Nel mezzo della crisi delle quattro ruote tutti i più grandi paesi del mondo vogliono dei veicoli ad altissima efficienza energetica ed ecocompatibili.
Le emissioni di anidride carbonica accusate da diversi scienziati di generare l’effetto serra e di essere la prima causa del surriscaldamento del globo terrestre (anche se è tesi contrastata a livello scientifico) sono in particolare nel mirino dei paesi occidentali da tempo. Una grande attenzione al problema dell’efficienza energetica e dell’equilibrio ambientale è stata posta nel programma elettorale del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ma già prima della sua elezione in Europa si svolgeva un vero e proprio braccio di ferro tra i costruttori di auto e la Commissione Europea che voleva imporre emissioni massime di 130 grammi di anidride carbonica agli autoveicoli Ue entro il 2012. La crisi, e un probabile gioco di interessi politici, contrapposti hanno in pratica congelato gli obiettivi, il crollo senza precedenti delle vendite di auto ha fatto il resto.
Quando però gli stati hanno deciso di salvare i grandi costruttori d’auto europei in crisi (fra indotto e industria si parla di 11 milioni di posto di lavoro a rischio ed economicamente il settore vale circa il 3% del Pil europeo) l’ambiente è diventato una priorità nei requisiti per i vari incentivi nazionali. Su come sarà l’auto del futuro però è ancora difficile esprimersi.
Una delle esperienze consolidate è quella dell’automobile ibrida: essa, per incrementare l’efficienza e quindi diminuire i consumi, riutilizza una parte dell’energia dinamica generata dal motore che invece normalmente andrebbe dispersa: fra i primi esempi di auto di questo tipo c’è la Prius della Toyota che ha venduto oltre 1,2 milioni di automobili e ha visto i primi modelli nel 1997, quindi circa 12 anni fa. Si tratta ovviamente di un tipo di auto che continua a consumare petrolio, ma cerca di consumarne meno.
Per ottenere lo stesso obiettivo la nostrana Fiat ha sviluppato le tecnologie Powertrain: fra gli esempi più noti il Common Rail, il Multijet, il Multiar e altri sistemi che, per mezzo di un ampio utilizzo dell’elettronica, consentono risultati invidiati alla casa torinese da tutto il mondo.
Per quanto concerne altri sviluppi di automobili ecocompatibili (es. a elettricità e a idrogeno), invece, parliamo ancora solamente di prototipi, anche se abbiamo alcuni esempi vicini all'ingresso nel mercato su larga scala
Negli ultimi tempi, ad esempio, l’attenzione della cronaca di settore si è concentrata sulle auto elettriche che però presentano diverse insidie, in quanto il fatto che un’automobile non inquini direttamente non cambia granché nell’equilibrio ambientale del pianeta, ma sposta solo il problema dalla marmitta alla società energetica che vende l’energia direttamente o che ricarica batterie al litio o a idrogeno. I processi di produzione dell’energia stanno a loro volta evolvendosi (in certi casi) molto rapidamente, ma di certo passare dagli idrocarburi (siano benzina, gasolio, gpl o metano) all’energia elettrica imporrebbe investimenti molto ingenti nella catena della distribuzione.
Questo però non ha scoraggiato il mercato come dimostra il recente caso della “Riversimple Urban Car” (nella foto), la prima citycar a idrogeno a basso costo presentata a Londra. Assai più vicino dovrebbe essere invece lo sbarco sul mercato di un’auto solare firmata da Pininfarina e dal finanziere francese Vincent Bolloré: il celebre designer italiano, dopo un periodo di profonda crisi, ha promesso di immettere sul mercato l’anno prossimo la Blue Car, un’auto elettrica dotata di pannelli fotovoltaici, ma alimentabile anche da una comune presa elettrica. L’abbattimento dei consumi rimane insomma uno degli obiettivi di tutti i principali costruttori con qualche sorpresa però: in Cina, Paese noto anche per i suoi grossi problemi ambientali, gli autoveicoli in media consumano un litro di benzina per fare 15,2 chilometri, paradossalmente gli Stati Uniti si sono solo di recente si sono posti l’obiettivo di raggiungere consumi “così bassi” entro il lontano 2016. Fra 7 anni, però, le auto cinesi consumeranno probabilmente molto meno di oggi.
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