Il piano di Barack Obama per il salvataggio delleconomia Usa
Senza dubbio il piano economico del neoletto presidente degli Stati Uniti Barack Obama segna un cambiamento profondo nellapproccio alla crisi dei subprime.
Finora gli interventi dallAmministrazione Bush e del titolare del Tesoro Usa Henry Paulson hanno, infatti, puntato sul salvataggio diretto del sistema finanziario, mentre Barack Obama ha incentrato la propria campagna elettorale e il proprio programma sulleconomia reale e sul consumatore statunitense. 
Sicuramente le due fasi sono complementari e probabilmente ugualmente necessarie, tuttavia un deciso cambio di prospettiva fra le proposte repubblicane e quelle democratiche è innegabile. A confermarlo contribuisce la dichiarazione dello stesso Henry Paulson del 12 novembre, data che segna, in pratica, lavvio del piano di Obama e la fine dellera economica di Bush. Con una inversione di marcia netta il ministro dellEconomia a stelle e strisce dichiara infatti che il suo stesso piano da 700 miliardi di dollari non includerà più lacquisto di "asset tossici", ossia di quei titoli in varia maniera collegati ai mutui subprime che Washington aveva prima deciso in qualche maniera di "coprire" o comprare direttamente.
La decisione annunciata da Paulson giunge poche ore dopo lappianamento di alcune divergenze tra lo stesso presidente uscente George Bush e il neoeletto Barack Obama sugli interventi in favore dellindustria dellauto statunitense e dei giganti di Detroit sullorlo del collasso. Il tema, già annunciato da Obama in campagna elettorale, si era, infatti, arroventato pochi giorni prima con la pubblicazione di relazioni trimestrali disastrose da parte di Gm, Ford e Chrysler e il rischio di licenziamento per circa 3 milioni di persone. Il tema però spostava ancora una volta sulleconomia reale gli interventi del Governo.
Se, infatti, lammontare del piano Paulson, ossia 700 miliardi di dollari, rimane invariato le destinazioni dei fondi previste sono invece destinate a cambiare profondamente. Lattenzione dello Stato si sposta dai giganti di Wall Street alleconomia reale, ai consumatori, ai mutuatari in difficoltà, alle famiglie americane, ai ceti medio bassi e a quegli stessi mutuatati ad alto rischio il popolo dei suprimer che sono allorigine della crisi.
Le "coincidenze" si spingono però ben oltre le divergenze politiche e giungono al calendario. Soltanto un giorno prima della "sterzata" di Paulson lAmerican Express, uno dei giganti delle carte di credito Usa, ottiene infatti dalla Federal Reserve il via libera alla trasformazione in banca commerciale. Questo significa che la società può accedere finalmente agli incentivi dello stesso piano Paulson e conferma che anche laltra grande mina inesplosa delleconomia americana, quella delle carte di credito, invia nuovi segnali di instabilità al sistema.
Ma qual è esattamente la ricetta economica di Barack Obama?
Il piano economico di Obama passa per una serie di sostegni al mercato immobiliare e ai consumatori che sono lepicentro della crisi dei subprime. Una serie di provvedimenti, in base a quanto annunciato dallo stesso Barack Obama, dovrebbero prevedere un maggiore sostegno per le famiglie, per le industrie, per il rilancio delleconomia reale.
Per quanto riguarda lo stremato mercato dei mutui americani il piano democratico prevede di scongiurare il pericolo di 2 milioni di pignoramenti ai danni di famiglie e lavoratori in difficoltà che rischiano comunque di non salvare i bilanci delle banche che hanno erogato i mutui in questione. Per affrontare questo problema le misure in cantiere sono molteplici. È previsto un fondo da 10 miliardi di dollari che vada in sostegno di questi "risparmiatori a rischio", vengono annunciati degli incentivi fiscali che favoriscano maggiormente i ceti medio-bassi, sono progettati dei cambiamenti al Chapter 13 della legge sulla bancarotta che al momento sembra orientato più in favore delle società che erogano i mutui che dei mutuatari. Sono infine previste anche delle nuove norme che rendano più chiari, trasparenti e confrontabili i vari mutui presenti sul mercato per evitare che si verificano delle nuove frodi ai danni dei consumatori.
Gli interventi promessi da Obama allAmerica per il "way out" dalla più grande crisi economica dei suoi ultimi 80 anni si allargano, però, a scenari ancora più ampi e agli stessi redditi dei ceti a rischio. Se si considera che circa il 70% del Pil americano deriva dai consumi delle famiglie che mostrano una flessione senza precedenti e che minacciano nuovi disastri nellambito delle carte di credito, si comprende subito che questa nuova attenzione al popolo americano è in qualche maniera necessaria.
Obama promette una politica fiscale più "equa" e crediti dimposta da 500 dollari a lavoratore e da 1000 dollari a famiglia. Lattenzione si sposta sul lavoro e il progetto "Making Work Pay" promette la cancellazione totale delle tasse per circa 10 milioni di lavoratori degli Stati Uniti, nuovi incentivi al credito al consumo, specialmente se finalizzato allistruzione e sostegno alle famiglie, alla maternità, ai pensionati con introiti inferiori ai 50 mila dollari annui.
Il piano dellex senatore dellIllinois non si ferma, però, sulla gente, ma ambisce a rilanciare leconomia tramite il duplice mezzo di un sostegno diretto alle imprese e il lancio di un nuovo piano di infrastrutture pubbliche negli Stati Uniti. In particolare Obama prevede di investire circa 150 miliardi di dollari in un piano ultradecennale a sostegno dellindustria statunitense puntando sullambiente, sulle energie rinnovabili e sulla creazione di nuovi posti di lavoro. Nuovi crediti dimposta sono previsti anche per le aziende e in particolare per quelle che assumono nuovi lavoratori o che investono in ricerca e innovazione.
Un nuovo piano di investimenti in infrastrutture pubbliche come ponti, strade, scuole e ospedali dovrebbe poi permettere un ulteriore rilancio delleconomia reale. Proprio sul rilancio della sanità Obama ha insisto molto in campagna elettorale promettendo un allargamento il più ampio possibile della copertura sanitaria ai cittadini che oggi ne sono esclusi (più di un americano su dieci secondo fonti ufficiali): si tratta di una manovra che potrebbe stimolare ulteriormente i consumi.
Fin qui giungono le promesse economiche del nuovo presidente degli Stati Uniti che ha fatto della guerra alla crisi il cardine delle sue strategie. Quanto uneconomia in ginocchio e un debito pubblico Usa portato dal piano Paulson oltre il 70% del Pil statunitense a una cifra con 15 zeri consentiranno di realizzare davvero è unincognita.
Obama si è circondato di esperti di economia fra cui membri della Sec (la Consob Usa), ex presidenti della Banca centrale americana, ex ministri dellera Clinton e manager di prima linea (come lamministratore delegato di Google Eric Schmidt e il presidente di Time Warner Richard Parson). Sicuramente limpresa del salvataggio delleconomia a stelle e strisce rimane tanto ardua quanto necessaria.
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