Opel: Berlino Riapre le Trattative


Pochi giorni dopo il via libera del Governo tedesco all’acquisizione di Opel da parte del gruppo austro-canadese Magna, il dossier si riapre. La combattuta decisione tedesca sul destino della controllata di General Motors doveva porre fine alle scottanti polemiche che avevano accompagnato il salvataggio in extremis di Opel, ma così non è stato. A un passo dalla decisione che avrebbe dovuto portare Opel sotto il controllo di Magna o di Fiat, General Motors aveva chiesto ai potenziali acquirenti la somma di 300 milioni di euro: una nuova condizione che aveva irritato il Lingotto e che aveva portato la casa automobilistica tedesca verso il gruppo Magna.

Merkel OperaiPochi giorni dopo si apprende però che quel denaro non è stato versato dal gruppo austro-canadese, ma dal governo federale tedesco. In particolare il ministro delle Finanze Peer Steinbruck aveva chiesto alla banca KfW l'attivazione di garanzie per i 300 milioni richiesti da GM e aveva quindi salvato Opel dal fallimento, nonostante gli impegni di Magna. Le difficoltà improvvise e inattese al primo banco di prova scuotono il già fragile fronte di appoggio all’offerta di Magna e spingono Berlino a riaprire le trattative.

Già il 2 giugno il cancelliere Angel Merkel sottolinea che l’accordo con Magna non è vincolante, il giorno dopo il portavoce del Governo federale Ulrich Wilhelm afferma: “Le trattative proseguono e il processo è ancora aperto a tutti gli offerenti”. Un colpo di scena che rimette, improvvisamente, tutto in gioco.

D’altra parte la partita per Opel in Germania si è complicata sempre di più. Magna fa sapere di avere promesso a General Motors di non esportare auto Opel né negli Stati Uniti né in Cina, paralizzando di fatto la crescita della casa automobilistica in due mercati importantissimi. Le difficoltà insomma non sono poche e l’appoggio dei russi della Sberbank e della General Motors rischia di non essere sufficiente per il Governo di Berlino.

Nel frattempo la Fiat si è già concentrata su Chrysler: il tribunale fallimentare di New York presieduto da Arthr Gonzalez ha dato il proprio via libera all’acquisizione degli asset “buoni” di Chrysler dopo il suo ricorso alle leggi Usa sul fallimento (il Chapter 11), rimangono però incerti gli esiti della programmata chiusura dei rapporti con circa un terzo dei concessionari di Chrysler. L’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne sembra sempre più concentrato su questa operazione e il Lingotto decide di non commentare l’apertura del dossier Opel.

Nel frattempo i francesi di Peugeot, chiamati in causa nel nuovo scenario internazionale dell’automobile, aprono piste inedite e si dicono disposti a nuovi accordi, anche azionari, con quanti volessero partecipare alla formazione di un grande player globale dell’auto. Il neopresidente di Peugeot Philippe Varin sottolinea che la famiglia Peugeot che controlla la società francese è disposta anche a diluirsi dall’attuale 30,3% del capitale (40% in termini di diritti di voto).

Il mercato guarda subito alla tedesca Bmw o alla giapponese Mitsubishi. Nessuno però dimentica che in passato in molti hanno scommesso su un’alleanza di Psa (la casa che controlla Peugeot e Citroen) con Fiat. Entrambe le case automobilistiche sono controllate da due dinastie, quella dei Peugeot e quella degli Agnelli, che si sono dette pronte a rinunciare a quote di controllo pur di far nascere un grande gruppo globale.

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Ultimo aggiornamento:  5 Giugno 2009 - 10:28
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