Aeroporti

Aeroporti: Aumento Tariffe



Slitta a settembre l’ok del Cipe, gli operatori non ci stanno



26 Lug - 12:00

Gli aumenti delle tariffe per gli aeroporti d’Italia sono stati rimandati a settembre. Con una decisione per certi versi inattesa il Cipe ha deciso il 22 luglio di posticipare a dopo l’estate la delibera sugli attesi incentivi facendo in pratica saltare i nervi all’intero comparto aeroportuale.

Il comunicato di Assaeroporti, l’associazione di Confindustria dei principali scali italiani, parla di “sconcertante fumata nera”, di “confusione nei rapporti tra Stato e società di gestione aeroportuale”, “superficialità nella trattazione di tematiche essenziali per la competitività del sistema paese”.

Il rinvio in effetti giunge dopo oltre sei mesi di ritardi nell’applicazione di un decreto ormai considerato un “atto dovuto” e mette a rischio 10 miliardi di euro di investimenti entro il 2020 e l’ammodernamento di un settore strategico per un Paese a vocazione turistica come l’Italia.

Il provvedimento rimasto nei cassetti del Cipe in pratica prevede un incremento delle tariffe aeroportuali pagate dai passeggeri agli scali da uno a tre euro in base al traffico dei singoli scali, ma vincola in maniera forte e precisa queste anticipazioni tariffarie agli investimenti programmati dagli aeroporti. I programmi esposti alle autorità devono essere rispettati, pena la rinuncia alle nuove tariffe: un rigido sistema di controllo pubblico monitora periodicamente gli investimenti. Costo per lo Stato pari a zero.

Lo slittamento delle delibere, però, mette in forse l’applicazione delle nuove tariffe dal prossimo gennaio 2011, con il rischio che la competitività degli aeroporti italiani e la loro capacità di attrarre investitori pubblici e privati sia compromessa.

Gli Aeroporti di Roma hanno già programmato investimenti per 3,6 miliardi in 10 anni per portare i passeggeri a 55 milioni entro il 2020, per finanziare nuovi terminal e collegamenti come una metropolitana leggera di superficie. Oltretutto la controllante Gemina è quotata a Piazza Affari e di recente ha accolto fra i propri soci il gestore dell’Aeroporto di Singapore Changi con la promessa di un incremento delle tariffe per il passeggero.

La Sea, che gestisce gli scali milanesi di Malpensa e Linate, ha previsto 1,4 miliardi di euro di investimenti entro il 2016 per il potenziamento delle proprie strutture, delle attività di cargo dei trasporti da e verso il capoluogo lombardo.

L’Aeroporto di Venezia, quotato in Borsa con Save, prevede investimenti da 60 milioni in 7 anni mentre lo scalo di Palermo ha già programmato di finanziare opere per 160 milioni in 4 anni, sebbene da tempo soffra di tariffe troppo basse che non riescono a rendere redditizia la gestione dello scalo nonostante il successo degli ultimi anni. Investimenti da 200 milioni previsti anche a Bologna e nuovi progetti per Catania, Bari, Perugia e Orio al Serio (Bergamo).

Tutto messo a rischio, adesso, da un altro rinvio che Assaeroporti non intende accettare. L’Associazione degli scali, presieduta da Roberto Palenzona (che guida anche gli Aeroporti di Roma), ha per questo chiesto un confronto con il capo del Governo Silvio Berlusconi entro una settimana.

Un’estate tanto rovente per gli scali italiani non si vedeva da tempo, mentre diversi operatori, proprio nel momento in cui il traffico dei passeggeri negli scali italiani rialza la testa, rischiano di rimanere con l’amaro in bocca.

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