Ford


Delle tre grandi di Detroit sicuramente Ford è quella meglio posizionata. La crisi senz’altro si sente anche per la casa delle Fiesta e delle Volvo, ma non ha niente a che vedere con i continui rischi di fallimento di General Motors e Chrysler.

Secondo qualche commentatore americano la Ford è addirittura destinata ad avvantaggiarsi della crisi delle sue sorelle maggiori a stelle e strisce. Di certo, in questo scenario di generale contrazione del mercato, i risultati complessivi del gruppo fondato da Henry Ford nel 1903 non possono essere brillanti: il primo trimestre del 2009 si è chiuso con una perdita di 1,43 miliardi di dollari.

Conteggiando ancora le operazioni straordinarie i ricavi, nella sola prima parte dell’anno, hanno registrato un crollo dai 43,29 miliardi di dollari del primo quarto del 2008 ai 24,77 miliardi di dollari dello scorso 31 marzo. Per sopravvivere il gruppo ha intrapreso manovre di taglio dei costi per 1,9 miliardi di dollari nel settore auto e conta di ottenere ulteriori risparmi per 4 miliardi di dollari quest’anno. Dal punto di vista del debito il gruppo conta di riuscire a ridurre le obbligazioni sul debito di circa 10,1 miliardi limitando le spese per interessi di oltre 500 milioni di dollari in modo da alleggerire ulteriormente la propria struttura. Fra le manovre straordinarie intraprese c’è poi anche un aumento di capitale da 1,4 miliardi di dollari che prevede l’emissione di altri 300 milioni di azioni.

FORDIn tutto l'esercizio 2008 la società aveva già accumulato un rosso di 14,7 miliardi di dollari, di cui 6 attribuibili agli ultimi tre mesi dell’anno. Soltanto nel primo quarto del 2009 il gruppo ha bruciato 3,7 miliardi di liquidità per l’auto: con tutto ciò il gruppo non ha chiesto aiuto a Washington. Il piano del 5 maggio 2009 da 50 miliardi di dollari di prestiti pubblici per i produttori di auto a stelle e strisce sicuramente interesserà anche Ford anche perché ha venduto negli Stati Uniti il 31,6% di auto in meno nel mese di aprile riuscendo a fare immatricolare solo 196.385 veicoli col suo glorioso marchio o con quello delle controllate Lincoln e Mercury.

Di certo la crisi si sente ed è impegnativa come dimostra la decisione di cedere il marchio svedese Volvo che, d’altra parte, nel mese di aprile ha registrato un calo delle vendite del 36,9% e venduto solo 4.503 vetture. Ford ha però molti vantaggi sui suoi colleghi di Detroit e sulle altre vetture americane e in qualche caso europee. Per esempio è un’industria che sa vendere le sue auto a tutte le latitudini.

Per rendersi conto del suo potere basta pensare che in Italia ad aprile ha immatricolato oltre 19 mila vetture e raggiunto una quota di mercato del 10,43 per cento (senza considerare le vendite della sua controllata Volvo che ha circa lo 0,65% del mercato italiano sempre nel mese di aprile). Quote importanti di mercato sono vantate dal gruppo Ford in tutti i principali mercati e la società, che può vantare – pur con risultati disomogenei – una copertura di tutte le gamme di prodotto del mondo dell’auto, di certo anche sotto questo punto di vista risulta avvantaggiata rispetto ad alcuni suoi concorrenti.

Le cose insomma non vanno poi così male e, dati gli attuali risultati, il gruppo sembra, almeno per il momento, attrezzato per l’emergenza. Alcuni broker, come JP Morgan, hanno persino definito incoraggianti i risultati del primo trimestre: sia perché le perdite sono state più contenute del previsto, sia perché i 3,7 miliardi di dollari di liquidità bruciati dalla divisione auto sono sembrati inferiori alle attese. 
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Ultimo aggiornamento:  4 Giugno 2009 - 16:11
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