Crisi dell’Euro: le borse salgono sull’ottovolante

Crisi dell’Euro: le borse salgono sull’ottovolante



17 Mag - 12:05

La cronistoria della crisi rischiata dall'unione monetaria inizia con la vittoria del partito socialista Pasok alle elezioni politiche in Grecia a inizio ottobre 2009. Subito dopo l'insediamento del governo Papandreou si capisce che i conti pubblici di Atene sono peggiori di quanto il precedente esecutivo conservatore aveva fatto credere e inizia lentamente la risalita dei CDS (Credit Default Swap), contratti derivati che indicano in sostanza quanto costa coprirsi dal rischio di default del debitore.

A fine ottobre Moody's mette sotto osservazione il rating del paese ellenico e a inizio novembre Papandreou annuncia un piano di austerità per evitare la crisi. In questo periodo i mercati azionari europei subiscono una prima correzione, che però non sembra determinata dal caso-Grecia in quanto l'euro si mantiene a ridosso di area 1,50 contro dollaro.

I problemi iniziano nella seconda metà di novembre con il CDS in salita verso quota 200 punti base e l'inizio della discesa dell'euro. Le borse riescono a tenere botta e a non risentire dell'emergere del rischio Grecia, nonostante le prime prese di posizione da parte della UE e il taglio di rating deciso dall'agenzia Fitch. Poco prima di Natale arrivano i downgrade di Standard&Poor's e Moody's e il CDS si avvicina ai 300 punti: scende il future sul Bund e il cambio eur/usd passa da 1,51 a 1,42.
Alla vigilia di Natale il Parlamento greco approva il piano di austerità. Il CDS arresta la sua corsa (ma rimane su livelli elevati), l'euro recupera qualcosa e sui mercati azionari parte addirittura il rally di fine anno.

Intorno alla metà di gennaio 2010 la situazione, però, si aggrava nuovamente e si cominciano a ipotizzare aiuti internazionali alla Grecia: Fondo monetario internazionale ed Eurostat inviano emissari ad Atene. Il CDS supera quota 400 punti, eur/usd scende sugli 1,35 e le borse perdono nettamente terreno anche a causa di una serie di trimestrali negative di società americane.

All'inizio di febbraio le autorità europee parlano per la prima volta dell'esistenza del rischio di "contagio", le borse accelerano al ribasso e gli investitori si spostano sui Bund. A questo punto partono le iniziative UE per pianificare gli aiuti e il governo Papandreou annuncia ulteriori misure restrittive. Gli investitori appaiono rassicurati: il CDS perde progressivamente terreno tornando sotto i 300 punti base, le borse intraprendono un nuovo rally che le porterà oltre i massimi di inizio 2010 (con le significative eccezioni dei mercati greco, italiano e spagnolo), eur/usd interrompe il downtrend e si attesta intorno agli 1,35, il Bund guadagna terreno ma senza strappi mentre il T-Bond americano perde posizioni.

Tra fine marzo e inizio aprile il CDS torna a salire verso quota 450 punti: Fitch taglia il rating sul debito greco portandolo quasi a livello "junk bond" (obbligazioni-spazzatura). L'Eurogruppo a questo punto appronta un piano di aiuti da 30 miliardi di euro, mentre l'FMI mette a disposizione fino a 15 miliardi.
I mercati accolgono malissimo le iniziative delle autorità internazionali. Le borse avviano la picchiata che le porterà sui minimi di inizio maggio, il CDS schizza oltre gli 800 punti, eur/usd piomba a 1,31, Bund e T-Bond guadagnano terreno: gli investitori abbandonano l'azionario alla ricerca di lidi sicuri per i loro capitali: in quest'ottica si spiega anche l'accelerazione al rialzo del bene rifugio per eccellenza, l'oro.

A fine aprile anche Standard&Poor's taglia nuovamente il rating della Grecia, mentre ai primi di maggio Atene annuncia misure di contenimento della spesa da 30 miliardi di euro e l'Eurogruppo predispone un piano di sostegno da 110 miliardi.
Nemmeno queste misure convincono gli operatori ed è panico sui mercati e per le strade della capitale ellenica. Gli investitori iniziano a temere il contagio della crisi greca agli altri paesi del gruppo "PIGS", ovvero Portogallo, Spagna e Irlanda. Crollano le borse, il CDS sul debito greco sale a 940 punti base ed eur/usd precipita a 1,25, sui minimi da marzo 2009. Contemporaneamente Bund e T-Bond vengono letteralmente presi d'assalto dagli acquisti, così come il future sull'oro.

Nel fine settimana del 8-9 maggio l'Eurogruppo approva un mega-piano di salvataggio da massimi 750 miliardi di euro che vede la partecipazione, oltre che dell'Unione Europea, di BCE e FMI.
Borse e, in misura minore, euro rimbalzano, mentre Bund e T-Bond arretrano nettamente. Il CDS sui titoli di stato di Atene crolla a 500 punti base ma l'oro sale sui massimi storici in prossimità dei 1250 dollari/oncia. La situazione sui mercati internazionali rimane tesa.

 

 

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