Lo scopo principale della manovra finanziaria annunciata dal governo è quello di restituire all’Italia credibilità sui mercati internazionali. Il debito pubblico italiano è, in rapporto al Pil, il più alto d’Europa insieme a quello della Grecia, dunque il Bel Paese rischia di essere coinvolto nella crisi delle economie periferiche dell’Eurozona (Portogallo, Spagna, Irlanda, Grecia).
A fine 2009 il debito pubblico italiano è salito al 115,8% del Pil e il disavanzo al 5,3% del Prodotto interno lordo. L’intervento del governo per il taglio della spesa pubblica è però accompagnato da interventi miliardari dello stesso tipo in tutta Europa. L’ammontare delle risorse reperite tra tagli e nuove entrate dovrebbe essere di quasi 25 miliardi di euro, ma le singole voci sono ancora soggette ai prossimi interventi del Parlamento.
In termini generali la manovra annunciata dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti prevede circa 15 miliardi di euro di taglio delle spese e 10 miliardi di nuove entrate. Gli interventi sui vari capitoli di spesa prevedono provvedimenti impopolari come il taglio di trasferimenti alle regioni e ai comuni, il congelamento dei contratti nelle pubbliche amministrazioni, il blocco di diverse finestre di pensionamento.
In molti casi si tratta di nodi che vengono al pettine dopo anni di sprechi. Secondo quanto calcolato dalla Banca d’Italia la spesa pubblica in Italia è aumentata del 45% fra il 2000 e il 2009 e gran parte dell’incremento delle uscite delle pubbliche amministrazioni deriva proprio dalle spese degli enti locali. Via Nazionale calcola che nel decennio il rapporto della spesa pubblica sul Pil sia passato dal 46,2 al 51,9% del Pil crescendo più che in Germania (oggi al 47,6%) e in Francia (55,6%) ma molto meno che in Gran Bretagna (51,7%).
In questo senso i nuovi interventi di congelamento della spesa degli enti pubblici rappresentano un’inversione di una tendenza di lungo periodo, ma destano anche vive proteste da parte di numerosi soggetti. Di fronte ai numeri prospettati il governatore della Lombardia Roberto Formigoni ha parlato di “taglio devastante” e di “emergenza nazionale”. Tremonti ha confermato la sostenibilità dei tagli calcolando un impatto di circa 5 miliardi di euro su una spesa dei bilanci regionali che dovrebbe aggirarsi sui 170 miliardi di euro (di cui 106 miliardi dalla Sanità).
In difficoltà anche comuni e province che dovrebbero ricevere un taglio delle risorse per circa 3 miliardi di euro in due anni. Il sindaco di Torino e presidente dell’Anci Sergio Chiamparino prevede che almeno il 50% dei comuni non rispetterà i nuovi vincoli. Ai comuni sarà però conferito il 33% delle risorse ottenute con la lotta all’evasione condotta sul territorio, ma finora i numeri emersi in tal senso sono stati minimi. A livello nazionale, però, dalla lotta all’evasione il governo spera di ottenere introiti da 7,7 miliardi di euro entro il 2012.
Ancora una volta finiscono sotto accusa i politici nazionali: parlamentari e ministri avranno un taglio degli emolumenti del 5% per redditi sopra i 90 mila euro e del 10% per redditi sopra i 150 mila euro. Gli interventi sulla sanità sono anch’essi profondi, mentre i giovani rischiano di pagare ancora una volta lo scotto più alto con il taglio dei contratti a tempo determinato, delle assunzioni e delle carriere nel pubblico impiego. In un paese in cui l’elettore medio ha 43,3 anni non sembra davvero esserci più posto per loro.
Importanti rilievi di natura strutturale sono invece emersi dall’ultima relazione della Banca d’Italia sugli effetti della manovra. Secondo i tecnici di via Nazionale gli effetti della manovra ridurranno di più di mezzo punto percentuale la crescita del Pil nel 2011-2012. La Corte dei Conti parla anche di “primo impatto di segno restrittivo”. La vera incognita rimane per tutti quella della domanda: quanto reggeranno i consumi già fiacchi del Bel Paese al nuovo rigore tremontiano?
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