Per certi aspetti la Francia sembra aver subito meno di altri paesi europei l’attuale crisi finanziaria e questo si riflette anche in un’industria importante come quella dell’auto. Ad aprile la flessione delle immatricolazioni di vetture in Francia è stata del 7,1% a fronte di una media dell’Europa a 15 dell’11,2 per cento. Si tratta di un dato migliore di quello dell’Italia (-7,5%) e senz’altro di quello della Gran Bretagna (-24%) e della Spagna (-45,6%). Nei primi quattro mesi dell’anno il dato dell’auto francese diventa ancora migliore e la flessione del 4,8% del mercato si dimostra inferiore a quella europea (-14,9%) e si distacca anche da quella italiana (-16,3%).
Sicuramente su queste performance incidono gli incentivi da mille euro a vettura che Parigi ha varato. Non a caso, fra i grandi, l’unico Paese che realizza performance migliori è la Germania, che ha promosso incentivi da 2.500 euro (i più ricchi d’Europa) e registrato ad aprile una crescita delle immatricolazioni del 19,4 per cento. A differenza della Germania, che presenta un mercato caratterizzato da un certo numero di produttori locali di rango (Volkswagen in primis, ma anche Daimler-Mercedes, Bmw e Opel), la Francia ha invece una struttura del settore automobilistico più simile a quella dell’Italia, ossia più focalizzata su un campione nazionale: Psa, ossia la casa che controlla Peugeot e Citroen.
Le somiglianze con il mercato italiano sono, d’altra parte davvero notevoli. Il numero delle auto vendute in Francia ad aprile è stato di 198 mila unità circa a fronte dei 203 mila veicoli immatricolati in Italia nello stesso mese e delle 317 mila auto tedesche. Le dimensioni del mercato francese sono insomma quasi identiche a quelle italiane.
Il campione francese Peugeot-Citroen ha inoltre una struttura proprietaria assai simile a quella della nostrana Fiat: la famiglia Peugeot – come nel caso degli Agnelli – controlla infatti una quota di circa il 30% del capitale della società. Come il Lingotto anche Psa produce delle auto di tutte le dimensioni con una maggiore attenzione alle fasce medie e basse del mercato e quindi ai modelli più piccoli e meno costosi. Non a caso, in diverse occasioni, sono stati stipulati degli accordi di produzione tra le due case.
A differenza di Fiat, Psa ha ricevuto qualcosa in più degli incentivi (rivolti a tutto il mercato comunque) dal governo di Parigi. Alla casa francese il presidente Nicolas Sarkozy ha concesso dei prestiti per 3 miliardi di euro, sottolineando però con forza l’esigenza che i soldi della Repubblica non andassero a finanziare controllate estere o manovre di delocalizzazione e rimanesse a tutela degli impianti nazionali. Altri 400 milioni di euro (il gruppo era, allo scorso febbraio, in forte crisi di liquidità) sono venuti poi dalla Banca europea per gli investimenti. In quel periodo la crisi si sentiva ancora più che mai: l’anno 2008 si era chiuso con un rosso da 343 milioni di euro nonostante i ricavi del gruppo fossero saliti a 64,36 miliardi di euro. Christian Streiff, presidente del gruppo poi sostituito con Philippe Varin, annunciava un 2009 in perdita, un free cash flow negativo, un taglio della produzione del 20-30% e 11 mila licenziamenti. Proprio l’intervento dell’Eliseo e il possibile ingresso dello Stato nel capitale della società sarebbe stato, secondo indiscrezioni, fra i motivi della rottura tra la famiglia Peugeot e lo stesso Streiff.
Da allora ad oggi sono cambiate molte cose. Il tenace Philippe Varin è subentrato al vertice ed è entrato in pieno accordo con la famiglia Peugeot che vuole moltiplicare la produzione di vetture con una serie di accordi mirati senza perdere troppo potere nella società. Nel frattempo incentivi pubblici e prestiti ponte hanno alleviato la durezza della crisi, mentre sul mercato hanno cominciato a diffondersi le ipotesi sulle possibili alleanze del gruppo.
L’ipotesi Fiat, che fino a pochi giorni fa è stata appoggiata dal Lingotto anche a causa delle incertezze sugli accordi torinesi con Opel o Saab, sembra in realtà abbastanza lontana: troppe le sovrapposizioni fra i due gruppi per garantire una salvaguardia degli impianti e degli organici nei due paesi. Più probabile la creazione di un polo unico con Bmw o con la Mercedes, che operano nell’alta gamma e presentano dunque minori sovrapposizioni. In molti hanno anche ipotizzato un’alleanza con i giapponesi di Mitsubishi, quarto gruppo automobilistico giapponese valutato dal mercato, come Psa, circa 5-6 miliardi di euro.
Sebbene ancora non sia chiaro quale direzione prenderà la casa francese, essa è certamente consapevole che gli oltre 6 milioni di veicoli necessari alla sopravvivenza sono assai lontani dai 2-2,5 milioni prodotti attualmente.
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