Il fallimento storico di Lehman Brothers, i salvataggi in extremis di Fannie Mae e Freddie Mac, di Aig, di Merrill Lynch mettono in crisi Wall Street e le borse di tutto il mondo. Il settembre del 2008, che ospita un gioco pirotecnico di crisi ed effetti domino, mette con le spalle al muro l’amministrazione Bush.
Il presidente repubblicano uscente, aiutato e guidato dal Henry Paulson, ministro del Tesoro Usa ed ex numero uno di Goldman Sachs, deve fare qualcosa e deve farlo subito. Con l’aiuto della Fed perciò viene messo a punto un piano di salvataggio del sistema finanziario che è estremo e improcrastinabile al tempo stesso. 
Il Tarp (Troubled asset relief program) è un piano da 700 miliardi di dollari più noto come Piano Paulson: viene presentato nel pomeriggio di giovedì 18 settembre. Si tratta di un intervento governativo che non ha precedenti se non forse negli Stati Uniti del Dopoguerra e che vuole essere una risposta rapida ed efficace alla crisi. Il piano prevede, fra le altre cose, un intervento con il quale lo Stato comprerà gli “asset tossici” delle banche in crisi e, accollandosi in pratica le spese dei colossi di New York, cercherà di salvare dal tracollo la finanza Usa e mondiale.
In pratica una simile manovra implica un fortissimo intervento dello Stato e la fine del liberismo sregolato di stampo reaganiano. Il piano è fortemente sollecitato da molte nazioni del mondo e dalla stessa Unione Europea. L’approvazione politica da parte del Congresso, ossia del Parlamento degli Stati Uniti è incoraggiata esplicitamente e ripetutamente dallo stesso presidente Usa George W. Bush che convoca i due candidati alla sua successione Barack Obama e John McCain.
L’ultima settimana di questo terribile settembre comincia con la generale convinzione che il Piano Paulson sarà approvato da Congresso che dovrà piegare all’emergenza l’analisi dei costi e dei benefici di questo assegno in bianco da 700 miliardi di dollari ai tremanti giganti di Wall Street.
L’apertura di Wall Street del 19 settembre mostra alle 15.30 (ora italiana) un lieve ribasso e qualche segnale di nervosismo, ma quando alle 19.48 la Camera chiamata a esprimersi sul Piano Paulson boccia il Piano si diffonde il panico.
L’S&P 500, uno dei più rappresentativi indici borsistici di Wall Street, perde in pochi minuti circa 6 punti percentuali e alle 22 chiude questo lunedì nero con un calo dell’8,7 per cento. Ma cosa è successo?
È successo che con 228 voti contro il Piano Paulson il Congresso manda un deciso segnale di disapprovazione al Governo. È successo che 195 deputati repubblicani, quindi dello stesso partito politico del presidente in carica, hanno deciso di votare contro questa manovra che alcuni di loro giudicano “socialista” per l’eccessivo interventismo statale che comporta e altri giudicano troppo poco punitiva nei confronti dei manager di Wall Street che hanno creato questo disastro.
Il gran rifiuto della Camera indica anche che il presidente in carica e i candidati alla sua successione potrebbero perdere il controllo della situazione e sicuramente non godono di quell’appoggio incondizionato del Congresso e dei loro stessi partiti che sembravano dare per scontato.
Il panic sell (le vendite convulse dettate dai grandi shock politici ed economici) colpisce le borse di tutto il mondo. Dall’Unione europea giungono sollecitazioni a una rapida approvazione della manovra, ma prima del 2 ottobre non sarà possibile una nuova delibera del Congresso.
Cominciano le frenetiche trattative del Governo Usa con il Parlamento. Le consultazioni si susseguono, nuove alleanze politiche vengono strette e alla fine il 2 ottobre il Senato dà il suo via libera alla manovra. Il 3 ottobre il Piano Paulson diventa legge. Potrebbe comportare fino a 850 miliardi di spese per lo Stato e portare al 70% del Pil il debito pubblico degli Stati Uniti. Alcuni lo deridono e trasformano la sua sigla Tarp in Trap (“trappola”). Le profonde incertezze della politica e i malumori delle borse lasciano comunque il segno e la convinzione che la crisi non finirà con questo intervento.
Il 6 ottobre, la prima giornata dopo la ratifica del Piano Paulson, le borse mondiali registrano una delle peggiori sedute di tutti i tempi.
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