito crescere da 4,44 a 6,22 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto da 5,42 miliardi.

Vecchi fantasmi riaffiorano alla memoria con la richiesta di Continental di nuove informazioni sul tragico incidente di un Concorde nel 2000, quando l’innovativo aereo di Air France si schiantò su un hotel di Gonesse forse a causa di un pezzo di lamiera perso da un aereo della stessa compagnia americana Continental. Il processo su questo altro tragico evento è appena cominciato, ma la concentrazione di Air France adesso è probabilmente fissa sui pericoli delle ceneri vulcaniche che hanno già compromesso i risultati dell’anno e rischiano di minare una ripresa ancora troppo fragile. Senza prezzi del greggio tollerabili e un recupero del turismo e della domanda di voli il futuro della compagnia appare ancora appeso a un filo.

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