Opel contesa tra Fiat e Magna


Il braccio di ferro fra l’italiana e la cordata russo-canadese ha visto contrapporsi e mutare nel tempo le condizioni delle offerte.

Il Lingotto ha deciso, per esempio, di abbassare a 2.000 i lavoratori che potrebbero perdere il posto in Germania, mentre Magna non è scesa sotto quota 2.200. Il timore di una eccessiva sovrapposizione fra gli impianti di Fiat e quelli di Opel non ha però riavvicinato i sindacati dei metalmeccanici tedeschi (IgMetall) alla casa italiana e la promessa di non chiudere impianti in Germania non ha convinto gli operai ancora propensi per l’ipotesi Magna.

MerkelA sua volta la cordata russo-canadese di Magna e Sberbank ha promesso un investimento da 700 milioni di euro (di cui parte provenienti dall’aiuto del Governo tedesco) e la disponibilità a lasciare i 35% del capital di Opel a GM e di riservare un altro 10% agli stessi operai. Magna vorrebbe per sé il 20% del capitale e punterebbe a promuovere un’alleanza con il costruttore russo Gaz. La partecipazione della russa Sberbank all’operazione e l’incontro a una settimana dalla scadenza americana del premier russo Vladimir Putin con il cancelliere Angela Merkel indicano chiaramente l’esistenza di progetti di lungo periodo non solo tedeschi.

In questo delicato intreccio gli interessi di Fiat non sono meno rilevanti, anzi. L’acquisizione di Chrysler e Opel nel giro di pochi mesi catapulterebbe il gruppo italiano verso quella soglia dei 6 milioni di veicoli considerati dall’amministratore delegato Sergio Marchionne il limite minimo di produzione per la sopravvivenza in un mercato globale sempre più concentrato. Per questo Fiat ha anche deciso di abbassare la richiesta di finanziamenti allo Stato tedesco da 7 a 6 miliardi di euro e di accorciare contemporaneamente i tempi previsti per la loro restituzione a 4 anni. Il vincolo del debito delle attività industriali, passato dagli 1,1 miliardi del primo quarto del 2008 ai 6,57 miliardi dello scorso 31 marzo, ha imposto a Marchionne delle proposte a saldo zero con semplice scambio di asset, ha imposto al management torinese di puntare tutto sulla forza di un piano industriale che prevede la creazione di una società delle auto che accorpi Fiat, Chrysler e Opel in un’unica realtà separata dal resto e pronta a competere con i giganti del settore.

Rimangono invece marginali le proposte del gruppo Ripplewood Holdings LL che ha avanzato un progetto alternativo a quelli di Magna e Fiat. La corda adesso sembra tesa fra le prossime scelte di Angela Merkel (dopo il previsto incontro con Sergio Marchionne e il vicepresidente della Fiat John Elkann) e il verdetto del Governo Usa al piano di General Motors. Nel caso di un rifiuto tedesco il gruppo Fiat ha già un piano alternativo che, secondo indiscrezioni di stampa, potrebbe puntare su altri asset di GM in Sudamerica.
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Ultimo aggiornamento:  4 Giugno 2009 - 16:14
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