La crisi del mercato del credito ha colpito tutte le piazze finanziarie, non solo quelle azionarie.
Il mercato obbligazionario e’ stato tra i pochi a trarne dei benefici, registrando, infatti, un aumento degli acquisti. Gli investitori hanno preferito rifugiarsi sui titoli di stato, attività molto meno rischiose rispetto alle azioni. L’indice EMTX Global, ottimo benchmark per misurare le performance dei bonds europei, ha evidenziato nel periodo tra il 29 settembre e il 10 ottobre (crollo delle piazze azionarie) un rialzo dell’1,15%, portandosi da 148,87 punti (chiusura del 26 settembre) a 150,6 punti. Il progresso e’ molto significativo in relazione ai movimenti molto limitati dell’indice.
Contrastate le commodities. L’oro, principale bene rifugio, non ha assolutamente registrato una perfetta correlazione negativa rispetto all’andamento dei mercati azionari. Nel periodo tra il 29 settembre e il 10 ottobre, quando le piazze azionarie perdevano tra i 20-25% punti percentuali, il metallo piu’ prezioso segnava un lieve progresso dell’1% (da 900 a 920 dollari/oncia, prezzo del fixing di Londra). Performance negative per argento e platino. L’argento, nello stesso periodo di riferimento, ha mostrato un calo dell’11,30% (da 13,25 a 11,75 dollari/oncia) e il platino una flessione del 10% (da 1140 a 1025 dollari/oncia).
Il petrolio è la commodity che ha seguito perfettamente il trend negativo delle piazze azionarie. Il future sul light crude, quotato al Nymex, ha registrato nel periodo di riferimento un calo del 27%, passando da 106,90 a 77,70 dollari al barile. Anche il greggio europeo, estratto nel Mare del Nord (denominato Brent) e quotato all’ICE di Londra, ha evidenziato una flessione appena inferiore al 25%.
La crisi finanziaria ha avuto anche le sue forti ripercussioni sui mercati valutari. Tra le monete che si sono rafforzate e’ da segnalare lo yen. L’euro, tra il 29 settembre e il 10 ottobre, ha perso il 14% del proprio valore rispetto alla divisa del Paese del Sol Levante, il dollaro ha lasciato sul terreno piu’ di 6 punti percentuali. La moneta del Vecchio Continente e’ stata tra le piu’ deboli, perdendo terreno anche nei confronti del biglietto verde. Il cambio eur/usd e’ sceso infatti da 1,46 a 1,35 circa (-7%).
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