L’anno prossimo i prezzi di quasi tutto quello che compriamo cresceranno dello 0,2% per il semplice fatto che il governo ha deciso di aumentare ancora le accise. Nella sua testimonianza alle commissioni di Camera e Senato il presidente della Banca d’Italia Ignazio Visco ha infatti quantificato nello 0,2% l’impatto dell’aumento delle accise sui carburanti a seguito del decreto salva-Italia di Mario Monti. In soldoni significa 5,9 miliardi di euro nel 2012 e poco meno nel 2013 e 2014. “Includendo anche gli effetti indotti sull’IVA; il gettito delle accise anzidette supererebbe i 30 miliardi”, ha specificato Visco. Come noto infatti anche l’Iva sui carburanti è destinata a salire dal 21 al 23 per cento. In altri termini, insieme alla reintroduzione dell’Ici (ribattezzata Imu) sulla prima casa, quello sulle accise, le tasse sui carburanti, è uno degli interventi di aumento delle entrate principali contenuti nella nuova manovra.
Ora se si considera che su un litro di benzina da 1,59 euro l’Unione petrolifera calcola un 56% di peso di accisa e Iva (0,898 euro a litro di cui 0,622 provenienti dall’accisa e 0,276 provenienti dall’Iva) si comprende che l’esborso per gli Italiani non sarà indifferente. La Codacons ha calcolato un aumento di spesa ad automobilista da 130 euro per ogni auto a benzina e fino a 150 euro per le auto a gasolio.
Le nuove aliquote in particolare prevedono che l’accisa su benzina e benzina con piombo salga da 0,622 euro al 0,7042 euro per ogni litro di benzina. I gasoli prevedono un aumento dell’accisa da 0,4811 a 0,5932 euro per ogni litro di gasolio. Il GPL vede aumentare di 2,6 centesimi l’accisa che si porta così a 0,417 euro per ogni litro. L’imposta sul metano si attesta a 0,00331 per metro cubo (al netto dell’Iva ovviamente).
Si tratta di aumenti che già dallo scorso 7 dicembre gli Italiani stanno pagando e la fotografia della composizione dei prezzi alla pompa scattata dal ministero rende conto di tutto. La benzina senza piombo si attesta al 12 dicembre a 1,673 euro a litro di cui 0,704 euro da accisa e altri 0,29 euro da Iva per un totale delle imposte che si attesta a 99,5 centesimi per ogni litro. In totale dunque al netto delle imposte un litro di benzina che costa 1,673 euro costerebbe soltanto 0,678 euro, con il prevedibile impatto indiretto sui trasporti e su tutta l’economia. La Unrae, l’associazione delle case estere produttrici di auto in Italia, denuncia che i costi di gestione di un’auto fra Iva, IPT ed RCAuto (un’imposta niente affatto universale) sono già tra i più elevati d’Europa e critica aspramente l’ennesimo rincaro dei carburanti ricordando che in Italia il mercato dell’auto nel triennio 2009/2011 ha già fatto registrare un calo del 20% con un gettito Iva in meno pari a oltre 2 miliardi di euro. Qualcuno, scherzando potrebbe parlare di eterogenesi dei fini, qualcun altro invece ricorderà che la Faib (la Federazione dei benzinai) ha parlato di “spallata pesantissima alle imprese della rete distributiva che vedranno ridurre i propri margini di guadagno vicini a quella soglia del 2% lordo, oltre la quale le aziende vanno in perdita”. Di certo il peso di questo intervento stimato in 5,9 miliardi di euro nel 2012 su nuove entrate previste per 32,3 miliardi di euro nello stesso anno ormai non pare sostituibile. Indubitabile appare però anche il suo impatto recessivo.

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