Lunedì scorso 1 giugno 2009, General Motors Corp, per decenni il principale produttore di autoveicoli al mondo (preceduto solo l'anno scorso da Toyota), ha dichiarato bancarotta presso il tribunale fallimentare di Manhattan, ponendo fine a una storia lunga 101 anni. Si tratta della seconda bancarotta per dimensioni nel settore industriale americano dopo quella di WorldCom del 2002: a fronte di asset pari a 82,2 miliardi di dollari GM era oberata da ben 172 miliardi di passività.
Si chiude un'era quindi, peraltro sancita simbolicamente dall'esclusione del titolo GM dalla quotazione a Wall Street, ma se ne apre immediatamente un'altra. Il governo americano ha infatti dato il via a un rapido processo di ristrutturazione con un contributo di 30 miliardi di dollari, sotto la supervisione del tribunale, processo dal quale entro 60-90 giorni dovrebbe emergere una nuova società, nettamente ridimensionata rispetto a quella attuale. Il Presidente Obama è convinto che il fallimento di GM avrebbe portato a danni troppo elevati per l’economia e la società americana, e ritiene che il piano industriale che le parti hanno individuato sia sostenibile e attuabile.
GM verrà divisa in due parti: una "new GM" e una "old GM". Quest'ultima comprenderà stabilimenti e attrezzature considerate in eccesso e sarà probabilmente liquidata durante il processo di bancarotta pilotata. La "good company" sarà invece controllata al 60% dal governo USA, il fondo del sindacato United Auto Workers avrà il 17,5%, agli obbligazionisti andrà il 10% e al governo canadese (che intende uscirne entro il 2018) il restante 12,5%. Intanto, dopo Opel, prosegue il piano di cessioni. Il marchio Saab ha sollecitato l’interesse di tre pretendenti, invece per la cessione di Hummer (settore off road) sono avanzate le trattative con i cinesi della Tengzhong.
Secondo fonti di stampa l'amministrazione Obama, che sul salvataggio di due delle tre big di Detroit (l'altra è Chrysler, mentre Ford al momento non è in pericolo) sta giocando una partita decisiva, inizierà a vendere la propria quota nella new GM entro 12-18 mesi, con l'obiettivo di terminare il processo entro 5 anni.
Con questa bancarotta pilotata il governo USA spera di contenere i licenziamenti entro le 25-30mila unità (su un totale di dipendenti GM negli USA pari a 92mila), di cui quasi 8mila tra i colletti bianchi (comprendendo anche dirigenti e quadri).
Tra gli impianti di cui si prevede la chiusura quelli di Pontiac, in Michigan, e Wilmington, in Delaware; quelli per lo stampaggio di Grand Rapids, sempre in Michigan, di Indianapolis e di Mansfield, in Ohio; quelli per gli organi di trasmissione di Livonia, Flint e Willow Run in Michigan e Fredericksburg e Parma in Ohio. L'obiettivo di questo snellimento è quello di abbassare il punto di break-even a 10 milioni di veicoli venduti dai 16 milioni della GM pre-bancarotta, nella speranza che la ripresa economica attesa a partire dal prossimo anno abbia forza sufficiente per agevolare il raggiungimento del target.
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