Manovra: il bilancio italiano appeso al nodo pensioni


Persino il cancelliere Angela Merkel ha chiesto a Monti impegni precisi sulle pensioni: i tedeschi non vogliono pagare i privilegi agli europei meridionali e vogliono che facciamo la nostra parte. Così dal piano Monti si chiede il pareggio di bilancio nel 2013 e tagli della spesa pubblica che passano anche e soprattutto per il capitolo previdenziale.

Pochi giorni prima del fatidico 5 dicembre 2011, quando il piano italiano sarà presentato, il dibattito tra le parti sociali si scalda. Susanna Camusso (Cgil) fa riferimento al “numero 40 magico e intoccabile”, ossia agli anni di contributi massimi necessari per andare oggi in pensione. Le fanno eco il segretario della Uil Luigi Angeletti a quello della Cisl Raffaele Bonanni che chiede un incontro con il governo e parla di “850mila persone in regime speciale”.  “Non è il momento dei veti - incalza Emma Marcegallia, numero uno della Confindustria - a questo punto niente è intoccabile”. “Allora parliamo di patrimoniale”, rispondono i sindacati.

Per capire la natura del dibattito sulle pensioni in Italia bisogna ricordare che per questo negli ultimi anni sono caduti governi, si sono create alleanze trasversali e blocchi sociali e generazionali. La storia recente dell’Italia passa in qualche maniera per spesa dell’Inps e il Bel Paese dei privilegi e delle ingiustizie si confronta con i “trattamenti intoccabili” e con l’utilizzo dei contributi dei lavoratori parasubordinati.

Proprio il numero 40 è il perno della nuove riforma che Elsa Fornero, attuale Ministro del Lavoro,  vuole proporre. Un aspetto fondamentale è l’innalzamento degli anni di contributi necessari per la pensione oltre la soglia dei 40 anni da 41 a 43. Il no dei sindacati è vibrante.

Il piano Fornero (da quel che traspare sui giornali in vista di conferme ufficiali) è però più articolato e si inserisce nel sistema per quote che somma agli anni di contributi quelli anagrafici fissando in 100 punti il requisito minimo (per esempio 40 anni di contributi+60 di anzianità). Imporre subito o entro il 2015 quota 100 agli italiani significherebbe impedire pensionamenti contributivi con meno di 60 anni e bloccare circa due terzi dei trattamenti anticipati.

Non a caso la Marcegaglia ha sottolineato che “da nessuna parte si va ancora in pensione a 58 anni”. In effetti, nei primi 10 mesi del 2011 l’eta media dei pensionati Inps è stata proprio di 58,7 anni contro una media complessiva italiana sui 60,2 anni. Nella maggior parte delle altre economie occidentali la soglia del pensionamento è sui 65 anni. Anche nel Regno Unito due milioni di lavoratori hanno protestato per le pensioni; tuttavia in Italia la situazione è più grave che altrove.

Per questo il governo lavora a una riforma delle pensioni da 5-7 miliardi di euro. Dal primo gennaio 2012 il sistema contributivo dovrebbe allargarsi a tutti e chiudere l’epoca del retributivo. Con l’intervento sull’anzianità e l’età pensionabile dovrebbero giungere all’erario risorse per 1,5-2,5 miliardi di euro a regime.

Né è da dimenticare l’idea del blocco per un anno dell’adeguamento al costo della vita delle pensioni: potrebbero valere dai 2 ai 6 miliardi di euro. Nel piano Fornero c’è anche un aumento delle aliquote contributive degli autonomi di 1-2 punti percentuali che vale dagli 800 milioni agli 1,2 miliardi di euro.

In pochi avrebbero potuto prevedere che dalle pensioni italiane potesse dipendere la fiducia nella ripresa economica globale. L’invecchiamento del mondo occidentale e la crisi dei modelli di Welfare pongono anche questa sfida.

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Ultimo aggiornamento:  2 Dicembre 2011 - 11:57
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